Le 20 migliori sigle delle serie televisive di sempre

Ci sono volte in cui non è proprio possibile cliccare su quel “Salta Intro” persino nelle più intense sessioni di binge watching. E questo perché a volte il piacere di una bella serie tv inizia prima del suo inizio (perdonate il gioco di parole), con sigle memorabili e strabilianti titoli d’apertura.

E se negli ultimi anni molte serie tv hanno prestato un’attenzione maniacale nel creare vere proprie sigle capolavoro, vi assicuriamo che ottimi esempi si possono trovare anche negli anni andati.

Quindi preparatevi a canticchiare motivetti immortali e rifarvi gli occhi con le 20 migliori sigle delle serie tv di sempre. Una lista dei più particolari e dei più iconici titoli d’apertura che abbiamo visto sul piccolo schermo dai Simpson al Trono di Spade, passando per Twin Peaks e Friends.

Prendete i popcorn. Sedetevi comodi. Play.

1. Ai confini della realtà (1959-1964)

La sigla di Ai Confini della Realtà (The Twilight Zone) ci dimostra come anche negli anni ’50 le serie tv sapessero fornire quel tocco in più dato dai titoli di testa.

Il concept di questa sigla è semplice ed efficace, tanto quanto è inquietante. Porte, finestre, formule della relatività e bulbi oculari si stagliano nel fisso cielo stellato, mentre il suono metallico ripetuto si accompagna alla voce che ci spiega che stiamo entrando nella quinta realtà.

La sigla subì piccole modifiche nel corso del tempo, ma risulta ancora oggi uno dei migliori esempi di come veicolare il contenuto di una serie che vantava sceneggiatori del calibro di Ray Bradbury, Charles Beaumont e Richard Matheson con poche calibrate note. Eccovi arrivati dunque… ai confini della realtà!

2. Happy Days (1974-1984)

“Sunday, Monday, Happy Days”. Erano sufficienti queste quattro parole, che partivano quasi senza preavviso, incalzanti, un po’ rock (di quel primo rock ancora “innocente”) ed accompagnate dalle immagini di un juke box, perché chiunque si incollasse al televisore per i successivi venti minuti.

Happy Days ha davvero cambiato il modo in cui i telespettatori, soprattutto giovani, hanno percepito le serie TV, lanciando tormentoni e mode senza alcuna parsimonia, sfruttando quella nostalgia che già nel 1974, anno di esordio della serie, si percepiva chiaramente ripensando agli anni Cinquanta-Sessanta: al tempo, ma a pensarci bene anche oggi, bastava davvero poco per rivivere la magia di quel magnifico periodo, un juke box, una giacca in pelle, un pollice alzato e.. “Sunday, Monday, Happy Days”.

Commento a cura di Tommaso Serena.

3. Supercar (1982-1986)

Pontiac Trans Am nera, super equipaggiata e guidata da David Hasseloff: alzi la mano chi non sta già canticchiando Knight Rider Theme di Stu Phillips e Glen A. Larson.

Raramente una sigla riesce, attraverso un motivo estremamente orecchiabile, a far immergere completamente lo spettatore nell’atmosfera della serie. Appena finita la sigla infatti ci troviamo proprio nel futuro, al posto di David Hasseloff, mentre discutiamo con KITT.

Commento a cura di Tommaso Serena.

4. I Simpson (1989-in corso)

Dal 1989 i Simpson rivoluzionano il mondo della serialità animata e, più in generale, della cultura popolare americana nel mondo. Sempre dal 1989 Bart Simpson scrive per punizione una differente frase alla lavagna e particolari avvenimenti accompagnano la famiglia gialla più famosa al mondo mentre guarda la televisione sul divano di casa.

I Simpson, record dopo record, hanno fatto della sigla, composta da Danny Elfman, il biglietto da visita per una serie che è davvero riuscita ad entrare nelle case di tutti.

Perché i Simpson ci hanno fatto ridere, ma lo hanno fatto già a partire dalla divertentissima sigla.

Commento a cura di Tommaso Serena.

