Netflix: la top 12 delle migliori serie TV originali della piattaforma

Netflix è disponibile in Italia da ormai circa sei anni e solo adesso sembra corretto iniziare a darne una valutazione piuttosto completa. Le serie TV originali sono destinate ad aumentare praticamente senza battute d’arresto; proviamo a fare ordine fra le decine di prodotti proposti selezionandone dodici. Ne possiamo parlare con discreta soddisfazione perché, nonostante diversi titoli appena sufficienti, la piattaforma ne ha realizzati ben più di dieci di ottima fattura. Non troverete, al fronte di serie più elaborate, caratteristiche o valutabili nel lungo periodo, ottime serie comedy come After Life, Il metodo Kominsky o Glow. Fra le varie miniserie, non abbiamo incluso Unorthodox e Unbelievable pur consigliandone vivamente la visione. Procediamo con la top 12 delle serie TV originali di Netflix.

Nota bene: troverete solo titoli di finzione, quindi nessuna docuserie e nessun talk show. Inoltre non abbiamo considerato prodotti che Netflix ha acquistato solo in corsa o che non ha interamente prodotto (vedi Black Mirror).

12) Sex EducationI protagonisti di Sex Education

Sex Education può tranquillamente entrare a far parte delle piccole sorprese degli ultimi anni. Se fare una serie teen non è una gran novità, farla con al centro la tematica della sessualità e far sì che questa non appaia né esagerata né banale invece lo è per davvero. La serie racconta le vicende di Otis, liceale impacciato e introverso, alle prese con un’improvvisata consulenza sessuale ai suoi coetanei alle prese con i problemi dell’adolescenza e della scoperta identitaria. Sex Education, a scapito del titolo, riesce nel finissimo compito di educare senza educare. La serie britannica infatti ha il grande pregio di trattare l’argomento della sessualità, nonché della scoperta del sé e degli altri, con estrema naturalezza. Non siamo dunque di fronte ad una serie dell’elevato virtuosismo tecnico o dalla sceneggiatura perfetta. La bellezza, o forse è meglio dire la necessità, di questo prodotto sta proprio nell’immediatezza e nella normalità con cui riesce a comunicare ai suoi spettatori. Una comunicazione che riesce ad evitare, senza provocare, quel tabù intrinseco che ancora la società si porta dietro nel trattare determinate tematiche. Insomma nessuna lezione impartita. Secondo Sex Education, il miglior modo per educare è imparare a conoscere, conoscersi, accettare e rispettare.

A cura di Alberto Candiani.

11) Dark
Martha e Jonas in Dark

Dark è la prima serie importante di stampo europeo della piattaforma. Il prodotto tedesco ha sicuramente messo in campo un approccio differente alla serialità rispetto agli standard, andando così a creare qualcosa dal forte senso identitario e soprattutto di molto coraggioso. Il merito è quello di attingere a universi narrativi già piuttosto conosciuti, fra loop temporali e amori impossibili, per poi inserirli in una confezione esteticamente suggestiva e in una struttura narrativa episodica sempre coerente. I difetti ci sono: qualche ridondanza di troppo rallenta e appesantisce inutilmente una trama già abbastanza impegnativa e qualche storyline secondaria, non facendo capo a un’altra centrale, risulta meno riuscita. Tuttavia le atmosfere apocalittiche, l’utlizzo essenziale ma impietuoso della scenografia e soprattutto il racconto di personaggi finiti e incapaci di ribaltare un destino avverso fanno di Dark una serie dal costante impatto emotivo. Non ultimo per importanza, è l’amore sconfitto in partenza – quello di Jonas e Martha – che fa da motore alla storia garantendo la passione che altrimenti potrebbe mancare in uno show così cervellotico; amore che inoltre  apre a un finale furbo ma commovente e degno dell’intensità delle tre stagioni. Dark è forse la prima serie di culto non americana di Netflix, un ulteriore sfogo delle potenzialità della N.

