Monster: La storia di Ed Gein è la nuova serie Netflix che affonda le mani nel terrore più puro: quello ispirato a una storia vera. Ed Gein va oltre un nome da cronaca nera, è l’origine di un incubo americano. La serie ricostruisce l’inquietante parabola del primo serial killer moderno, l’uomo che ha segnato l’immaginario horror per sempre. Con una regia glaciale e un ritmo che stringe alla gola, ogni episodio scava più a fondo nell’orrore. E quando sembra tutto finito, arriva il colpo finale. Ma la parte più agghiacciante non è la conclusione in sé, ma che tutto questo è davvero successo.
Trama Monster: La storia di Ed Gein
Se volete un resoconto della vera storia di Ed Gein, lo trovate qui. Ma se preferite seguire il racconto della serie Netflix Monster: La storia di Ed Gein, continuate a leggere. La serie ci porta nella mente disturbata di Ed, un uomo segnato da un’infanzia claustrofobica sotto il controllo della madre fanatica. Vivendo isolato nella campagna del Wisconsin, Gein comincia a compiere atti sempre più macabri, tra tombe profanate, ossessioni e omicidi. La narrazione alterna realtà e immaginazione, mostrando anche l’impatto culturale dei suoi crimini, che hanno ispirato figure come Norman Bates e Buffalo Bill. Ma proprio quando la verità sembra ormai tutta svelata, arriva l’ultima parte. E lì, nel finale, accade qualcosa che merita un capitolo a sé.
Come finisce Monster: La storia di Ed Gein
Come è lecito aspettarsi, Ed Gein è stato arrestato e ora si trova rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dichiarato non sano di mente. Da qui parte il finale di Monster: La storia di Ed Gein, che abbandona l’orrore crudo per spostarsi in una dimensione più psicologica e allucinata. Gein vive ormai in un mondo interiore fatto di illusioni e fantasie: in una scena surreale, immagina persino di collaborare con l’FBI per catturare Ted Bundy, come se fosse diventato un eroe del male. Ovviamente, è solo un delirio.
A ritornare è anche Adeline, la donna che aveva instaurato con lui un legame ambiguo e disturbante. Lei gli confessa di sentirsi spezzata come lui e gli propone di continuare la sua “opera”. Ma Ed, in un momento che suona come un ultimo barlume di lucidità, rifiuta. Le dice di non farlo. È come se, per la prima volta, prendesse le distanze da quel ciclo di follia.
La serie culmina in una sequenza simbolica e onirica: Gein si trova in un corridoio popolato da medici, infermieri e figure spettrali, tra cui le incarnazioni cinematografiche che ha ispirato (Norman Bates, Leatherface e Buffalo Bill). Sul letto di morte, attraversa questa sorta di processione, finché non arriva su una veranda luminosa. Lì c’è Augusta, sua madre, che lo accoglie con un sorriso e una frase agghiacciante: “Solo una madre poteva amarti”.
L’ultima scena si sposta su un gruppo di ragazzi che tenta di rubare la sua lapide. Ma vengono spaventati dalle stesse figure del cinema horror. E da lontano, Ed li osserva. Silenzioso. Con un sorriso. La leggenda, in fondo, non muore mai per davvero.
E voi cosa ne pensate del finale di Monster: La storia di Ed Gein? L’avete trovato agghiacciante? Nel caso vogliate recuperarlo lo trovate su Netflix insieme a tutte le altre novità di ottobre in piattaforma.









