5 film in cui “non succede niente”

Siamo ormai abituati ai grandi titoli dall’azione al cardiopalma, ma se da un lato ci sono Avengers, John Wick e Die Hard, dall’altro ci sono film che invece rifiutano l’azione in ogni sua forma. Quei film di cui l’amico non cinefilo si lamenterebbe con il classico “non succede niente”, ma che nascondono qualità diverse da quelle che potrebbe sfoggiare un cosiddetto action movie. Il fatto che non ci siano eventi eclatanti, infatti, non è necessariamente sinonimo di noioso e questi film ne sono la dimostrazione.

LOCKE (2013) di Steven Knight

locke

Locke si potrebbe definire, e a ragione, un “one man show” a tutti gli effetti. Seguiamo Ivan Locke (Tom Hardy) nel suo viaggio verso l’amante, rimasta incinta. Il viaggio dura 85 minuti e viene riportato sullo schermo in tempo reale, tempo che, noi spettatori, passiamo sempre all’interno della macchina con Ivan. Niente inseguimenti, esplosioni o sparatorie, solo un uomo al volante, con un cellulare. Il viaggio di Ivan si trasformerà in un viaggio personale, fatto di rabbia, disperazione e rivelazioni. L’Ivan Locke che è partito non è quello che arriverà a destinazione.

Nonostante le inquadrature a volte ripetitive, anche per forza di cose, il film tiene ben attaccati allo schermo. Ogni volta che il telefono di Locke squilla veniamo invasi da cattivi presagi, e la natura intima delle riprese ci rende partecipi della sua sofferenza. Impeccabile l’interpretazione di Tom Hardy, senza la quale il film sarebbe crollato a pochi minuti dall’inizio. Un film che tratta dell’accettare le conseguenze delle proprie azioni e di come queste conseguenze ci cambino in quanto persone e, soprattutto, lo fa con semplicità ed efficacia.

WAKING LIFE (2001) di Richard Linklater

waking life

Waking Life è un film d’animazione che parla di un ragazzo che non riesce più a svegliarsi da un sogno. Veniamo così trasportati da un sogno all’altro, in cui il ragazzo assiste e partecipa a dialoghi di carattere filosofico. Si parla di autolesionismo, di linguaggio, di cinema, dei sogni stessi e di molto altro.

L’estetica del film ci riporta quasi in maniera realistica all’interno di un sogno. La tecnica usata è quella del rotoscoping. Linklater, insieme agli artisti con cui ha lavorato, è riuscito e mettere in scena l’estetica del sogno vero e proprio. Tutto si muove, tutto si può deformare improvvisamente e i colori cambiano di sogno in sogno così come lo stile dei disegni. I dialoghi affrontano i temi più disparati, da importanti controversie filosofiche alla creazione dell’umanità, e noi non possiamo smettere di guardare ed ascoltare per neanche un secondo.

THE MAN FROM EARTH (2007) di Richard Schenkman

the man from earth

Come convincere i propri amici di aver vissuto per ben 14.000 anni? Questo è il problema di John Oldman (David Lee Smith) protagonista di The Man From Earth. Il professore universitario ha radunato i suoi amici e colleghi per informarli della sua partenza. Quando loro insistono sul perché di questa decisione, John rivela il suo segreto più grande: è un uomo di 14.000 anni.

Ambientato in una piccola casa con veranda e con il misero budget di 200.000 dollari, The Man From Earth si affida al solo dialogo per portare avanti la trama. La conversazione si tramuta lentamente in una sorta di processo, in cui John cerca di dimostrare la verità delle sue affermazioni. Jerome Bixby, autore della sceneggiatura, tratta il genere sci-fi come pochi hanno fatto prima di lui, ovvero non facendo succedere praticamente niente. Il film ha raggiunto gran parte del suo pubblico diversi anni dopo la sua realizzazione e adesso viene acclamato dalla critica. Nonostante la fine un po’ banale rimane un’opera che merita d’essere vista.

COFFEE AND CIGARETTES (2003) di Jim Jarmusch

coffee and cigarettes

Qui stiamo forse un po’ barando, in quanto Coffee and Cigarettes è più una raccolta di corti ed è quindi normale non abbia una trama unitaria. Ogni singolo corto sembra però avere i requisiti per rientrare in questa lista. È infatti una collezione di semplici conversazioni, ma, e qui viene il bello, i conversanti sono star dello spettacolo e della musica che interpretano se stessi. Troviamo quindi versioni caricaturali di Benigni, Tom Waits, Iggy Pop fino ad arrivare alla stravagante accoppiata di Wu-Tang Clan e Bill Murray. Il tutto avvolto dal fumo delle numerose sigarette.

Coffe and Cigarettes, come è tipico di Jarmusch, è portato avanti dall’atmosfera e dai dialoghi scritti in maniera eccellente. C’è qualcosa di incredibilmente poetico in un buon caffè in compagnia, unito ad una sigaretta, e Jim Jarmusch riesce a portare sullo schermo proprio quel qualcosa.

MY DINNER WITH ANDRE (1981) di Louis Malle

my dinner with andre

La trama di My dinner with Andre non potrebbe essere più semplice. Due amici di vecchia data si ritrovano per una cena al ristorante. Ordinate le portate, parlano del passato di Andre per poi immergersi in una delle conversazioni più interessanti mai registrate. Dallo stato attuale dell’arte, alla morte fino ad arrivare a teorie cospirazioniste, sembra quasi non ci sia argomento su cui Wally ed Andre non hanno due parole da spendere.

Anche qui, i due attori, Wallace Shawn e Andre Gregory, interpretano se stessi e sono anche gli autori della sceneggiatura. È Gregory a parlare per la maggior parte del tempo e le sue doti di narratore sono sensazionali. Le riprese si alternano nel classico “shot – reverse shot”, ma dopo poco ci dimentichiamo della telecamera ed è come se fossimo seduti lì con Wally, incantati dalla voce di Andre. Louis Malle usa la telecamera in maniera molto sottile e solo per esaltare ciò che sentiamo, mai ciò che vediamo. Un film sicuramente impegnativo, con una durata di quasi due ore, ma che a ogni visione non lascia mai indifferenti.

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