5. I segreti di Twin Peaks (1990-1991)

https://www.youtube.com/watch?v=i7d0Lm_31BE

Il tema della sigla di Twin Peaks si dice sia stato concepito da Angelo Badalamenti in appena venti minuti. Subito dopo che gli era stato descritto il setting decisamente particolare e alquanto astratto della cittadina di Twin Peaks: “Siamo seduti in un bosco buio e c’è un lieve vento che soffia attraverso gli alberi di sicomoro. E c’è la luna e qualche verso di animale in sottofondo e puoi ascoltare il bubolato di un gufo”.

E infatti la sigla è la riproposizione di tutto ciò. Lo scorrere lento, riprodotto in poco più di 5 scene, che caratterizza la vita nella sperduta cittadina dello stato di Washington, è tutto ciò che ci viene mostrato. E questa composizione tranquilla del quadro, tra musica e immagine, non fa altro che comunicare l’inquietudine sopita al di sotto della calma superficiale.

6. Willy, il principe di Bel-Air (1990-1996)

La sigla di Willy il Principe di Bel Air si differenzia dalle altre per una principale ragione: è una sigla doppiata. Edoardo Nevola, eccezionale doppiatore di Will Smith nella serie, riesce a rendere a pieno il rap ironico e coinvolgente di Fresh Prince. 

L’ottimo lavoro di Nevola è dimostrato dal fatto che in Italia, anche in un periodo molto più vicino alla lingua inglese come quello attuale, e per la nuove generazioni cresciute masticando l’inglese dei social, la versione italiana resta quella più celebre ed ascoltata.

Il lavoro di traduzione non è stato da meno, utilizzando slang ed espressioni create ad arte per una cultura che nello Stivale era ancora ben lontana dal trovare largo seguito.

Commento a cura di Tommaso Serena.

7. X-Files (1993-2002)

L’iconica sigla di X-Files è opera di Mark Snow che ha il merito di essere riuscito a ricreare le atmosfere misteriose e di grande suspance già durante i credits iniziali, in modo tale che i telespettatori potessero cominciare la serie emotivamente allineati agli argomenti trattati.

Se da un punto di vista sonoro l’ispirazione è stata il singolo How Soon Is Now dei The Smiths, a livello di immagine particolarmente innovativo è stato l’utilizzo dello split screen. Tutto ciò valse alla sigla il premio Emmy per il miglior design.

Commento a cura di Tommaso Serena.

8. Friends (1994-2004)

È probabile che anche chi ha visto solo di sfuggita qualche episodio di Friends sappia alla perfezione quando fare quei quattro  battiti di mano di I’ll Be There For You. Il tema dei Rembrandts insomma ricalca alla perfezione lo spirito di una delle sit-com più cult prodotte a cavallo del millennio.

La sigla poi fa il resto. L’intervallarsi delle scene della stagione con quelle dei 6 amici che si accomodano e scherzano sul divano al centro del parco conferiscono gioia e coralità al tutto. Una sigla breve e d’impatto che carica gli animi e riscalda i cuori: il mix perfetto per una delle sit-com più amate di sempre.

9. Dawson’s Creek (1998-2003) / The O.C. (2003-2007)

Questa scelta, ovvero quella di accomunare due serie così differenti tra di loro, può apparire singolare. Ebbene, lo è. Eppure The O.C. e Dawson’s Creek sono, almeno nell’immaginario collettivo, molto più simili di quanto non si possa pensare.

Le sigle per esempio sono estremamente riconoscibili, per certi versi hanno addirittura superato la fama della serie stessa, e la musica ne è l’elemento cardine, tanto che le immagini non mostrano molto di più dei semplici personaggi e luoghi della serie. Che sia un freddo paesino del Canada, sulla via per l’Alaska, o la ridente Orange County poco cambia: un’intera generazione ha sognato di vivere lì.

Commento a cura di Tommaso Serena.

10. Dexter (2006-2013)

Un semplicissimo rituale mattutino. Ecco di cosa tratta la sigla di Dexter. Banale no?! Ma ciò che rende veramente speciale questa sigla è il fatto che ciascuna azione della Morning routine del signor Morgan è trattata attraverso il dettaglio. Così la rasatura della barba, il taglio dell’arancia o i bacon che sfrigola sul fuoco diventano stranianti passaggi di una tortura che è tutta fisica e corporale.

