Skam Italia 6, recensione: l’entrata in punta di piedi di Asia

Raccontare la normalità con la normalità è un impresa tanto facile da accogliere, quanto tortuosa da mettere in pratica. Skam Italia 6 è l'apertura di un nuovo ciclo di giovani, ma anche il saluto un po' dolce-amaro a quello che ha rappresentato dal 2018 ad oggi. Le tematiche universali, come i rapporti familiari e le relazioni amorose, conservano al loro interno strati profondissimi delle introspezioni di Asia.
Nicole Rossi in una scena della serie tv Skam Italia 6

Per cercare di dare un giudizio alla nuova sesta stagione di Skam Italia, il passo da tenere è leggero. Non che sia accennato o impercettibile. Semplicemente delicato, misurato ma comunque agile. Lo stesso passo che la sua protagonista mantiene durante tutto il tragitto. Dal primo episodio all’ultimo. Tiziano Russo (dopo la stagione precedente) fa il suo ritorno dietro la macchina da presa, appoggiandosi alla sceneggiatura solida e ben pensata di Ludovico Bessegato, già regista delle prima, seconda e quarta stagione. Con la nuova produzione di Netflix, in Skam Italia 6 c’è tutto il possibile. È una generosa raccolta a rete dei percorsi ingarbuglia(n)ti e complessi delle umanità irrisolte che solo gli adolescenti sanno essere.

SKAM significa vergogna. La vergogna è un sentimento che esprime la mortificazione di una parte di sè, e la serie in ogni stagione ruota proprio intorno a questo. Indaga il modo in cui l’identità in piena costruzione dei giovani molto spesso (se non sempre) si scontra a muso duro con tutto ciò che non fa altro che inasprire questa amara percezione di sé. E tutto il processo, così escogitato e desiderato da risultare naturale, si sviluppa completamente privo dell’edulcorazione tipica dei teen drama. 

Nonostante le linee guida le abbia tracciate l’omonimo format norvegese, con una vera e propria Bibbia di Skam, l’adattamento nostrano non risulta una filiazione, ma uno sviluppo con idee e storie autonome e uniche, che certamente porta con se alti e bassi.

La trama

Maria Camilla Brandenburg (Rebecca), Nicole Rossi (Asia), Benedetta Santibelli (Fiore) e Lea Gavino (Viola) in una scena della serie Skam Italia 6

Lo schema seguito nella writers’room è quello dell’analisi, quasi fosse sotto ad un telescopio (l’occhio dello spettatore), di uno specifico personaggio, ma che si sviluppa in un contesto fatto di tematiche universali, comuni a tutti i protagonisti delle varie stagioni. Il contorno di Asia sono le dinamiche familiari e la sua storia a distanza con Ben, il liceale che studia negli States. La sua crescita personale, invece, passa attraverso Giulio, il nuovo arrivato che sarà la variabile narrativa portatrice di caos, ed il difficile silenzio della bulimia con tutte le conseguenze.

A fare da cuscinetto a tutto ciò, ci sono Viola, Fiore e Rebecca le altre ragazze del collettivo delle Rebelde. Loro rappresentano l’impegno politico e la presa di coscienza. Cercando di destituire la comitiva di estrema destra che è al potere nel liceo Kennedy e denunciando la loro gestione coatta, sia dentro che fuori la scuola, tentano di preservare il proprio futuro. Come? Facendo il possibile per estirpare il marcio del contesto nel quale si muovono, che viene velatamente definito come fascista.

Asia: il coraggio innovatore vs quello conservatore

Nicole Rossi (Asia) in una scena della serie tv Skam Italia 6

Da spettatori, la presa di visione sulla vita di Asia è intima ma immediata. L’occhio si prende spazio in maniera graduale e familiare perché la cifra stilistica della serie rimane costante e ci conquista. In questo modo lo spettatore si abitua progressivamente alla nuova protagonista. Apparentemente ordinaria in quella massa di capelli crespissimi e scuri, Asia è ostinata e inarrendevole, burbera e spigolosa, ma comunque piena d’amore quando spinta ad agire in nome dell’aiuto verso il prossimo. Ha la rabbia verso quello che non è giusto. È una tipa a cui piace sistemare le cose (da grandi) intorno a lei.

