Esistono alcune persone che tutti riconoscono, nonostante il passare degli anni. Volti noti a tutti, parte di un bagaglio culturale universale. Nomi già sentiti da tutti, che diventano parte del linguaggio comune. Marilyn Monroe fa sicuramente parte di questa categoria.
Attrice, modella, cantante, vera e propria icona pop, Marilyn è diventata un emblema di sensualità, dettando i canoni di bellezza per anni. Chiunque lavorasse con lei rimaneva stregato dal suo magnetismo, tutti amavano i suoi personaggi un po’ svampiti ma sempre affascinanti.
Ma dove finiva il personaggio di Marilyn Monroe e iniziava la realtà, la giovane Norma Jeane Mortenson? Il pubblico amava un’attrice reale o un fantoccio creato appositamente per soddisfare i suoi gusti? E che prezzo ha vestire i panni di una diva dalla quale non ci si può slegare? Forse possiamo intuirlo dai racconti di coloro che l’hanno conosciuta e hanno sbirciato dietro le quinte della sua vita, forse possiamo immaginarlo analizzando la sua storia e i suoi diari. Probabilmente non potremo mai comprenderlo fino in fondo: comporta anche questo l’entrare nella leggenda distaccandosi dalla realtà.
PRIMA DI MARILYN

Avere un’infanzia difficile sembra essere un cliché per le grandi dive, ma la storia di Norma Jeane prima di diventare Marilyn Monroe è più triste di un film. L’identità del padre è incerta, la madre soffriva di schizofrenia paranoide e venne per questo internata in un ospedale psichiatrico. Norma, ancora molto piccola, venne prima affidata ad un’amica della madre, poi ad un orfanatrofio.
Venne affidata a diverse famiglie, nelle quali subiva abusi e violenze per poi essere rispedita in orfanatrofio. A soli 16 anni decise di sposare James Dougherty, un ragazzo che stava frequentando da qualche mese, al solo scopo di lasciare definitivamente l’orfanatrofio e trovare una qualche stabilità.
Quando, nel 1944, James si arruolò nella marina mercantile, Norma iniziò a lavorare come operaia, impacchettando paracaduti. Nel 1945 si recò in fabbrica David Conover, un fotografo incaricato di ritrarre le ragazze che “tenevano su il morale delle truppe al fronte”. Conover notò Norma e la convinse a realizzare delle foto: da lì l’inizio della carriera da modella e poi i primi contratti nel mondo del cinema. La sua vita stava cambiando totalmente.
DIVENTARE MARILYN

Sembrerebbe essere una favola: una giovane Cenerentola che, dopo anni di traumi e difficoltà, viene notata e diventa una diva amata da tutti, E vissero tutti felici e contenti. Ma per Hollywood Norma Jean non era una principessa riscoperta, era una ragazza con del potenziale da sfruttare. La direttrice della sua agenzia di moda le disse che da bionda avrebbe ottenuto più ingaggi, così i suoi capelli ricci e mori vennero schiariti fino ad un biondo platino, liscio e acconciato con cura in modo da sembrare naturale. Il suo naso andava rimpicciolito con la chirurgia estetica. Anche il suo nome non andava bene: Monroe era il cognome nubile della madre, Marilyn come un’altra diva, la Miller, la doppia “M” creavano un suono sensuale perfetto.
Marilyn Monroe viene costruita pezzo per pezzo, studiata con attenzione. Le insegnarono a sorridere in modo ammaliante, a parlare con voce sensuale. Il soggetto ideale per le telecamere, il sogno per ogni spettatore, così accurato da risultare reale. Artificiale ma impeccabile, Marilyn Monroe era ormai lontana da Norma Jean, era una creatura di Hollywood perfetta e immortale.
NORMA E MARILYN

Ma Norma Jean rimaneva lì, nascosta dietro alla diva luminosa e di successo. Chi l’ha conosciuta sostiene che in lei esistessero due identità ben distinte, quasi opposte. Lo scrittore Truman Capote, che era un suo grande amico, una volta la sorprese a guardarsi allo specchio. Quando le chiese cosa stesse facendo, l’attrice rispose “La guardo”.
Talvolta Norma Jean passeggiava indisturbata per New York senza che nessuno la riconoscesse. Poi, improvvisamente, cambiava atteggiamento, diventava Marilyn e si trovava circondata da fan e ammiratori: “Avevo voglia di essere Marilyn”, ammetteva. Anche Eli Wallach, che con lei lavorò ne Gli spietati, racconta che nessuno la notava se era semplicemente sé stessa. Norma era ancora una giovane anonima e un po’ triste, era Marilyn che tutti amavano.
Billy Wilder, regista di A qualcuno piace caldo, racconta che lavorare con Marilyn Monroe non era facile. Arrivava sul set dopo ore di ritardo e dimenticava continuamente le sue battute: la celebre scena in cui esclama “Sono io, Zucchero” richiese più di 50 ciack. Eppure, Marilyn non era sciocca e ingenua come i personaggi che interpretava: era un’avida lettrice, era ammirata da Capote e Sartre, si era iscritta ad un corso di Storia dell’Arte all’Università ed era un’esperta di musica: fu lei la prima a notare Ella Fitzgerald, aiutandola a raggiungere il successo.
NESSUNO E’ PERFETTO

Marilyn fu ritrovata morta nel 1962 nella sua camera da letto a Los Angeles, a seguito di un’overdose di barbiturici. Come sempre accettare la morte di un’icona è difficile, quindi non sono mancate teorie che accusavano di omicidio addirittura i fratelli Kennedy, con i quali forse Marilyn ebbe una relazione. La verità è che, dietro ai riflettori, Marilyn nascondeva problemi di depressione, una dipendenza da sonniferi e altri tentativi di suicidio.
La notizia del suicidio di Marilyn fu un così grande shock per il pubblico che altre 12 persone decisero di togliersi la vita quel giorno: uno di questi lasciò addirittura un biglietto con scritto “se la più meravigliosa cosa nel mondo non ha avuto niente per cui valesse la pena vivere, allora neanche io”. Ma la storia di Marilyn fa capire anche quanto possa essere finta la perfezione che vediamo esibire nel mondo dello spettacolo.
Marilyn Monroe è diventata un’icona immortale, ammirata e invidiata. Ma la verità è che quell’icona non è mai esistita, è un personaggio costruito a tavolino, che ha nascosto una donna fragile, problematica e reale. Norma Jean ha avuto un’infanzia di rifiuti e violenze, il che probabilmente ha creato in lei un forte bisogno di affetto e accettazione. Essere Marilyn significa anche riconoscere che per essere amata doveva diventare un’altra persona, recitare anche nel mondo reale la parte di una giovane sciocca e sensuale. Quanto può essere triste e faticosa una vita simile?
Marilyn Monroe è lo specchio di una società che dà più peso alle apparenze che alla realtà, in cui fingere la perfezione e nascondere la realtà è il modo più veloce per raggiungere il successo. Forse, alla fine, è stata Norma Jean ad uccidere Marilyn, ad addormentarla per sempre per smettere di recitare. Per ricordarci che “nessuno è perfetto”, neanche le grandi Dive.
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