Midsommar: una storia vera ha ispirato l’horror di Ari Aster?

Midsommar è tra gli horror più particolari e riusciti dell'ultimo decennio. Diretto da Ari Aster, un regista che si sta imponendo all'attenzione del pubblico come una delle voci più innovative, il film unisce orrore e folklore. Per scoprire se è tratto da una storia vera, leggete il nostro articolo!
Il cast in una scena del film Midsommar

L’horror sta vivendo, in quest’ultimo decennio, un importante rinnovamento. Sia tematico che qualitativo. Nomi come Jordan Peele, Robert Eggers, i fratelli Filippou, recentemente anche Ryan Coogler e altri, hanno dato al genere un nuovo, importantissimo impulso. Del ristretto gruppo, fa certamente parte anche Ari Aster, tre le voci più particolari e “nuove” del genere (seppure, con gli ultimi due film, se ne sia decisamente scostato), specialmente per titoli come Hereditary – Le radici del male e Midsommar (il titolo completo, in italiano, è Midsommar – Il villaggio dei dannati), oltre ai suoi cortometraggi, altrettanto perversi.

Proprio il secondo dei due, secondo lungometraggio del regista, passerà, questa sera, giovedì 7 agosto 2025, alle ore 21:20, su Rai 4 (e, nelle prossime settimane, su RaiPlay), in televisione. Una scelta coraggiosa, ma sicuramente interessante. Interpretato da Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper, Will Poulter e Archie Madekwe, il film è un folle viaggio attraverso i rituali e le usanze di un bizzarro villaggio svedese. Per scoprire la trama e se il film sia tratto da una storia vera, continuate a leggere!

Di cosa parla Midsommar

Dopo un dramma famigliare, la studentessa Dani viene invitata, seppur decisamente controvoglia, dal fidanzato e tre amici a partecipare alla festa di mezza estate in Svezia, paese natio di Pelle, uno degli amici del fidanzato della protagonista. Incuriosita, la ragazza decide di andare. Dopo un lungo viaggio, il gruppo incontra il fratello di Pelle e due suoi amici, con i quali condividono l’assunzione di funghi allucinogeni. Conclusosi il trip, il gruppo viene accolto dalla comunità di Pelle, composta da figure bizzarre, completamente vestite di bianco ma accoglienti.

La festa, però, ben presto si rivela ben più particolare di quanto il gruppo di amici si aspettasse. Dopo un brutale rito sacrificale, spiegato come la metafora della vita che si rinnova nella comunità, i giovani si trovano quindi a vedere la comunità svedese con occhi decisamente diversi. Tra strani rituali, sparizioni, filtri d’amore e bizzarri accadimenti, ben presto la vacanza folkloristica si trasforma in un incubo a occhi aperti. E all’occasione perché i nodi del rapporto tra Dani e il fidanzato Christian vengano al pettine. Per il racconto completo del finale, vi rimandiamo a questo articolo.

Midsommar è tratto da una storia vera?

La risposta è semplice: Midsommar non è tratto da una storia vera. Non come viene raccontato perlomeno. E, aggiungiamo noi, per fortuna! La storia, i personaggi e la disposizione delle vicende sono quindi un frutto (un po’ perverso) della mente del regista Ari Aster (qui il trailer del suo prossimo film). Nonostante questo, alcuni elementi della pellicola, e in particolare nella ritualità della comunità svedese rappresentata, hanno fondamenti storici documentati. Elemento che non fa altro che aumentare il senso di inquietudine suscitato dal film. Facciamo qualche esempio, con una certa attenzione agli SPOILER.

Detto che la festa di mezza estate viene tuttora celebrata (negli ultimi giorni di giugno) in varie regioni del mondo, il primo rituale storicamente (ma parzialmente) attestato è quello della rappresentazione del ricambio generazionale nella comunità, impersonato macabramente da due anziani che si gettano volontariamente da una rupe (l’Ättestupa). E che, se sopravvissuti, vengono “finiti” da un enorme martello di legno, il cudgel.

Altro rituale storicamente attestato è quello (altrettanto macabro) a cui viene sottoposto Simon, uno dei due amici portato al villaggio da Ingemar, fratello di Pelle. Scomparso dal villaggio, il giovane viene “ritrovato” da Christian squartato e appeso in un pollaio. Ancora vivo. Il rituale viene definito Aquila di sangue ed è attestato nella cultura vichinga, come un simpaticissimo trattamento riservato ai nemici sconfitti. Anche la danza rituale, al termine della quale viene scelta la Regina di maggio, unisce la tradizione di danzare attorno a un albero addobbato per mezza estate alla leggenda folkloristica della Danza del Diavolo, di tradizione svedese, secondo la quale i partecipanti continuerebbero a ballare finché trasformati in scheletri.

Infine, last but not least, pare attestata, in passato, anche qualcosa che assomiglia al Sacrificio dei Nove che compare nel film, secondo cui nove persone, vive o morte, vengono bruciate in un tempo di legno. L’ultima, scelta dalla Regina di maggio, e quindi, nel finale del film, dalla stessa Dani. Rituale di purificazione, qualcosa di simile è attestato nelle culture “barbare” del passato, secondo cui uomini, animali e oggetti venivano bruciati all’interno di diverse strutture, talvolta dalla forma umana. Insomma, meglio che Ari Aster si sia inventato la sua storia…

E voi, conoscete Midsommar – Il villaggio dei dannati? Se no, lo recupererete questa sera? Fatecelo sapere!

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