La lotta contro tutto ciò che non coincide con i suoi principi si riflette anche sulle sue idiosincrasie. C’è una fortissima ambivalenza nel suo atteggiamento: vorrebbe cambiare il mondo, ma è incapace di esprimere a pieni polmoni e senza paura le proprie preoccupazioni. Sogna di debellare dal microcosmo in cui vive tutto ciò che ostacola l’autodeterminazione personale, ma finisce per infliggersi quotidianamente (emotivamente parlando) del dolore, crogiolandosi nel malessere, nascondendolo e stigmatizzandolo. Per vergogna.

Riempire i vuoti, togliendo tutto

Andrea Palma (Giulio) e Nicol Rossi (Asia) in una scena della serie tv Skam Italia 6

Raccontare di un personaggio come Asia proprio oggi, è sintomo del perfetto tempismo di Skam. In un momento storico in cui nel nostro paese sono stati tagliati e poi reintegrati i fondi per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, l’anoressia nervosa della protagonista cade a pennello.

Più che per questioni di estetica e desiderio di appartenenza ad un certo canone di bellezza, Asia si rifugia emotivamente nel cibo, tentando disperatamente e con, purtroppo, grande costanza di colmare i vuoti nella sua fragile vita. Una madre spesso assente, un padre irrilevante, una relazione a distanza fuori controllo, il fallimento dei propri progetti e la resistenza dei propri ideali. Il senso di colpa richiede un’immediata ripresa di polso. Il disturbo alimentare non è direttamente associato al corpo che cambia, ma a ciò che dentro di lei e intorno a lei stava cambiando. Il corpo è l’ultima cosa.

Nicole Rossi, che interpreta la protagonista di Skam Italia 6, il team di autori e di lavoratori dietro a questo racconto hanno in qualche modo restituito una dignità a questo disturbo. Asia piano piano occupa sempre meno spazio, nel mondo che la circonda e anche all’interno dei suoi universi più intimi. Lo spegnimento che una malattia psichiatrica come questa può provocare è prima di tutto energetico. E l’isolamento non è la conseguenza, ma la ricerca. Asia fa di tutto pur di non trovarsi in situazioni in cui potrebbe perdere totalmente il controllo sul cibo. È colma di sguardi persi e silenzi. Osservatrice esterna della (e nella) sua vita.

Una “leggera” presa di posizione

Lo storytelling di questo topic, che si fa sempre più centrale con il fluire degli episodi, avviene in punta di piedi. Tutto viene mostrato con discrezione, a volte anche un po’ troppa, ma senza dimenticarsi di evidenziare le conseguenze. Qualcosa qua e là rimane un po’ troppo in superficie, che è esattamente l’ultimo posto in cui stanno disturbi come questo. Loro nascono sottopelle, tra le viscere, nei pensieri e nelle convinzioni e poi, solo all’ultimo, si manifestano agli occhi di chi guarda.

Ci sono stati momenti un po’ vacui e a tratti farraginosi. Ma questa sorta di leggerezza coincide con quella che la protagonista adotta nell’affrontarlo. Perché Asia è in fase di metabolizzazione. Lei stessa sta scoprendo di essere impigliata in un problema che ha sempre un carico di squilibri piuttosto gravoso. Il vuoto allo stomaco ad un certo punto diventa esistenziale, e il confine tra vita e cibo si fa sottilissimo. Tutto è associato all’alimentazione. Gli orari, i ritmi, gli impegni. Ogni più piccolo aspetto viene divorato da ciò che non riesce più a mandare giù.

Dentro il nuovo fuori il vecchio

Lea Gavino (Viola), Nicole Rossi (Asia), Benedetta Santibelli (Fiore) e Beatrice Bruschi (Sana) in una scena della serie tv Skam Italia 6

Quando gli autori e il regista hanno annunciato questa stagione come la seconda di un nuovo ciclo del franchise, moltissimi hanno tremato. Si sa, ci si affeziona molto velocemente a personaggi che sono stati costruiti in maniera così perfetta, adatti al pubblico che devono rappresentare, ma soprattutto senza esasperarne alcuni aspetti e senza far trasparire un fastidioso giudizio morale. Ma il passaggio di testimone tra i vecchi protagonisti, i veterani, ed il rinnovamento con i nuovi personaggi, che presumibilmente saranno il futuro della serie, è estremamente naturale.

