The Monkey ha scene post-credit?

L'ultima fatica di Osgood Perkins, The Monkey, basato su un racconto di Stephen King e prodotto da James Wan, incanta per la trama inquietante e i crediti finali innovativi. L'articolo analizza come il film superi le scene post-credit, aprendo a nuove storie horror.
Scena del film The Monkey

L’ultima fatica di Osgood Perkins, noto regista di Longlegs, intitolata The Monkey, è uno di questi esempi. Il film, tratto da un racconto breve di Stephen King e prodotto da James Wan – figura di spicco nel mondo dell’horror con titoli come Insidious e The Conjuring – ha suscitato grande interesse non solo per la sua trama inquietante, ma anche per l’innovativo modo in cui sono gestiti i crediti finali. 

In questo articolo esamineremo nel dettaglio se e come The Monkey offre qualcosa di inaspettato dopo i titoli di coda, mettendo a confronto la tradizione delle scene post-credit con un approccio narrativo che promette un ponte verso nuove storie horror. Se inoltre volete approfondire le differenze tra l’adattamento cinematografico e il racconto originale, vi consigliamo di dare un’occhiata a questo approfondimento.

The Monkey ha scene post-credit?

Nel mondo del cinema, le scene post-credit sono spesso utilizzate per chiudere in modo sorprendente le trame lasciando piccoli indizi per eventuali sequel o per dare una conclusione alternativa alla narrazione. Con The Monkey, Perkins ha scelto di adottare un linguaggio visivo non convenzionale: invece dei classici titoli che scorrono dall’alto, i crediti si fanno strada dal basso dello schermo, quasi a voler richiamare l’attenzione su un misterioso “uomo del piano di sotto”, un riferimento sottile ma carico di significato alla sua precedente opera Longlegs

L’uso dei crediti in questo modo si presta a molteplici interpretazioni: da un lato, potrebbe essere inteso come un invito al pubblico a rimanere in sala per cogliere eventuali “extra” nascosti; dall’altro, rappresenta un vero e proprio espediente narrativo per collegare l’attuale opera ad un futuro progetto. Infatti, a differenza di quanto si potrebbe aspettare da una scena post-credit tradizionale, The Monkey non include una sequenza separata dedicata esclusivamente a lasciare un cliffhanger. 

Al termine della proiezione, lo spettatore viene invece accolto da una serie di rapide immagini che anticipano il prossimo film horror di Perkins, intitolato Keeper.

Il passaggio tra i due film è fluido e ben pensato. Dopo la conclusione del primo lungometraggio, sullo schermo appaiono brevi clip che fungono da teaser per Keeper, accompagnate da un titolo e da un breve slogan: “A dark trip from Osgood Perkins”. Questa scelta di inserire materiale promozionale all’interno dei crediti – seppur non essendo propriamente una “post-credit scene” – offre al pubblico un’anticipazione del nuovo universo narrativo che il regista sta costruendo.

Neon, il distributore che ha portato in sala sia Longlegs che The Monkey, si conferma così anche dietro Keeper, rafforzando l’idea di una continuità stilistica.Se volete approfondire il significato e l’interpretazione del finale di The Monkey, potete leggere questa dettagliata analisi.

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