Joe Eszterhas, sceneggiatore iconico e controverso, ha firmato un accordo multimilionario con Amazon MGM Studios e United Artists per realizzare il reboot di Basic Instinct, il thriller erotico cult del 1992 che sconvolse pubblico e critica e consacrò Sharon Stone a star internazionale. L’accordo – uno dei più ricchi dell’anno per una sceneggiatura speculativa – prevede un pagamento iniziale di 2 milioni di dollari, con la possibilità di arrivare fino a 4 milioni se il film entrerà ufficialmente in produzione.
Un colpo di scena che, a 80 anni, segna il ritorno sotto i riflettori di uno degli sceneggiatori più pagati e discussi della storia di Hollywood. Questa nuova versione del film cult promette scintille: secondo fonti vicine alla produzione, il reboot sarà “anti-woke“, ovvero intenzionalmente provocatorio contro il politically correct dominante. Una mossa rischiosa e, proprio per questo, perfettamente in linea con lo stile audace e senza filtri di Eszterhas.
Joe Eszterhas e l’anima contorta del thriller erotico
Per comprendere appieno l’impatto di questa notizia, bisogna tornare indietro di oltre trent’anni. Era il 1992 quando Basic Instinct esplose come una bomba al botteghino, incassando più di 353 milioni di dollari globalmente (equivalenti a circa 800 milioni attuali, se si tiene conto dell’inflazione). Una cifra enorme, considerando il budget di produzione contenuto – appena 49 milioni.
Ma a fare la differenza non fu solo il denaro. Fu l’iconografia, la tensione erotica, il ruolo della donna predatrice, e soprattutto la figura di Catherine Tramell: una scrittrice fredda, intelligente e manipolatrice, capace di soggiogare ogni uomo con un semplice sguardo – o, come nella celeberrima scena dell’interrogatorio, con un gesto fulmineo e iconico.
Nel reboot, Sharon Stone potrebbe tornare a indossare i panni della letale Tramell, anche se nulla è stato ancora confermato ufficialmente. Una notizia che ha già diviso il pubblico: da un lato l’entusiasmo nostalgico, dall’altro lo scetticismo sull’opportunità di riproporre un personaggio tanto controverso in un contesto culturale radicalmente cambiato.
Ma Eszterhas non teme le polemiche. “Le voci sulla mia impotenza cinematografica sono esagerate e discriminatorie per età”, ha dichiarato con ironia. “Il mio partner di scrittura, l’UOMO CONTORTO, è vivo e scriverà un’esperienza selvaggia e orgasmica”. Una dichiarazione che sembra un manifesto d’intenti: niente compromessi, niente censure, solo puro Eszterhas-style.
Basic Instinct: ritorno al cinema provocatorio
L’elemento che più ha fatto discutere finora è l’etichetta “anti-woke” assegnata a questo reboot. Ma cosa significa davvero? In un’epoca in cui Hollywood appare sempre più attenta a rappresentazioni inclusive, narrative sensibili e politicamente corrette, un film che si definisce esplicitamente in opposizione a questi principi rischia di accendere un dibattito culturale acceso.
Il Basic Instinct originale fu già al centro di contestazioni da parte di gruppi femministi e comunità LGBTQ+. Le proteste più forti si verificarono durante le riprese a San Francisco, quando si diffuse la notizia che Catherine Tramell, il personaggio interpretato da Stone, fosse bisessuale – un aspetto che, secondo molti, rafforzava stereotipi nocivi sui “queer predatori”. Per approfondire questi aspetti e comprendere le controversie storiche, vi invitiamo a leggere questo approfondimento sulla scena dello scandalo con Sharon Stone.
Eszterhas, però, ha sempre difeso la sua visione creativa: personaggi complessi, ambigui, moralmente grigi. Non eroi e antieroi, ma individui realistici, sessualmente liberi e imprevedibili. Il reboot, in questo senso, potrebbe essere un ritorno alle radici del thriller erotico, senza i filtri e le autocensure degli ultimi anni.
Secondo fonti interne, il nuovo Basic Instinct si concentrerà su dinamiche di potere, manipolazione psicologica e desiderio, offrendo uno sguardo tagliente su una società che – almeno secondo Eszterhas – è diventata troppo “pulita” per raccontare il lato oscuro del desiderio umano.
Un’eredità cinematografica difficile da eguagliare
Il rischio più grande di questo reboot è proprio il confronto con l’originale. Parliamo di un film diretto da Paul Verhoeven, con fotografia di Jan de Bont e musiche di Jerry Goldsmith: un team d’eccellenza che ha saputo creare un’atmosfera torbida e seducente, perfetta per la narrazione. Il film è spesso considerato una reinterpretazione erotica di Vertigo di Alfred Hitchcock, con colpi di scena che tengono incollati fino all’ultimo.
Oggi, Basic Instinct è diventato oggetto di analisi e discussione critica, come dimostra anche questa interpretazione del finale del film. Il sequel del 2006, diretto da Michael Canton-Jones, è invece stato un fallimento totale: con un budget di oltre 70 milioni di dollari, ne incassò appena 38. Una lezione che Eszterhas conosce bene: dopo aver scritto solo parzialmente la sceneggiatura, si allontanò dal progetto e, deluso, lasciò Hollywood.
In attesa di ulteriori dettagli sulla trama e sul cast, una cosa è certa: Basic Instinct è tornato, e non ha alcuna









