Quando i film diventano sopravvivenza, 10 set degni di Bear Grylls

In occasione del compleanno, abbiamo usato il folle "esploratore" Bear Grylls come punto di partenza per raccontare di alcuni set piuttosto...avventurosi del cinema. Da film più famosi ad altri più di nicchia, abbiamo fatto un viaggio attraverso la parte più folle del mondo cinematografico.
Quando il cinema diventa sopravvivenza: 10 film degni di Bear Grylls

Bear Grylls è stato uno dei primi fenomeni dei media. Uno dei primi personaggi del web a diventare famoso attraverso l’utilizzo oculato della propria immagine. Grazie anche alle avventure eufemisticamente folli di cui si rendeva protagonista. La figura dell’esploratore britannico, nel tempo, è un po’ cambiata, diventando quasi un meme. Ma è innegabile che il suo viso sia tuttora molto noto.

I suoi tutorial (si possono considerare tali dei video di un mezzo pazzo che va a caccia dei luoghi più pericolosi del pianeta volontariamente?) sono diventati celebri. Coinvolgendo varie personalità di spicco (Obama!) nelle sue avventure, Bear Grylls è anche riuscito a raggiungere un pubblico molto ampio. Un’impresa notevole per uno che mette la propria vita a serio rischio in mondovisione.

Una figura bizzarra ma amata come quella di Bear Grylls, che oggi compie gli anni, ci ha quindi portati ad esplorare un mondo spesso sottovalutato, o poco conosciuto del cinema. Quella giungla che sono i set cinematografici. Perché, alla fine, ogni film ha una storia a sé stante e la realizzazione di ognuno porta a vicende incredibili. Vere e proprie avventure, spesso capaci di fare invidia a quelle dello stesso Grylls. Eccoci quindi con la nostra lista di 10 (più o meno) set che renderebbero fiero il festeggiato di oggi.

Leo come Bear Grylls in Revenant – Redivivo (2016)

Il buon Leonardo Di Caprio ha sempre messo anima e corpo nei suoi ruoli. Anche per questo è diventato Leonardo Di Caprio. Ma per Revenant – Redivivo (valsogli l’Oscar come “miglior attore”, finalmente) ha letteralmente dato tutto sé stesso. Con la complicità del regista Alejandro Gonzalez Inarritu.

Per iniziare, da vegetariano, si è dovuto pappare del bisonte. Crudo. Inoltre, il regista ha voluto girare tutto in location perché, col green screen, il film “sarebbe stato una merda”. Le riprese si sono dunque svolte in loco, a temperature sotto zero. Molto sotto zero. Con Leo più volte a rischio ipotermia o con la tosse (come si vede nel film) che lo ha accompagnato per tutte le riprese, le riprese hanno proseguito imperterrite. Inarritu, infine, ha fatto indossare al divo pellicce vere di alce e orso. 45 chilogrammi l’una. Il viso di Di Caprio nell’ultima inquadratura, probabilmente, non esprime la disperazione e la fatica del personaggio. Ma la sua. Bear Grylls approva.

Oldboy (2003)

Oldboy è un capolavoro. Chi lo ha visto, sa. Tutto il film è una folle caccia all’uomo, una ricerca di vendetta che diventa morbosa ossessione. Una discesa nel buio più profondo degli inferi della natura umana. Una perversione ad occhi aperti. Ma anche il set ha riservato qualche allucinata follia da non sottovalutare.

Il culmine è certamente la scena al ristorante di sushi. L’attore che interpreta il protagonista, Choi Min-sik, si pappa un polpo crudo e, soprattutto, vivo. Nel film la scena è piuttosto forte, realizzata quasi con accanimento verso l’animale, che il protagonista divora con violenza. Per volontà dell’attore. Per rendere quella scena più accettabile, vi comunichiamo che il polipo non è opera della CGI. Ma è vivo per davvero. E la scena è stata ripetuta più volte prima del “ciak” che si trova nel film. Buon pranzo.

Fizacarraldo (1982)

Che Werner Herzog sia un po’ matto è noto. D’altronde, un uomo che fa di Klaus Kinski (uno che meriterebbe una top dei suoi deliri ah hoc) il proprio attore feticcio non potrebbe essere altrimenti. Ma per Fitzcarraldo, la follia sul set è arrivata a vertici difficilmente replicabili, rispecchiando perfettamente la follia delirante della storia (vera) raccontata dal film.

