Léa Seydoux: la Bond Girl che visse due volte

Léa Seydoux, acclamata attrice francese, ha lavorato per registi del calibro di Quentin Tarantino, Woody Allen, Wes Anderson, Xavier Dolan e David Cronenberg. Ma è nota anche, e soprattutto, per essere stata la prima Bond Girl della storia a diventare un personaggio a tutto tondo non in uno solo, ma in due film di 007 consecutivi.
Léa Seydoux: la Bond Girl che visse due volte

Léa Seydoux nasce a Parigi il 1º luglio 1985. Inizia molto giovane la sua carriera attoriale, ed il primo ruolo per un regista di fama mondiale arriva nel 2009. Il film è Bastardi Senza Gloria, capolavoro di Quentin Tarantino. Seydoux interpreta una delle tre figlie del contadino LaPadite, nell’iconica scena d’apertura in cui giganteggia Christoph Waltz, attore austriaco che grazie a questa interpretazione vincerà il suo primo premio Oscar.

Da questo cameo, già si possono ammirare l’intensità degli sguardi e il fascino algido che renderanno l’attrice parigina un’icona del cinema, amata e richiesta da tutti i più grandi registi viventi.

Infatti, da lì in avanti, per Léa Seydoux si spalancano le porte del cinema mondiale. Woody Allen la vuole nel cast dell’amatissimo Midnight In Paris, si trasforma in una spietata agente killer che dà del filo da torcere a Tom Cruise in Mission Impossible: Ghost Protocol, e viene consacrata nel 2013 quando La Vie d’Adèle, di Abdellatif Kechiche, che la vede protagonista, vince la Palma d’Oro a Cannes.

Nel 2014 è parte di quel grande mosaico attoriale che è il cast di The Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson. L’anno successivo recita per Yorgos Lanthimos in The Lobster, primo film internazionale del celebre regista greco. La coinvolgono nei loro film anche Xavier Dolan (It’s Only the End of the World) e David Cronenberg (Crimes Of The Future), fino ad arrivare al suo prossimo grande progetto, la partecipazione al secondo capitolo di Dune diretto da Denis Villeneuve.

Ma in questo articolo ci occuperemo di un suo specifico ruolo, che è stato importante non solo per la sua carriera, ma anche per la famosissima saga per cui lo ha interpretato, e, allargandosi, per la Storia del Cinema in generale.

Léa Seydoux cambia le regole del gioco nell’Universo 007

Léa Seydoux nel poster di Spectre
Léa Seydoux nel poster di Spectre

Nel 2014, all’apice della sua carriera, Seydoux è l’attrice prescelta per interpretare la Bond Girl Madeleine Swann in Spectre, 24esimo film della serie di 007, il quarto con Daniel Craig protagonista. Il film è diretto nuovamente da Sam Mendes, dopo il successo clamoroso di Skyfall, nel 2012. 

Era stato proprio con Skyfall, elogiato dalla critica e amato dal pubblico, che si era avvertito un primo cambio di rotta nell’approccio alla rappresentazione femminile, argomento spesso dibattuto, tra i fan e i non fan della saga. Certo, le sensuali ed enigmatiche Bond Girl sono da sempre parte dell’Universo glamour di 007. Ma è innegabile che l’approccio del famoso agente segreto britannico al mondo femminile sia stato, nel corso dei decenni, più o meno velatamente misogino. 

La pagina Wikipedia dedicata alle Bond Girl si serve addirittura di uno schema per incasellarle: ci sono le partner sessuali, le alleate/compagne (Main Sidekick), le Femme Fatale (seducenti e pericolose) e gli agnelli sacrificali, che pagano con la vita la loro fedeltà a Bond. Naturalmente, è capitato che sovente i ruoli si siano sovrapposti, ma questo schema è stato usato spesso nel corso dei decenni per analizzare i film della saga. Si può notare, tuttavia, come nel corso degli anni questa schematizzazione abbia poco per volta perso validità: per parlarne, dovremo inevitabilmente incappare in qualche SPOILER sugli ultimi capitoli della saga.

E nei film più recenti?

Monica Bellucci, Léa Seydoux e Naomie Harris
Monica Bellucci, Léa Seydoux e Naomie Harris

Con Skyfall, si diceva, le cose iniziano a cambiare: a detta di molti, la vera, grande protagonista femminile del film è Judi Dench, all’epoca 78enne, nella sua settima ed ultima volta nei panni della capa di Bond, M. E la brillante agente Eve (Naomie Harris), che potrebbe essere considerata sia come partner sessuale che come alleata, alla fine si svela essere la nuova versione di uno storico personaggio dell’Universo narrativo di 007, ovvero Miss Moneypenny, segretaria di Bond. Certo, la Sévérine di Bérénice Marlohe è un “agnello sacrificale” in piena regola, ma lo schema inizia a scricchiolare.