10) Master of None
Alessandra Mastronardi e Aziz Ansari in Master of None

Master of None è l’autentica chicca che il catalogo di Netflix offre. Dev vive al centro di New York, è un giovane attore in cerca di successo, esce con qualche ragazza e frequenta una manciata di amici fra qualche pub. Molti degli episodi si basano sulla leggera e ironica critica agli stereotipi socio-culturali della città più multietnica del mondo: lui, infatti, è di origini indiane e mai nessuna serie comedy aveva dato tanto spazio alle minoranze nella metropoli. Il fermento di NY raccontato attraverso i dialoghi fitti e brillanti e l’analisi della fragilità dei rapporti ha fatto di Aziz Ansari – creatore e interprete dello show – un piccolo Woody Allen televisivo. Il nichilismo, ovvero il racconto della banalità del quotidiano, riporta invece a una sit-com seminale degli anni ’90 come Seinfeld che aveva lo scopo di “raccontare il nulla”. Ma Master of None, nella sua semplicità, ha molto più cuore e risulta difficile non affezionarsi al suo svanito e buffo protagonsita. Ansari ha creato una commedia ad episodi dalla forte personalità e fra le più caratteristiche e particolari della piattaforma streaming.

9) La regina degli scacchi
Bath Harmon, interpretata da Anya Taylor-Joy, che disputa una partita a scacchi in La regina degli scacchi

La regina degli scacchi è stata la serie evento del 2020 e non ha bisogno di troppe presentazioni. Ciò che ha colpito delle vicende della giovane Beth Harmon, probabilmente, è il profondo percorso di emancipazione e di riscatto che ha intrapreso; una parabola non solo femminile – e, se volete, femminista nel difficile contesto degli anni ’60 – ma soprattuto umana in senso più lato. Anya Taylor-Joy, fra le migliori attrici del momento, ha dato vita a un personaggio tridimensionale in maniera rabbiosa e incisiva, incredibilmente espressiva e fisicamente predominante. Gli scacchi sono centrali nella scena ma anche contestuali in quanto espediente utilizzato per raccontare un personaggio particolarmente carismatico e vittima di dipendenze e solitudine. La regina degli scacchi, fra le migliori serie TV dell’anno passato secondo la nostra redazione, manifesta inoltre la vicinanza qualitativa e commerciale al cinema che il piccolo schermo è ormai in grado di proporre. Piaccia o meno, è una serie che rimarrà per sempre un manifesto di Netflix e per questo da noi inserita nel nostro approfondimento.

8) Stranger Things
Millie Bobby Brown in Stranger Things

È il 22 ottobre 2015 quando Netflix sbarca nel nostro paese. I primi mesi dell’utenza italiana sono all’insegna della scoperta di questa nuova piattaforma tanto chiacchierata: iniziano a crearsi le community, la spartizione degli abbonamenti tra amici, le prime serie tv originali Netflix e così via. Il 2016 è però l’anno di svolta, della consapevolezza diciamo. Non solo per l’utenza italiana (o europea) ma proprio per Netflix in generale, in quell’anno infatti arrivano per esempio i primi lungometraggi totalmente autoprodotti. Soprattutto però arriva Stranger Things, il primo vero prodotto Netflix a diventare un fenomeno culturale, quello che ancora oggi unisce tutta la sua community, il prodotto che arriva davanti alla porta dell’immaginario collettivo e la sfonda a calci. Un mix perfetto tra Goonies, E.T., un prodotto furbo che prende a piene mani dalla cultura americana di inizio degli anni ’80, quella più riconoscibile e piaciona che ci sia. Si aggiunge un lavoro di casting eccezionale, un paio di trovate narrative vincenti e il gioco è fatto. Qualsiasi siano i pareri e i giudizi personali sulla serie, comunque proseguirà e si concluderà, Stranger Things rimarrà il vero prodotto vincente di Netflix, il game changer della piattaforma.

A cura di Giacomo Lenzi.

