Tutto il mio folle amore è un film drammatico del 2019 diretto da Gabriele Salvatores. Racconta il viaggio on the road di un padre che, dopo sedici anni di lontananza, si ritrova accanto al figlio autistico. Un racconto commovente che affronta con delicatezza il tema della genitorialità e della disabilità, mostrando come il vero atto d’amore consista nel trattare le persone autistiche con naturalezza, senza pietismi né barriere.
Il film ci ricorda che non esistono modi “giusti” o “sbagliati” di vivere, perché chi è considerato diverso può fare le stesse cose degli altri, anche se in maniera differente. Non c’è bisogno di proteggere o nascondere queste persone dal mondo, perché è proprio confrontandosi con la realtà che possono crescere, imparare e trovare il proprio posto, esattamente come tutti gli altri. L’idea alla base del film prende spunto dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, ispirato alla storia vera di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio autistico, protagonisti di un viaggio in moto attraverso il Sud America. Un percorso di scoperta e crescita, in cui i due imparano a conoscersi davvero, a venirsi incontro e a costruire un dialogo fatto di ascolto, pazienza e amore.
La storia vera dietro a Tutto il mio folle amore
Se ti abbraccio non aver paura, rispetto al film in cui Gabriele Salvatores riscopre tutto il suo genio narrativo, presenta alcune differenze sostanziali. Il romanzo è ambientato in Sud America e racconta la storia di un padre che ha sempre vissuto accanto al figlio, mentre in Tutto il mio folle amore, ambientato in Italia, i due protagonisti sono rimasti separati per sedici anni. Eppure, ciò che lega profondamente le due opere è il cuore pulsante della narrazione: il rapporto d’amore tra un padre e suo figlio.
Il titolo del libro evidenzia una delle sfide che i ragazzi autistici si trovano spesso ad affrontare, ovvero lasciarsi toccare, accettare un gesto d’affetto che per molti è naturale, ma per loro può essere fonte di disagio. Il romanzo si sofferma proprio su questo aspetto, ponendolo come uno dei nodi centrali del viaggio, una prova per il ragazzo, ma anche per il padre, che deve imparare a comprendere e rispettare i confini del figlio, senza forzarli.
Toccanti, a tal proposito, sono le parole di Franco Antonello durante un’intervista, parlando del viaggio intrapreso con suo figlio Andrea: “La rabbia, durante il viaggio ma anche prima e dopo, nasce sempre quando gli altri trattano Andrea come se fosse una persona diversa. Lui è stimolato tutti i giorni da noi. Noi ogni giorno cerchiamo di fare un passo avanti, ma bisogna lavorare tutti i giorni perché con questi ragazzi ci vuole tanta attenzione“.
Parole che ci ricordano quanto sia fondamentale la comprensione, l’ascolto e la libertà. Oggi Andrea vive da solo, in un’abitazione video controllata situata di fronte a quella dei genitori e lavora insieme al padre in un’associazione dedicata a ragazzi che affrontano difficoltà simili alle sue. Pur con gli inevitabili adattamenti cinematografici, Tutto il mio folle amore riesce a cogliere l’essenza emotiva del romanzo, raccontando non solo cosa significa essere padre, ma anche cosa vuol dire essere figlio e sentirsi finalmente visti e amati.
Tutto il mio folle amore andrà in onda questa sera su Rai 3. Per altri contenuti su cinema e serie tv, seguiteci sui nostri canali social e salvate la nostra pagina tra i preferiti.









