Cos’è il Fridging, il pigro archetipo di una Hollywood femminicida?

E' un topos cinematografico e narrativo tra i più abusati, soprattutto in narrazioni che vedono come protagonisti eroi maschili: l'espediente del Fridging, in italiano "Donna nel frigorifero" è pigro e svilente nei confronti dei personaggi femminili. Qua, spiegheremo di cosa si tratta.
Cos'è il Fridging, il pigro archetipo di una Hollywood femminicida?

Il termine tecnico è Women in Refrigerators Syndrome, in italiano Donna nel frigorifero, colloquialmente noto come Fridging (e quest’ultimo termine vale anche per personaggi maschili, per quanto accada meno spesso).

Di che si tratta? Di un espediente narrativo al quale probabilmente avete già assistito tante volte al cinema, o leggendo un fumetto, ma senza conoscerne i connotati. La specifica doverosa, visto anche il titolo forte che diamo all’articolo, è che questo è un fenomeno esistente ed interessante da analizzare, ma che ovviamente non squalifica in toto gli ottimi film dei quali discuteremo.

Fridging: Di che si tratta?

L'origine del termine
L’origine del termine

Avviene quando un personaggio femminile viene ucciso e la sua morte ha, prevalentemente, lo scopo di spingere alla vendetta l’eroe maschile, protagonista della storia. E’ un termine dalla connotazione negativa, perché è un meccanismo che svaluta la vita e la dignità narrativa del personaggio ucciso, al solo scopo di infuocare la rabbia del protagonista. Emerge, peraltro, il limite di una scrittura piuttosto pigra e che tende ad accomodarsi su un cliché (sessista, nella maggior parte dei casi) che per di più svilisce un personaggio spesso fondamentale. Il termine è stato coniato dalla fumettista Gail Simone, e trae spunto da un episodio della serie fumettistica Lanterna Verde, in cui la fidanzata del protagonista viene assassinata e chiusa in un frigorifero.

Se dunque l’origine del termine arriva dal mondo dei fumetti, è chiaro che negli ultimi decenni i film Hollywoodiani, storicamente scritti e diretti nella stragrande maggioranza dei casi da uomini, non hanno fatto eccezione. Andiamo ad analizzare qualche casistica particolarmente indicativa, restando nel perimetro di film usciti negli ultimi vent’anni e fortemente legati alla figura di un eroe maschile come protagonista. Va da sé che ci saranno degli spoiler relativi ai suddetti film, quindi lasciamo per ultimo il più recente, nel caso qualcuno dovesse ancora recuperarlo.

Rachel Dawes (Maggie Gyllenhaal) ne Il Cavaliere Oscuro

Maggie Gyllenhaal e Christian Bale
Maggie Gyllenhaal e Christian Bale

Christopher Nolan è indubbiamente tra i registi più rilevanti e stimati del nuovo millennio, ma se c’è una critica comune che gli si muove spesso è proprio quella di avere qualche problemino con i personaggi femminili dei suoi film. A ben vedere, in quasi tutte le sue opere c’è di mezzo una donna morta per la quale il protagonista soffre, ma questo è forse il caso più eclatante. Rachel Dawes (interpretata da Katie Holmes in Batman Begins e da Maggie Gyllenhaal ne Il Cavaliere Oscuro) è l’unico personaggio femminile di rilievo nei primi due capitoli della trilogia di Batman realizzata dal regista britannico.

Nel Il Cavaliere Oscuro, un film indiscutibilmente straordinario e che ha segnato una svolta nel cinema d’intrattenimento, spiace constatare che il personaggio di Rachel sia veramente piatto. Contesa tra due uomini ed in costante pericolo, muore verso metà film, scatenando in uno dei due dolore e nell’altro sete di vendetta. Buona parte dell’ultimo atto segue la follia omicida di Harvey Dent, che con Rachel doveva sposarsi, mentre il protagonista, Batman, deve fermarlo mettendo da parte la tragedia della morte della donna che amava. In un film che brilla per la caratterizzazione dei suoi personaggi e per la sua sceneggiatura, l’unica donna sembra messa là a fare la più classica delle damigelle in pericolo.

Irene Adler (Rachel McAdams) in Sherlock Holmes

Rachel McAdams e Robert Downey Jr.
Rachel McAdams e Robert Downey Jr.

I due film su Sherlock Holmes usciti nel 2009 e nel 2011 sono entrati di diritto nella cultura cinematografica pop del nuovo millennio. La coppia Robert Downey Jr. – Jude Law ha funzionato alla grande e la regia di Guy Ritchie ha dato il meglio di sé in questi action-spy movie dal sapore vittoriano ed intrigante. Tra i conclamati punti di forza del primo capitolo, c’era la protagonista femminile di Rachel McAdams: Irene Adler. Ladra sarcastica e femme fatale, storico tira e molla di Sherlock. Un personaggio ben scritto, e la grande chimica tra i due interpreti sullo schermo aveva donato il giusto tocco romance al primo film.

McAdams torna nel cast del secondo film, dove tuttavia, già in fase promozionale, si capisce che la nuova protagonista femminile sarà un personaggio inedito, interpretato da Noomi Rapace. Il motivo? Presto detto, Irene Adler viene uccisa (avvelenata) dal villain del film, James Moriarty, nel prologo del film, dopo soli 10 minuti ed una manciata di scene. Scene nelle quali, comunque, McAdams riesce a rubare la scena con il suo fascino e il suo carisma. Naturalmente, questa dipartita esacerba l’odio di Holmes verso il suo acerrimo nemico per tutto il resto del film.