7) Ozark
La famiglia Byrde in Ozark

Una delle migliori serie crime degli ultimi anni è senza dubbio Ozark. Marty, consulente finanziario, ricicla denaro sporco per un cartello messicano. Quando un giorno le cose vanno storte, è costretto a trasferirsi in una cittadina delle Ozark Mountains per riciclarne quantità sempre maggiori con la moglie, Wendy, e i due figli. La posta in gioco è la loro vita. Jason Bateman e Laura Linney sono gli ottimi protagonisti di un prodotto che utilizza la premessa crime per raccontare molto di più: la famiglia linda appartenente alla classe alto-borghese americana, colma di sorrisi in favore delle camere e socialmente impegnata, nasconde e avalla in realtà un traffico criminale semplicemente mostruoso. Ozark, complice la messa in scena minimale e inquietante, è sostanzialmente un’intelligente interpretazione del lato oscuro del capitalismo e dell’ipocrisia socio-istituzionale statunitense. Wendy e Marty si trovano loro malgrado a compiere azioni atroci pur di salvarsi la vita; non sono necessariamente cattivi ma opportunisti in quanto in costante competizione. La loro doppia morale assume delle sfumature e un fascino differente rispetto alle tante serie simili nelle premesse, rendendo Ozark unica nel suo genere.

6) Mindhunter
Jonathan Groff è il protagonista di Mindhunter

Se siete appassionati o semplicemente incuriositi dal true crime, questa è la serie perfetta per voi. Realizzata da David Fincher, Mindhunter racconta l’origine della profilazione dei serial killer: l’applicazione di conoscenze psicologiche per stabilire un profilo del colpevole di un omicidio. Protagonisti sono Holden Ford, un negoziatore dell’FBI, e l’agente Bill Tench. I due stabiliscono un nuovo metodo di indagine basato sull’intervistare alcuni serial killer, detenuti in vari carceri americani; si troveranno così a stretto contatto con alcuni degli uomini più pericolosi, analizzando la loro mente e i loro comportamenti. L’aspetto interessante della serie è che sono presenti serial killer realmente esistenti: tra questi, ad esempio, Ed Kemper, David Berkowitz e Charles Manson. Impressionante la cura nel ricostruire le reali interviste, ma ancora più agghiacciante sono le loro parole: come spesso accade nel cinema di Fincher, i serial killer diventano in qualche modo affascinanti e molto più umani di quanto possiamo immaginare.

A cura di Gaia Franco.

5) When They See Us
Un'inquadratura di when they see us

Miniserie di sole 4 puntate, When They See Us riesce a trattare in modo efficace e intenso una delle tematiche più scottanti del momento: quella del razzismo sistemico americano. Tratto da una storia tristemente vera, la serie ripercorre il cosiddetto “caso della jogger di Central Park”: nel 1989 una giovane donna fu aggredita e violentata mentre si allenava nel famoso parco di New York. A seguito di ciò vennero arrestati 5 giovani, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, quattro neri e un ispanico. I cinque sono in realtà innocenti, ma vengono sottoposti a forti pressioni dalla polizia e costretti a confessare il reato. La miniserie racconta dettagliatamente la storia di questi cinque giovani: dal processo subito, alla loro vita successiva inevitabilmente segnata e, per certi aspetti, rovinata da queste accuse infondate. When They See Us riesce a raccontare una realtà spiazzante e crudele che tuttavia è molto frequente negli USA e non solo. Una narrazione asciutta e spietata, ma riuscita e importante nel periodo attuale, nell’eco delle manifestazioni del Black Lives Matter.

A cura di Gaia Franco.

4) House of Cards
Kevin Spacey in House of Cards

Tra le migliori serie tv originali Netflix non poteva mancare il primo serial prodotto dalla grande N. 
House of Cards, in Italia e in molti paesi europei è reperibile su diverse piattaforme (da noi su Sky e Now Tv) poiché all’epoca dell’acquisto dei diritti Netflix non era ancora così diffuso, rimane però un suo prodotto originale. Non uno qualsiasi. House of Cards infatti fece subito capire le intenzioni dell’azienda americana: una produzione di altissimo livello, la regia dei primi due episodi affidata a David Fincher e Kevin Spacey (all’epoca ancora una star senza lati oscuri) come protagonista. Le prime stagioni rimangono ancora tra le migliori mai prodotte da Netflix e, rivedendola oggi, l’immagine data alla politica statunitense sembra meno romanzata di quanto lo fosse al tempo. Peccato per la parte finale della serie, il caso Spacey ha causato non pochi problemi narrativi e le soluzioni non sono state tra le migliori possibili. House of Cards ha comunque regalato altissimi momenti e due personaggi (Claire e Frank Underwood) da storia della televisione.

