I 10 migliori film in bianco e nero della storia del cinema

Con l’avanzare della tecnologia e del mondo che ci circonda, il cinema è oggi più sofisticato e più colorato che mai. Ma, come tutti sappiamo, non è stato sempre così. Il cinema, figlio diretto della fotografia, è infatti nato in bianco e nero.

Ormai da qualche decennio il cinema ha praticamente abbandonato questa resa estetica, in virtù di pixel talmente colorati da superare quasi lo spettro dell’occhio umano. Ma è pur vero che sempre più registi stanno adottando questa soluzione per motivazioni puramente espressive. Basti pensare ad alcuni recenti Oscar come The Artist di Michael Hazanavicius o il bellissimo e poetico Roma di Alfonso Cuarón, oppure il recente Mank di Fincher. Fino ad arrivare a pellicole di stampo decisamente più popolare come Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez o Pleasantville di Gary Ross, seppur con l’interpolazione del colore.

Una modalità quella del bianco e nero, insomma, che rende giustizia alle origini del cinema e che si arricchisce sempre di più di nuovi significati.

Ci siamo dunque chiesti quali siano i 10 migliori film in bianco e nero di sempre, prendendo in considerazione l’intera storia del cinema. Dalle origini delle immagini in movimento alle recenti esplorazioni d’autore, ecco i 10 capolavori da noi scelti. La scelta non è stata per niente facile e finiscono per rimanere fuori film molto importanti. Ma ci perdonerete…

Molto probabilmente tutte e 10 le pellicole di questa lista sono film che non necessitano nemmeno di presentazione. Quindi ecco una buona occasione per rinfrescarci la memoria e ricordarci quanto non serva l’ultra-HD per fare del buon – e soprattutto del bel – cinema!

1. “Viaggio nella luna”, G. Méliès (1902)

Gli esploratori arrivano sulla luna in Viaggio nella luna

Viaggio sulla luna è il film che ha dato inizio al genere fantascientifico, o sarebbe meglio dire fantastico. George Méliès è stato il primo a credere per davvero nel potere di quel bianco e nero, nonché di tutto quell’apparato immaginario che è il cinema stesso. Il piccolo, ma allora grande, capolavoro racconta la spedizione su una fantomatica luna da parte di alcuni scienziati pazzi alle prese con gli autoctoni bizzarri Seleniti.

Un film pieno di energia e di idee che coinvolgono lo spettatore nello strampalato viaggio in mondi inesplorati. Siamo ancora agli esordi di un cinema che però ha già capito come essere primariamente invenzione, tra trucchi, effetti speciali e attrazioni affascinanti. Il merito è tutto del teatrante visionario Méliès.

2. “Metropolis”, F. Lang (1927)

Il robot prende vita in Metropolis

Rimaniamo sempre in ambito fantascientifico/distopico per il nostro secondo film della lista. Metropolis è sicuramente l’esempio più lampante della consapevolezza estetica, nonché della complessità artistica raggiunta dal cinema muto.

Il film tedesco di Fritz Lang è il racconto di una città futuristica dove sopravvivono due mondi: da un lato la classe delle autorità cittadine e dall’altro, nel sottosuolo, la classe operaia ormai alienata e completamente invischiata nei meccanismi dello sfruttamento. L’uso di tematiche senza tempo, abbinato ad alcune delle immagini cinematografiche più potenti di sempre, hanno reso Metropolis un capolavoro assoluto, fuori dal suo tempo, e l’iniziatore di tanto cinema a venire, facendone la prima pellicola veramente moderna.

3. “Tempi moderni”, C. Chaplin (1936)

Charlot sistema bulloni sugli ingranaggi

Trova posto in questa lista anche il primo film sonoro di Charlie Chaplin, nonché l’ultimo nelle iconiche vesti di Charlot. Se il  racconto del vagabondo/operaio di fabbrica alla ricerca di libertà e accettazione sociale potrebbe rappresentare un passo indietro rispetto al successivo e più maturo Il grande dittatore, è proprio nella sua incompletezza che va ricercata la grandiosità di questo film.

Tempi moderni è un vero e proprio momento di passaggio. Politico, ma non troppo; poetico, ma non esageratamente; in costante bilico fra astrattismo e realismo e fra comicità e dramma sociale. È il film perfetto per esprimere un momento storico di grande cambiamento, visto però attraverso gli occhi, ingenui ma profondi, di uno dei comici (e dei cineasti) più bravi di sempre.

4. “Quarto potere”, O. Welles (1941)

Kane parla di fronte alla sua gigantografia

Nonostante tutti i retroscena che abbiamo visto raccontati nel recente Mank di Fincher, Quarto potere era e rimane uno dei film più importanti della storia del cinema. La storia è quella del racconto polifonico e ambiguo della vita di uno degli uomini più subdoli e potenti del mondo del giornalismo e dei media, trattato attraverso l’occhio stralunato della cinepresa e di Welles stesso.

