Per ben 3 ore, stasera Venerdì 8 settembre 2023 dalle 21.00 su Iris andrà in onda Il miglio verde, il film del 1999 tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Nel cast Tom Hanks, David Morse e Michael Clarke Duncan. Quest’ultimo consigliato alla produzione da Bruce Willis che l’anno prima ci aveva condiviso il set di Armageddon – Giudizio finale. Diretto da Frank Darabont a 5 anni da Le ali della libertà, il film ha ottenuto un largo successo di pubblica e critica, e quattro candidature agli Oscar. In occasione del suo passaggio in tv, ecco per voi una guida alla trama e soprattutto un approfondimento sulla storia vera dietro al film.
Il miglio verde: la trama

Il miglio verde è il tratto della prigione di Cold Mountain che precede la sedia elettrica. Sono gli ultimi passi dei condannati a morte, su un corridoio dal pavimento color verde speranza (ironia della sorte). Quella di John Coffey (Michael Clarke Duncan), infatti, è la storia di un gigante buono con la paura del buio, prigioniero a Cold Mountain. È destinato alla sedia elettrica per il presunto omicidio di due bambine. La vicenda si lega a quella delle guardie carcerarie e dei detenuti che affollano la prigione, nessuno tanto buono e miracoloso come il presunto assassino. John Coffey, infatti, pare sia capace di guarire gli altri dal dolore e la guardia Paul Edgecombe (Tom Hanks, qui i suoi 10 ruoli migliori) inizia a sospettare l’innocenza dell’uomo. Basterà ad evitargli l’esecuzione?
Racconta una storia vera?

Se la trama di un film può lasciarci con qualche speranza, la storia vera e la cronaca sono senza scrupolo né scampo. Stephen King, infatti, nel 1996 pubblica un romanzo intitolato Il miglio verde ispirandosi ad alcuni fatti dell’America degli anni ’40. All’età di 14 anni George Stinney è stato condannato a morte nella Carolina del Sud perché dichiarato colpevole – con una sentenza emessa in soli dieci minuti – dell’omicidio di due bambine bianche.
Nel 1943 Stinney era la persona più giovane mai destinata alla sedia elettrica in tutti gli Stati Uniti e 70 anni dopo ne è stata riconosciuta l’innocenza. Pare, infatti, che l’arma del delitto avesse un peso superiore a quello che il piccolo e gracile Stinney sarebbe stato in grado di sollevare. Dopo 81 giorni senza vedere neanche il padre e la padre, a George Stinney venne negato il ricorso in appello e fu giustiziato sulla sedia elettrica.
Una storia ingiustamente triste, che forse soltanto il cinema può riuscire ad addolcire per farci accettare la consapevolezza che esistano vicende del genere. A questo è probabilmente dovuto il meritato successo de Il miglio verde, che riesce a farci sentire sulla pelle il peso di quei metri che separano la vita di un uomo dalla morte.









