Parthenope: spiegazione e significato del film di Paolo Sorrentino

Parthenope, il nuovo film diretto da Paolo Sorrentino, è finalmente disponibile al cinema dopo la presentazione festivaliera. Attingendo dal mito e dal folklore napoletano, il regista ritorna nella sua città con nostalgia, parlando di amori e passioni, di vita e tempo.
Celeste Dalla Porta in una scena del film Parthenope

A partire dal suo annuncio e produzione è stato tra i film italiani più attesi, anche perché a dirigerlo è uno dei se non il regista italiano più rappresentativo degli ultimi anni. Quando infatti esce un’opera di Paolo Sorrentino è sempre fonte di grande interesse per i cinefili e l’arrivo in sala di Parthenope, distribuita in Italia da Piper Film a partire dal 25 ottobre, dopo alcune anteprime speciali a settembre, non può che destare curiosità, anche per le prime considerazioni, come sempre divisive, provenienti dal Festival di Cannes 77. Ma di cosa parla il film e quale il suo significato?

Di cosa parla Parthenope?

A dare il titolo al film è la sua protagonista, per l’appunto Parthenope, interpretata da Celeste Dalla Porta, nome proveniente dal mito legato alla fondazione di Napoli (ecco dov’è stato girato il film). Dal 1950 ai giorni nostri, dalla nascita di questa donna proveniente dalle acque pur non essendo una sirena, viene intrapreso un viaggio epico e nostalgico guidato dalla passione. Le strade del capoluogo campano, un’estate perfetta a Capri, presentano un presepe di personaggi in cui tutto cambia e con una solo e unica costante, il tempo che scorre inesorabile.

Il significato di Parthenope

Paolo Sorrentino ha sempre conferito una multistratificazione ai suoi film (questa la classifica dal peggiore al migliore), conferendo significati connessi ai molti simbolismi presenti nella messinscena e nei dialoghi ricercati. Lo stesso approccio è presente in Parthenope che per luoghi e sentimento nostalgico può essere ricondotto all’ultima fatica del regista, al racconto intimo di È stata la mano di Dio. Ritroviamo quindi Napoli, il suo mito, le sue maschere, il suo essere così misteriosa, indefinibile e incantatrice nel continuare la sua “recita eterna” (citando proprio Sorrentino).

La prima lettura del film è quindi una metafora della città, quasi un’ode cantata dallo sguardo femminile “incantato dal mondo”. C’è poi il viaggio della vita, il suo legame con il tempo. Abbiamo quindi la giovinezza, così spensierata ma così breve, scandita dagli amori imprevedibili, quelli profondi, quelli passeggeri, ma anche quelli dolorosi che lasciano tracce. Dall’altra parte c’è il resto della vita, così lunga e segnata dai ricordi, per quanto la fine sia sempre appostata pronta a sopraggiungere.

Sono solo alcune delle chiavi di lettura di Parthenope, un film che ha bisogno di essere visto e assorbito per poter scavare più a fondo possibile. Non perdete quindi l’occasione di recuperarlo al cinema dal 24 di ottobre, in attesa del già annunciato arrivo in streaming su Netflix.

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