A cura di Giacomo Lenzi.

3) Bojack Horseman
L'ultima scena di Bojack Horseman

Bojack è un attore, divenuto celebre grazie alla serie tv Horsin’ Around, che sta affrontando un lento ed inesorabile declino: sperimenta sulla propria pelle che cosa significhi la solitudine seppur circondato da moltissime persone.
La serie è un’incredibile testimonianza di come la vita possa prendere direzioni totalmente inaspettate, portando un uomo, seppur contro la sua volontà, costantemente vicino ad un pericolosissimo baratro rappresentato dalla depressione.
Il percorso di Bojack è la risposta a chi pensa che la fama e la ricchezza possano essere la risposta a tutto: ebbene non lo sono, però una risposta la si può comunque estrapolare.
Il talento e la sensibilità che hanno permesso al protagonista di fare carriera sono gli ostacoli stessi che si frappongono tra lui e la tanto agognata felicità.
Avvicinando estranei ed opportunisti ed allontanando i propri cari la sua vita assume connotati preoccupanti.
Bojack sembra rimanere solo, isolato da tutti, consegnato al suo destino solitario. Anche se, a pensarci bene, quale novità potrebbe rappresentare la solitudine per chi, anche in compagnia, è stato da solo per tutta la vita?

A cura di Tommaso Serena.

2) Orange Is the New Black
Un'immagine promozionale di Orange is The New Black

Iniziata nel 2013 e conclusa con la settima stagione nel 2019, Orange is the new Black è uno dei prodotti Netflix più famosi e di successo. Ispirata dalle memorie di Kerman, la serie segue le vicende di Piper Chapman, condannata a 15 mesi di carcere. Piper si trova a contatto con una realtà nuova ed estranea, quella del carcere femminile, con tutte le sue problematicità. Nel corso delle stagioni, OITNB intreccia le storie di diverse carcerate, appartenenti a mondi, culture ed etnie diverse e costrette a convivere nel difficile sistema del carcere. La serie affronta tematiche importanti: dalla diversità al razzismo, dalla corruzione della polizia alla sorellanza tra le carcerate, dal pregiudizio all’omosessualità. Una storia appassionante, nel quale non mancano elementi divertenti e storie d’amore e di grande amicizia. La prigione si rivela così un universo complesso ed interessante, in cui nessuno può essere giudicato troppo in fretta: nonostante i crimini commessi, la serie riesce a farci entrare in empatia con ognuno dei personaggi, cercando di capire al meglio le loro vite, come sono arrivate tra le sbarre e cosa succederà loro.

A cura di Gaia Franco.

1)  The Crown
claire foy è elisabetta II in the crown

La medaglia d’oro va a The Crown, il capolavoro di Netflix e di Peter Morgan che racconta le vicende della Corona britannica nel lungo periodo. Le serie è perfetta, o quasi, perché riesce nell’intento di restituire l’imponenza a cui il soggetto è naturalmente legato. La possiamo leggere in due modi: da una parte c’è il racconto storico esposto con lucidità e chiarezza, dall’altra l’aspetto esistenzialista che caratterizza i personaggi al centro dei fatti. Le due chiavi di lettura sono associate con parallelismi simbolici e con uno stile enfatico che, a dispetto dei pronostici, riesce per quattro stagioni a rimanere equilibrato ed entro le righe. Tutto il resto, dalla messa in scena visivamente impeccabile fino ad arrivare alle interpretazioni di grande livello, rappresenta sostanzialmente il contesto che pone la condizione di esseri umani esiliati e le contraddizioni storico-sociali sempre a favore dei riflettori. The Crown è uno studio del concetto di fragilità dell’uomo e degli eventi a cui l’uomo è associato; va oltre, dunque, alla monarchia in sé ma la prende ad esempio raccontandone i membri come autentiche vittime di un sistema sociale maligno e, appunto, troppo imponente.

Leggi anche quali sono i migliori 10 film originali di Netflix.

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