Se all’abile utilizzo del close-up poi ci abbiniamo pure la canzoncina quasi da cabaret che accompagna tutti i titoli di testa. Ecco che abbiamo una delle sigle più geniali mai progettate. Preparare una colazione non è mai stato così perturbante e non è mai stato così efficace nel presentarci un personaggio con tutta la sua celata oscurità.

11. Mad Men (2007-2009)

Può una sigla rappresentare perfettamente il percorso umano del protagonista della serie in questione? La risposta è ovviamente si, Mad Man ne è la prova.

Il protagonista della sigla è ovviamente Donald Draper che, accompagnato da una musica che trasmette profonda inquietudine, inizia a precipitare inesorabilmente da un palazzo tra un’innumerevole serie di pubblicità. È la metafora della vita del geniale pubblicitario: se la scalata lavorativa non ha avuto battute di arresto e lo ha in breve reso la punta di diamante della sua azienda, di contro la sua vita personale, inizialmente felice, ne ha risentito pesantemente. 

Le pressioni di questi due ambiti non lasciano scampo alla persona, Donald Draper non può che precipitare.

Commento a cura di Tommaso Serena.

12. Boris (2007-2010)

L’unica presenza italiana di questa classifica è doveroso affidarla a Boris. Non solo perché il reboot recentemente annunciato dimostra l’apprezzamento sul lungo termine della serie italiana, ma anche perché si tratta di una delle sigle più carnevalesche mai inventate.

Basta una sola puntata infatti per ricordarsi a menadito il motivetto di apertura. Una canzoncina che dichiara apertamente quell’intento meta-testuale e farsesco della serie, sposandosi alla perfezione con i personaggi fluttuanti nell’acqua dell’acquario del piccolo Boris. Una metafora perfetta del sistema televisivo, nonché dell’intero sistema Italia. Insomma un piccolo capolavoro ironico per la serie più sottile e citazionista dell’intera tv italiana.

13. The Big Bang Theory (2007-2019)

https://www.youtube.com/watch?v=kCHGDRHZ4eU

“[..] Math, science, history, unraveling the mysteries,
That all started with the big bang!”

Questa è l’ultima frase della sigla di The Big Bang Theory, fortunatissima serie di Chuck Lorre. Ebbene questa sigla è l’esatto, preciso e puntuale manifesto della serie poiché, in pochissimi secondi, preannuncia tutto ciò che ha preceduto l’esistenza dei quattro simpatici scienziati protagonisti. E per tutto ciò che li ha preceduti si intende davvero tutto, partendo, ovviamente, dal Big Bang.

Le immagini accompagnano la musica, alternando in ordine cronologico la suggestiva ricostruzione dell’universo a quelle dei grandi traguardi dell’uomo, a velocità sempre più incalzante, fino ad arrivare a quello che il protagonista Sheldon definisce come “l’unico punto nello spazio in cui ruota il mio intero universo di essere vivente”, ovvero il divano del proprio appartamento.

Commento a cura di Tommaso Serena.

14. Il trono di spade (2011-2019)

Se c’è una serie a cui si pensa quando si parla di belle sigle questa di sicuro è Il trono di spade. La serie prodotta da HBO ha posto l’asticella della qualità dei titoli di testa molto in alto, fornendoci la sigla più epica di sempre.

Creata da Angus Wall, e pluripremiata agli Emmy, la sigla è un tripudio di forme e animazioni. In particolare definisce alla perfezione l’ambientazione non solo della serie in generale, ma del singolo episodio. La mappa di Westeros prende vita, con castelli e fortezze che si ergono dal piano come un libro pop-up fatto sì di ingranaggi, ma allo stesso tempo pieno di mistero. Una sigla la cui bellezza sta anche nella capacità di adattarsi continuamente ai cambiamenti di trama.

A tutto ciò va aggiunta la colonna sonora composta da Ramin Djawadi che con i suoi trionfali archi è diventata un appuntamento fondamentale di milioni e milioni di fan in tutto il mondo.

15. The Americans (2013-2018)

E qui ci troviamo di fronte ad un altro piccolo capolavoro di Angus Wall. Come raccontare al meglio il clima di Guerra Fredda se non utilizzando una commistione di simboli delle due fazioni? Da un lato la vita negli Stati Uniti, dall’altro quella in Unione Sovietica.