Qui il bianco e nero del film classico si dà in tutta la sua profondità di campo e in tutta la sua complessità estetico-narrativa. L’immagine in Quarto potere è lo specchio della distorsione dei discorsi, delle parole e del potere. Un film problematico, ribelle e rivoluzionario di cui davvero non si può fare a meno.

5. “Viale del tramonto”, B. Wilder (1950)

Norma Desmond viene arrestata di fronte a telecamere e fotografi

Tra il noir e la commedia nera, Viale del tramonto è una lucidissima critica al sistema, fatta dall’interno del sistema stesso. La storia è quella di Norma Desmond, un’anziana e ormai bistrattata attrice del muto, ritiratasi nella sua villa fatiscente dove incapperà il giovane sceneggiatore in cerca di fortuna Joe Gillis.

L’esagerazione e il grottesco che sottilmente permeano tutto il film alimentano la comicità melodrammatica che è la vera cifra del film. Una pellicola imperdibile che, con il suo mix di spettacolo e ironia, trattati sia dal punto di vista visivo che narrativo, ne fa una delle opere in bianco e nero più imperdibili di sempre.

6. “Il settimo sigillo”, I. Bergman (1957)

Il cavaliere gioca a scacchi con la morte

Il capolavoro di Ingmar Bergman racconta la storia di un cavaliere disperato e disilluso di ritorno dalle Crociate alle prese con una partita a scacchi con la Morte. L’epopea storico-onirica è un vero gioiello della cinematografia mondiale intriso di domande filosofiche sul senso della vita, sul significato della morte e sull’esistenza di Dio.

A questo vanno aggiunte la perfetta fotografia contrastata del film e le immagini iconiche che compongono il quadro. Un’opera oscura e affascinante che parla dei temi sempre vivi, e mai completamente risolti, dell’esistenza umana in tutte le sue variabili.

7. “Fino all’ultimo respiro”, J.-L. Godard (1960)

Michel e Patricia a letto

Non serve un film perfetto e ben calibrato per fare un capolavoro. Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard ne è l’esempio perfetto. Il film che ha iniziato la Nouvelle Vague è infatti un omaggio alla libertà, alla provocazione e alla sgangheratezza più totale.

La storia dell’amore ritrovato e destinato al fallimento del bandito Michel è poca cosa. Il focus centrale di questo film è la rivendicazione che ne sta alla base: quella di una totale ri-appropriazione del linguaggio cinematografico da parte dell’autore. La libertà dai canoni e dalle regole si percepisce in ogni inquadratura del film, facendolo diventare l’opera più particolare presente in questa lista.

8. “La dolce vita”, F. Fellini (1960)

Marcello e Sylvia dentro la fontana di Trevi

Se tra gli anni ’50 e ’60 l’Italia ha fornito alcuni degli esempi più eclatanti di bianco e nero a livello mondiale, certamente uno dei suoi massimi protagonisti è Federico Fellini. E tra i suoi film, La dolce vita è stato uno di quelli memorabili per eccellenza, tanto da riuscire ad identificare un’intera epoca, una certa idea di italianità e un preciso fenomeno culturale.

Ma La dolce vita è anche più di questo. È una pellicola perfetta, fatta di momenti, di apparizioni, di silenzi e di estasi, tutti inseriti nel poetico e fantasmatico contesto romano. Il modo migliore per raccontare il lusso e la decadenza di un’Italia stretta tra neorealismo e boom economico.

9. “Psyco”, A. Hitchcock (1960)

Marion senza vita con la faccia sul pavimento

Non potevamo concludere una lista sui migliori film in bianco e nero senza mettere dentro il regista dallo sguardo più “chirurgico” di tutti: Alfred Hitchcock. Il re dell’horror, tra i suoi tanti capolavori, ne ha fatto uno che ha finito per indicare il genere tout court, ossia Psyco. La storia della segretaria che ruba il denaro per poi finire misteriosamente assassinata in un motel è resa ancora più speciale dal monocromo profondo dell’immagine.

Se l’iconica scena della doccia è ormai tra le più citate, parodiate e rivisitate di sempre, anche il resto del film potrebbe rientrare in un manuale di cinema, data la sua perfezione. Insomma non c’è da meravigliarsi se questa rimane una delle pellicole cardine del genere, nonché della storia del cinema di sempre.

10. “Schindler’s List”, S. Spielberg (1993)

La bambina col vestito rosso tra la folla in bianco e nero

In un’epoca ormai datasi completamente al colore Steven Spielberg sceglie il bianco e nero per raccontare una delle pagine di storia più buie dello scorso secolo. E le ragioni di questa scelta sono sia estetiche che di “rispetto” per i fatti raccontati: il racconto tratto da una storia vera assume così caratteri allo stesso tempo inquietanti ed eroici.

La storia è quella di un uomo d’affari tedesco che fa di tutto per proteggere gli ebrei che lavorano nella sua azienda in Polonia, mettendo in discussione e in pericolo se stesso. La profondità e l’intensità emotiva di questo film, accompagnati ad una minuziosa attenzione al dettaglio, ne fanno una pellicola imperdibile per tutti. E pure uno degli esempi più riconosciuti di bianco e nero degli ultimi decenni.

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