Strawberry Fields (Gemma Arterton) in 007 – Quantum Of Solace

Gemma Arterton e Daniel Craig
Gemma Arterton e Daniel Craig

Le Bond Girls, va detto, sono sempre state piuttosto oggettificate, fino al 2012, quando con Skyfall le cose hanno iniziato a cambiare. Non fanno eccezione, dunque, i primi due dei cinque capitoli cinematografici che hanno visto protagonista Daniel Craig. Quantum of Solace, il secondo, a dirla tutta è la pecora nera del quintetto, avendo raccolto non solo il più basso incasso dei cinque ma anche le peggiori recensioni. E molti, già all’epoca dell’uscita, nel 2008, hanno notato come un certo modo di trattare la Bond Girl di turno fosse iniziato a risultare indigesto.

La Strawberry Fields di una giovanissima Gemma Arterton (22enne, all’epoca), è probabilmente una delle Bond Girl meno valorizzate di sempre, al netto dell’ottima attrice chiamata ad interpretarla. Nonostante sia un’agente dell’MI6 anche lei, si ritrova con una decina scarsa di minuti di screentime, viene sedotta da Bond, lo accompagna ad un party e viene uccisa dai cattivi di turno. Soffocata nel petrolio, citando l’iconica dipartita di un’altra Bond Girl, la Jill Masterson di Goldfinger (1964) che abbiamo messo in copertina d’articolo, per quanto in quell’occasione il legame emotivo con Bond fosse ancora minore. La M di Judi Dench lo rimprovera: “Queste donne fanno di tutto per lei, Bond, non è vero? A quante siamo?” Come se non bastasse, la stessa Gemma Arterton ha dichiarato di essersi pentita del ruolo, oggettivamente sciapo e svilente.

Roxy (Sophie Cookson) in Kingsman

Sophie Cookson interpreta Roxy, esempio lampante di Fridging
Sophie Cookson interpreta Roxy, esempio lampante di Fridging

Kinsgman esce ad inizio 2015 ed è una sorpresa per il grande pubblico: certo, il cast potente già c’era (Colin Firth, Samuel L. Jackson, Mark Strong, Michael Caine), ma è lo stile sopra le righe, splatter in modo esilerante, a conquistare gli spettatori. Il film incassa quasi il quintuplo del budget speso per crearlo, un successo indiscutibile (che il secondo capitolo ha parzialmente riconfermato, in modo più tiepido). Una delle dinamiche narrative più apprezzate da fan e critica è il rapporto scherzoso ed affettuoso tra il protagonista, il giovane agente segreto Eggsy (Taron Egerton) e la sua amica Roxy (Sophie Cookson), a sua volta nuova recluta dei servizi segreti.

Cookson viene riconfermata nel cast del secondo film, con tanto di character poster a lei dedicato durante la campagna promozionale, ma indovinate un po’? Esatto, muore dopo due sole scene, durante un attentato organizzato dai nuovi cattivi contro l’agenzia segreta. E, naturalmente, il dolorante Eggsy trae dalla sua morte ulteriore motivazione e rabbia per sconfiggere i nuovi villain. Duh, siamo alle solite.

Ilsa Faust (Rebecca Ferguson) in Mission Impossible: Fridging anche nel 2023

Rebecca Ferguson interpreta Ilsa Faust, l'ultimo caso di Fridging
Rebecca Ferguson interpreta Ilsa Faust, l’ultimo caso di Fridging

La premessa è che il film in sé è entusiasmante ed assolutamente meritevole di essere visto al cinema. Ma spiace constatare che, nonostante la discreta attenzione riservata da Tom Cruise e dal regista Christopher McQuarrie ai personaggi femminili della saga, specialmente negli ultimi film, stavolta si ricada, con entrambe le scarpe, nel solito vecchio schema. Dopo aver reso nei precedenti due capitoli della saga Ilsa Faust, l’agente interpretata da Rebecca Ferguson, un personaggio molto ben caratterizzato ed amatissimo dal pubblico, in Dead Reckoning la donna incontra la sua fine. E non è questo il problema peggiore.

Lo è, piuttosto, che la scrittura del suo personaggio stavolta sia assolutamente sciapa, visto che il personaggio compare solo per poche scene, parlando a malapena, c’è poi un piccolo build up emotivo con il protagonista Ethan, con abbracci dolci e sguardi romantici, e poco dopo, la scelta. Quale? Il villain decide che una tra lei e Grace (Hayley Atwell, New Entry di quest’ultimo capitolo) dovrà morire quella notte, per colpire emotivamente Ethan, il protagonista. Per una saga che già in passato ha visto morire più di una donna “a causa” sua, non esattamente una scelta originale. A soccombere è Ilsa, la più legata delle due ad Ethan, e dopo due minuti di lutto in croce, nel team subentra Grace al suo posto e la missione prosegue.

Al netto che Hayley Atwell in questo film è fantastica, viene da chiedersi: come mai i due storici alleati di Ethan (interpretati da Ving Rhames e Simon Pegg) sopravvivono ad ogni situazione improbabile in ogni film, mentre le donne cambiano ciclicamente, di film in film, come se fossero pedine su una scacchiera ben più sacrificabili dei loro colleghi maschi (e rigorosamente più giovani di loro..?).

Lo schema si ripete

E’ francamente difficile non scorgere tracce di sessismo ad ageismo cinematografico, ad Hollywood problemi annosi da sempre. I protagonisti maschili, inossidabili ed eroici, sembrano avere un lasciapassare che le loro controparti femminili non hanno, venendo quasi sempre fatte fuori nel corso dei film o delle saghe in cui compaiono.

Il problema, chiaramente, non è tanto la morte dei personaggi in sé, quanto il fatto che le loro dipartite quasi sempre sembrino accomodarsi sul vecchio stereotipo del Fridging, che continua ancora oggi a mietere fin troppe vittime cinematografiche.

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