Così i nomi degli attori scritti in cirillico vengono cancellati dal loro corrispettivo originale in inglese. Il tutto mentre scorrono immagini dove si compara l’America all’URSS: la propaganda dell’una è uguale alla seconda, Babbo Natale viene coperto dall’immagine di Marx, l’astronauta viene paragonato al cosmonauta. Un affastellarsi di simboli e riferimenti ad un ritmo talmente alto da rendere la sigla efficace, intrigante e inaspettatamente pop.

16. Orange Is the New Black (2013-2019)

Un concept essenziale, ma totalmente riuscito quello della sigla di Orange Is the New Black. Quella che è davvero la serie iniziatrice dell’ondata del “femminismo mediale” degli ultimi anni, si avvale di titoli di apertura di una potenza particolare.

Sul brano You’ve Got Time di Regina Spektor, scorrono a ritmo di musica gli occhi di decine di donne. Sono i volti delle vere detenute che hanno ispirato la storia scritta da Piper Kerman, autrice del libro da cui è tratta la serie. Un omaggio del tutto particolare che contribuisce a dare un senso di concretezza e di verità a tutto il racconto. Sguardi che lasciano interdetti e che richiedono attenzione e dialogo allo spettatore, senza mezzi termini.

17. True Detective (2014-in corso)

Le stagioni di questa serie antologica passano, ma il marchio di fabbrica della sigla rimane. I volti, i corpi e lo sguardo dei vari personaggi si fondono con elementi dello spazio in cui la serie è ambientata, che sia la Louisiana, Los Angeles oppure l’Arkansas poco importa.

Immagini si sovrappongono ad altre immagini in un infinito tessuto di trame e di strade che si intersecano senza far intravedere una vera e propria direzione. La fusione di tutti questi elementi, unita alle sonorità country dei brani che accompagnano le sigle, contribuiscono a creare un alone di mistero e di inquietudine che è poi l’elemento portante di True Detective.

18. Narcos (2015-2017)

Le dolci note di Tuyo, il brano scritto da Rodrigo Almirante ispirandosi alla madre di Pablo Escobar per Narcos, risuonano di sottofondo. Ma mentre siamo cullati da questo delizioso bolero, passano sullo schermo immagini che non potrebbero essere più lontane da questa atmosfera.

La sigla sintetizza gli elementi portanti della guerra al narcotraffico. Utilizzando immagini di repertorio e immagini proprie della serie, vediamo scorrere i pacchi di cocaina, i report delle indagini, il boss, i simboli della ricchezza e chi più ne ha più ne metta. Una sigla dalle anime contrastanti sintomo della complessità del serie, nonché dello stesso fatto storico.

19. Bojack Horseman (2015-2020)

Bojack Horseman è un trattato psicologico sotto forma di cartone animato, espediente che lo rende molto più appetibile e digeribile per un pubblico che spesso non si sofferma troppo su prodotti con temi poco leggeri e, ancor meno, spensierati.

La sigla poi è davvero interessante e riesce a comunicare perfettamente l’inquietudine interiore del tormentato protagonista della serie, che appare come incapace di interagire con il mondo che lo circonda. Bojack sembra un passeggero di un treno, che guarda la propria vita scorrere fuori dal finestrino. Alla fine lo si vede prendere il sole in piscina, segno che tutto quel malessere interiore è perlopiù celato dalla condizione agiata garantita dalla celebrità.

Commento a cura di Tommaso Serena.

20. Westworld (2016-in corso)

La sigla di Westworld, serie frutto della geniale penna di Johnatan Nolan, fratello del pluripremiato regista Christopher, è davvero di pregevole fattura: sia per quanto riguarda la parte musicale, composta da Ramin Djawadi (Game of Thrones e True Detective) e Thomas de Gorter (colonna sonora di Lost), sia per quella visiva, che cattura l’occhio dello spettatore lasciando però una lieve inquietudine che trova poi terreno fertile per insinuarsi nella mente del pubblico attraverso il futuro distopico rappresentato nella serie.

Commento a cura di Tommaso Serena.

E voi, quale sigla preferite?

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