Werner Herzog ha infatti fatto tutte le scelte possibili per rendere un inferno la produzione del film (che durò dal 1979 al 1981). La giungla scelta inizialmente non voleva essere concessa dalla tribù locale di Aguaruna. Che minacciò e quasi attaccò la troupe del film. Quando poi iniziarono le riprese, alcuni attori dovettero poi abbandonare il progetto. Con le riprese che vennero riprese daccapo. Inoltre, e siamo al delirio, Herzog volle portare una nave sulla montagna, come il protagonista del film. Il peso del simpatico mezzo di trasporto? 300 tonnellate. La nave venne trascinata sulla montagna grazie ad un imponente lavoro di ingegneria. Tutto questo ad una pendenza di 40°. Per poi cadere e incagliarsi alla base del monte.

Ma non è finita. Una delle navi usate per le riprese rimase bloccata nelle rapide che si vedono nel film, fermando le riprese per alcuni mesi. Inoltre, durante questo evento, l’operatore di Herzog si fece male ad una mano. E dovette essere operato in loco. Senza anestetico. Per chiudere in bellezza, uno dei nativi del luogo che faceva parte della troupe venne morso da un serpente. E dovette subire l’amputazione del piede. Qualcuno liberi i collaboratori di Herzog da questo calice.

Tom Cruise, rivale (in)diretto di Bear Grylls

Ridurre le follie di Tom Cruise a quelle compiute in un solo film sarebbe riduttivo. Quasi svilente per uno che, dopo un inizio “autoriale” (da Oliver Stone a Martin Scorsese, passando per Cameron Crowe e Paul Thomas Anderson), ha deciso di cambiare rotta. Letteralmente.

Tra lanci da aerei, stunt folli tra palazzi (una volta si è rotto la caviglia lanciandosi tra due palazzi, continuando a correre), scalate a mani nude, guida di vari mezzi da molti milioni di dollari, Tom è diventato un divo legatissimo all’action. E ne sembra felice. Un po’ meno i suoi collaboratori che, ogni volta, lo guardano compiere le sue follie senza sapere se cadrà in piedi. E così sarà stato anche per il prossimo Mission: Impossible (qui un nostro articolo sul luogo dell’anteprima del film col buon Tom), ne siamo più che certi.

Aguirre, furore di Dio (1972)

Che Werner Herzog sia matto, lo abbiamo detto. Ma, oltre ad essere un pazzo lui, anche gli attori feticcio che lo accompagnano nei film non sono da meno. E la coppia Herzog-Kinski ha letteralmente fatto scintille. Se la produzione di Fitzcarraldo è stata folle, quella di Aguirre, furore di Dio non è certo stata da meno.

La produzione durò nove mesi e avvenne in Perù, proprio al centro della foresta Amazzonica. Il film costò poco (di certo, il regista andò al risparmio sulla macchina da presa, visto che la rubò alla sua scuola…) e la troupe era composta da solo otto persone. E, per potersi muovere, fece affidamento su zattere costruite da indigeni e fu costretta dal regista a girare tutto in ordine strettamente cronologico. Herzog poi inseguì (letteralmente) dei contrabbandieri di animali che gli avevano promesso delle scimmie per le riprese. Li intercettò, fece quello che doveva fare e lasciò liberi gli animali.

Inoltre, troupe e cast dormivano all’aperto. Fatto che creò non pochi disagi a Kinski, non certo abituato alle intemperie della giungla. Herzog così iniziò a discutere frequentemente con il suo protagonista. Il culmine arrivò con il regista che, dopo la minaccia del suo attore di abbandonare il set, disse che avrebbe ucciso il divo e sé stesso se il film non fosse stato completato. Werner Herzog, furore di Dio.

Va’ e vedi (1985)

Il titolo biblico come preludio del disastro del conflitto bellico. Uno dei migliori film contro la guerra di tutti i tempi, Va’ e vedi è anche una durissima follia registica e produttiva. Realizzato attraverso uno stile iper-realista e fortemente immersivo, il film è qualcosa di più di una pellicola “sulla guerra”, è un film “nella guerra”. Come ben ricorda il protagonista del film, Aleksei Kravchenko, il cui volto è vero cuneo dell’opera.

L’attore, durante le riprese e la lavorazione del film, è riuscito a far trasparire tutta la forzata crescita del personaggio sullo schermo. Attraverso digiuni forzati, sedute di ipnosi (!) e una immersione totale nella vicenda. Tanto che l’attore, adolescente ai tempi delle riprese, tornò alla sua vita con tutti i capelli bianchi (è ancora misterioso se per lo stress o se per alcuni prodotti usati dalla produzione, fatto sta che per un periodo se li è tenuti). La guerra nella sua dimensione più folle, assurda e brutale, anche nei modi di realizzarla. Un po’ come nel prossimo film della nostra lista.