Una cosa accomuna tutti i ragazzi, veterani e novellini: sono figli di condizioni atipiche. Provengono (quasi tutti) da famiglie agiate che, come nel caso di Skam Italia 6, possono permettersi di spedire i propri figli sei mesi in Ohio o di spendere 800 euro per un biglietto aereo nei giorni di Pasqua. Un’aspetto che potenzialmente porta Skam a scollarsi dalla realtà, ma che in verità racconta molto bene quella del mondo patinato della Roma bene, in cui i ribelli non sono figli, ma i genitori borghesi, mai presenti a casa e totalmente incapaci di accorgersi delle problematiche dei figli.

I personaggi storici rappresentano un vero e proprio ponte tra le stagioni precedenti e questa nuova. Silvia, ad esempio, fa da tramite importante tra il mondo di Asia e la realtà dei fatti sul suo disturbo alimentare. Si fa simbolo di quella famosa mano tesa, priva di giudizio, ma con il solo intento di accarezzare e ascoltare. Silvia si accorge dei campanelli d’allarme e con una meravigliosa dolcezza, tipica del suo personaggio, che è nettamente maturato dalle prime stagioni, apre uno spazio di spontaneo dialogo con Asia su questo argomento assolutamente tabù. Una sorta di generale crescita di consapevolezza, nella scrittura della storia e nei suoi soggetti.

L’importanza di resistere

Lo scipt della serie tv Skam italia 6

Nonostante questa stagione sia leggermente sottotono rispetto allo standard precedente, forse un po’ a causa della schizofrenica voglia di raggiungere più tematiche possibili, Skam il suo lavoro l’ha fatto anche questa volta. Ha trasformato le fragilità umane e giovanili da bozzolo a farfalla, senza ricorrere ad espedienti da pubblicità progresso. I nuovi soggetti sono simpatici, calorosi, verosimili e incredibilmente reali.

A sette anni dall’esordio, considerare l’impatto che una serie di questo genere ha avuto, sta avendo e potrà ancora avere è fondamentale. Le serie per ragazzi, o meglio sui ragazzi, i cosiddetti coming of age, sono un quadro di tante cose e hanno certamente un fine sociologico. Inevitabilmente condizionano la formazione delle generazioni che li guardano. Skam ha lanciato una nuova fetta di giovani attori, tutti meritevoli di essere scoperti, e ha cambiato totalmente il modo in cui questo tipo di prodotto può e deve essere scritto.

In questa sesta stagione, l’approccio rivoluzionario è sempre lo stesso, ma la dose di pudore sembra essersi alzata un pochino. Manca forse un po’ di quella sporcizia dovuta ai tratti viscerali tipici della serie. Lo spettatore si sente quasi uno spione alla serratura della vita di qualcuno.

Di recente nelle nostre sale è arrivato un film veramente speciale, scritto e diretto da un giovane Castellitto che si è dimostrato in grado di sostenere il successo del suo primo film. Enea è il ritratto delle maschere pirandelliane che cascano. È il tracciato esteticamente sublime e decadente di una generazione che avendo tutto ciò che si possa desiderare, si ritrova a sentirsi impotente e soggiogata al peso delle aspettative altrui. Nel film si racconta, in un modo meravigliosamente emozionante e delicato, attraverso una lettera, della capacità anche dei soggetti più fragili di saper resistere.

Un concetto che è perfettamente applicabile a Skam. La fortissima contrapposizione tra essere e apparire, mette Asia nella condizione di decidere se assecondare i propri pensieri intrusivi o se resistere per esistere.

Viene quindi da chiederci se l’universo creato in Skam Italia 6 sia in grado di fare come la sua protagonista, di procedere anche quando cambiano gli abitanti del suo ecosistema, di resistere ancora un po’, nonostante i fisiologici errori, senza diventare stanco.

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