Spectre esce nel 2015, e stavolta il cambiamento si percepisce maggiormente: la Miss Moneypenny di Naomie Harris ha un simpatico rapporto paritetico con Bond, che la tratta come una collega. La Lucia di Monica Bellucci, sulla cui morte si potrebbe scommettere dal momento in cui entra in scena, sopravvive. E, soprattutto, debutta il personaggio di Madeleine Swann, interpretata da Léa Seydoux. Psicologa e figlia di un vecchio nemico di Bond, Swann inizialmente ha un rapporto teso con il protagonista, ma i due capiranno ben presto di essere fatti della stessa pasta, di condividere molte esperienze di vita, e si innamoreranno.

Il finale del film è un Happy Ending a tutti gli effetti, al punto che si pensava potesse fungere da congedo, per Craig. Ma gli ottimi incassi e l’affetto del pubblico per questo James Bond convinsero l’attore e la produzione a realizzare un ultimo capitolo. La cui lavorazione, però, è stata a dir poco travagliata.

No Time To Die: Me Too, Covid, e chi più ne ha più ne metta

Una scena di No Time To Die
Una scena di No Time To Die

Nei 6 anni trascorsi tra Spectre e No Time To Die, è successo praticamente di tutto: il film ha subìto continui rimaneggiamenti, sia a livello di sceneggiatura che di crew, la regia è passata da Danny Boyle a Cary Fukunaga, è esploso il Movimento #MeToo, con tutte le riflessioni e gli sconvolgimenti che ha portato nel mondo dell’intrattenimento, e la pandemia di Covid ha portato il film ad uscire, nell’autunno del 2021, con un ritardo di un anno e mezzo rispetto al previsto.

Poco prima dell’inizio delle riprese, a dare una revisione allo script ci pensa Phoebe Waller-Bridge, attrice e sceneggiatrice inglese particolarmente nota per il suo senso humor e l’attenzione ai personaggi femminili. Elementi nei quali, effettivamente, il film si distingue: stavolta, le categorie di cui si parlava poco fa saltano completamente.

Le donne di No Time To Die (Léa Seydoux su tutte)

Ana De Armas con Daniel Craig
Ana De Armas con Daniel Craig

Paloma, interpretata da Ana De Armas, è un personaggio atipico: bellissima, intrigante ma allo stesso tempo adorabilmente goffa. Bond pensa che lei voglia sedurlo mentre Paloma sta solo cercando di fargli provare la giacca che servirà per la loro missione, si dimentica le frasi in codice per la missione ma alla fine la svolge alla perfezione.

C’è poi Nomi, interpretata da Lashana Lynch, che è l’agente 007 che ha sostituito Bond nei suoi anni di assenza, e nel corso del film passa da alleata ad avversaria di Bond, sempre con grande professionalità e schiettezza.

Ma soprattutto, c’è nuovamente Léa Seydoux ad interpretare la dottoressa Swann. E se è vero che la Sylvia Trench di Eunice Gayson, nei primi due film della saga negli anni ‘60, compare in due episodi consecutivi, per quanto in un ruolo non particolarmente rilevante né significativo, è proprio Madeleine Swann la prima Bond Girl a tutto tondo ad essere la co-protagonista di Bond per due film differenti.

Non solo, il suo personaggio è tra i più sfaccettati dell’intera serie: scopriamo di più sul suo passato traumatico, la vediamo seguire in terapia il villain Blofeld (ritrovando così Christoph Waltz, a 12 anni dal debutto in Bastardi Senza Gloria), separarsi e poi ricongiungersi con Bond, da cui, rullo di tamburi, ha anche avuto una figlia. Una scrittura attenta e sfaccettata ed una buona interpretazione attoriale rendono Madeleine Swann la Bond Girl meglio caratterizzata di sempre, probabilmente. 

Più attenzione non vuol dire per forza limite espressivo

Insomma, il mito di James Bond può tranquillamente continuare a suon di Vodka-Martini agitato e non mescolato, inseguimenti mozzafiato, cattivoni che vogliono distruggere il mondo e belle donne: questo non toglie che, con la sensibilità maturata dal mondo intero e da Hollywood in particolare negli ultimi anni, non si possa donare maggior dignità e completezza anche ai personaggi femminili. La Madeleine di Léa Seydoux, in questo, è stata antesignana.

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