Non sempre i debutti degli attori (ma non solo) alla regia si possono dire soddisfacenti. Talvolta acerbi, talvolta piuttosto insignificanti, i debutti alla direzione di un film sono sempre un’incognita. Stupisce quindi la maturità dimostrata da Anna Kendrick alla regia del suo Woman of the Hour, arrivato alcuni giorni fa su Netflix e già distintosi come uno dei debutti più convincenti di questa stagione cinematografica.
Tratto da una bizzarra e terrificante vicenda realmente accaduta nel 1978, il debutto alla regia di Anna Kendrick è un thriller affascinante e avvincente, ben diretto, ottimamente interpretato e qualitativamente più che soddisfacente. Con un finale, come vedremo, assolutamente al cardiopalma. Per scoprire dunque qualcosa sulla trama del film e sul suo finale, non vi resta che continuare a leggerci. Ovviamente, occhio agli SPOILER.
Di cosa parla Woman of the Hour
Siamo negli Stati Uniti, sul finire degli anni Settanta (più precisamente, nel 1978), l’attrice Cheryl Bradshaw (Anna Kendrick) decide di tentare il tutto per tutto per lanciare la sua carriera e di partecipare al programma televisivo The Dating Game, durante il quale il “protagonista”, ovvero il “cacciatore”, è chiamato a scegliere tra tre pretendenti attraverso una serie di domande. Durante il gioco, condotto da Ed Burke (Tony Hale), la giovane attrice finisce per scegliere Rodney Alcala, affascinante e appassionato di fotografia.
I due, dopo lo show, escono insieme e vanno a bere qualcosa. Fin da subito, l’attrice nota nel partner “combinato”, qualcosa di strano. Niente di quello che immagina si avvicina però alla realtà: il giovane è infatti un serial killer che, nelle sue peregrinazioni negli Stati Uniti, ha già mietuto diverse vittime, perlopiù giovani donne. La donna si trova così, inconsapevolmente (a differenza di noi spettatori, messi al corrente della natura dell’uomo), a uscire con un omicida. Da qui, arriviamo al finale… Di nuovo, occhio agli SPOILER.
La spiegazione del finale di Woman of the Hour
L’appuntamento tra Cheryl e Rodney finisce con la donna che, rivelato all’uomo di non volere una relazione, viene da lui minacciata. Il caso vuole che la donna viene salvata dal passaggio di alcune persone nei pressi della scena e può così scappare. E, successivamente, abbandonare definitivamente Los Angeles e la recitazione. I crimini di Rodeny non sono però ancora finiti: poco dopo ci viene rivelato infatti che l’uomo è riuscito a ingannare un’altra giovane donna, Amy, e a violentarla. Questa però, con un intelligente stratagemma, riesce a salvarsi dalla morte e a ottenere la fiducia del killer.
Durante uno spostamento in macchina, la giovane riesce a convincere il killer a uscire dalla macchina per andare da solo in una stazione di servizio. Lui, convinto che lei non sarebbe mai scappata, la lascia effettivamente da sola. La ragazza invece riesce prontamente a fuggire e a chiamare la polizia che, sopraggiunta in breve tempo, arresta l’uomo, L’arresto però non è ancora definitivo: come rivelano le didascalie prima dei titoli di coda, Alcala venne scarcerato a seguito del pagamento della cauzione, uccise un’altra ragazza e venne finalmente consegnato alla giustizia solo nel 1979, l’anno successivo agli accadimenti raccontati.
E voi, avete già guardato Woman of the Hour, sicuramente una delle uscite più interessanti di ottobre su Netflix? Se sì, cosa ne pensate? Fatecelo sapere!