Apocalypse Now (1979)

Apocalypse Now è un film che ha fatto, fa e farà scuola. Non solo per quanto riguarda il cinema “di guerra”, ma in relazione alla storia del cinema tutta. Tuttavia, anche il capolavoro di Francis Ford Coppola contiene simpatiche scelta registiche e produttive. Che hanno reso la realizzazione del colosso una vera sfida.

Tutto girato in loco, Apocalypse Now è un altro esempio di come un film può diventare quasi tutt’uno con quello che mette in scena. Le riprese, nelle Filippine, furono una vera odissea, osteggiate dal governo (filippino, ma anche americano) e durate ben oltre le sei settimane previste dal piano iniziale. Un tornado distrusse non uno, ma TUTTI i set del film. Inoltre, le location selvagge, col tempo, iniziarono ad essere sempre più pesanti da sopportare per cast e troupe. Fatto che fece cadere buona parte dei lavoratori in dipendenze da varie droghe.

Per concludere, sia Francis Ford Coppola che il protagonista Martin Sheen ebbero svariati problemi personali. Sheen, immedesimato all’inverosimile, divenne schiavo dell’alcol (la scena iniziale in cui rompe il vetro è più che reale), tanto da avere diversi problemi di salute che resero necessaria una controfigura. Coppola, dal canto suo, viste le difficoltà della produzione, cadde in depressione, tentò il suicidio e vendette i suoi beni personali per concludere l’opera e impedire il fallimento della sua casa di produzione. Una vera e propria apocalisse. Ma il risultato, almeno, è memorabile.

La passione di Cristo (2004)

Uno dei film più spirituali di sempre (ma, allo stesso tempo, brutalmente realistico), La passione di Cristo si potrebbe serenamente ridefinire “la passione di Jim (Cavieziel)“. Il protagonista dovette essere sostenuto psicologicamente e spiritualmente da un sacerdote durante tutte le riprese. Inoltre, l’attore dovette recitare seminudo nell’inverno di Matera. I cinque gradi di temperatura gli regalarono ipotermia e polmonite. Inoltre, pare che San Jim sia stato colpito da un fulmine durante le riprese (così come un membro della troupe). L’attore, al termine delle riprese, ha detto molto sinceramente che il film lo aveva “provato”, tanto da dover subire un’operazione chirurgica (pagata da Mel Gibson). Ma grazie, Mel!

Il grande ruggito (1981)

Eccoci ad un delirio tutto in famiglia. Oggi, un’operazione come quella de Il grande ruggito farebbe (giustamente!!) uscire pazzi gli animalisti e i biologi di tutto il mondo. Realizzato in modo “domestico” il film vede la partecipazioni di numerosissimi animali selvatici, utilizzati senza addestramento (e in condizioni pessime) per le riprese.

La coppia protagonista (composta, nel film e nella vita, da Tippi Hadren e Noel Marshall), dopo aver saputo di una piantagione piena di leoni selvatici, li fece portare (con altri animali) nel proprio ranch californiano. Del tipo “se l’uomo non va nella giungla, si porta la giungla a casa”. Il risultato? Pessimo, eufemisticamente parlando. Costato 17 milioni, ne ha portati a casa 2. Oltre a 70-100 membri del cast e dello staff feriti dagli animali. Il titolo originale, Roar, è riduttivo (e imbarazzante, ma questo è un altro discorso). Anche per uno come Bear Grylls.

Il conquistatore (1956): John Wayne come Bear Grylls

Eccoci all’ultimo set della nostra lista. Quello de Il conquistatore, film di Dick Powell del 1956. Dimenticato a livello artistico, ma entrato nell’immaginario collettivo per le pessime scelte organizzative e di location. Se infatti John Wayne nei panni di Gengis Khan non convince, a convincere ancora meno è stata la gestione della fase produttiva.

Caratterizzata da attacchi da parte di animali (una pantera) nei confronti della co-protagonista e alluvioni, la produzione ha raggiunto il culmine del delirio con la scelta della zona desertica per le riprese. Nientemeno che il terreno ad alto rischio nucleare di Yucca Flats. Che il produttore, Howard Hughes (proprio il The Aviator di Scorsese!) decise di portarsi anche a casa in comodi blocchi di terreno. Con le conseguenze per la salute che si possono immaginare. Viaggio nel delirio compiuto. Bear Grylls approverebbe. Forse.

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