La nuova biografia di Robin Williams getta luce sulle cause della sua morte

Robin Williams ha dovuto lottare con un disordine cerebrale che non è stato diagnosticato immediatamente, causa di molti dei non comuni sintomi che ne hanno fiaccato la vitalità sia mentale che fisica. Questa è stata la causa principale della sua triste dipartita.

Ciò almeno secondo la sua ultima biografia – Robin (edita da Henry Holt & Co.) – scritta Dave Itzkoff ed uscita questo mese. La prima biografia a parlare apertamente nei dettagli degli ultimi giorni di Robin Williams.

Pare, infatti, che inizialmente gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson, ma i suoi comportamenti nell’ultimo anno erano piuttosto anormali, anche per un disturbo del genere, portando alcuni ad incolpare l’abuso d’alcol o di droghe. Ciò fino a che un neuropatologo lo visitò e diagnosticò un altro disturbo: demenza a corpi di Lewy.

È una delle forme di demenza più comuni dopo l’Alzheimer, spesso correlata al morbo di Parkinson, causa di difficoltà di memoria, formulazione dei pensieri e di deambulazione, tanto che era frequente si bloccasse in una posizione, incapace di muoversi.

Stando sempre alla biografia, Robin Williams piangeva spesso senza controllo, dimenticava le battute da recitare, e negli ultimi giorni accusava spesso tremolii molto forti. Pare che durante le riprese di “Una Notte al Museo: La Fuga” abbia raggiunto il punto di crisi.

<<Piangeva nelle mie braccia alla fine di ogni giornata. È stato orribile. Orribile!>>, ricorda Cheri Minns, truccatrice che ha lavorato al film, <<Ai suoi amici dicevo: “Sono una truccatrice. Non sono in grado di gestire ciò che gli sta accadendo>>.

Quando Minns gli suggerì un ritorno alla stand-up comedy come come modo per sfuggire alla depressione, Williams non voleva sentirne parlare.  <<Piangeva dicendomi: “Non posso, Cheri. Non so più come si faccia. Non riesco più ad essere divertente”>>.

L’11 agosto del 2014, poi, l’estremo gesto che, improvvisamente, ce lo ha portato via, a 63 anni.

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