David Fincher è uno dei registi più amati e interessanti del momento. La sua filmografia comprende successi del calibro di Se7en, Fight Club o Zodiac, che lo hanno reso uno dei nomi di spicco nella cinematografia. I lavori del regista sono incentrati su storie cupe, violente, che mettono in evidenza gli aspetti più turpi della società e dell’uomo.
I film di Fincher sono carichi di cinismo, non sono storie a lieto fine ma vicende in cui il male finisce inevitabilmente per prevalere. In un mondo malato e decadente, i confini tra bene e male si perdono e si confondono. Di conseguenza non troviamo mai personaggi del tutto positivi, esemplari o innocenti: al contrario sono frequenti i personaggi ambigui, problematici. Alcuni sono semplicemente degli outsiders, vittime o ribelli che cercano di sopravvivere in una vita in cui non c’è spazio per la moralità. Altri sono personaggi senza scrupoli, crudeli eppure incredibilmente affascinanti.
Fincher sfrutta proprio questi personaggi oscuri e ambigui per farci riflettere su quanto il mondo sia complesso e intrecciato, impossibile da ridurre ad un binomio tra bianco e nero: spesso sono proprio le sfumature di grigio quelle più interessanti. Ecco quindi i 5 personaggi dei film di Fincher più ambigui, ma allo stesso tempo più affascinanti.
5. Lisbeth Salander
Ci sono casi in cui il carattere o il comportamento fuori dalla norma di un personaggio sono comprensibili alla luce del suo trascorso. E’ indubbiamente il caso di Lisbeth Salander. Interpretata da Rooney Mara, Lisbeth è la giovane hacker che affianca Mikael Blomkvist in Millennium – Uomini che odiano le donne. La ragazza ha un ruolo fondamentale all’interno del film e le sue abilità di indagine tramite dispositivi tecnologici è incredibile. Naturalmente come hacker non si pone problemi ad agire in modo illegale per ottenere informazioni utili alle sue indagini.
Ma Lisbeth è anche un personaggio molto oscuro. Già il suo aspetto non risulta particolarmente accogliente: il suo abbigliamento scuro e punk, i suoi piercing e tatuaggi, il suo atteggiamento diffidente e scontroso le permettono di vivere in modo isolato e riservato. Ha problemi a livello sociale e un carattere violento, tanto da essere sotto la custodia di un tutore.
Nella trilogia di romanzi da cui Millennium è tratto viene raccontato in modo approfondito il passato di Lisbeth, la storia della sua famiglia e le difficoltà affrontate. David Fincher aveva intenzione di realizzare una versione cinematografica di tutti e tre i romanzi, ma per il momento si è fermato al primo. In Uomini che odiano le donne apprendiamo solo alcuni dettagli sulla vita personale di Lisbeth: possiamo immaginare tuttavia un passato di violenze, abusi e ricoveri. Possiamo in qualche modo comprendere le azioni di Lisbeth, ammirare la sua forza, nonostante spesso venga fuori sotto forma di violenza e vendetta senza scrupoli. Chi è la vera vittima e chi il carnefice?
4. Mark Zuckerberg
The Social Network racconta la storia di Facebook e del suo fondatore, Mark Zuckerberg. In particolare si focalizza sulle vicende legali che Zuckerberg ha dovuto affrontare alla nascita di uno dei social più famosi al mondo. Sebbene la storia sia reale e siano state usate fonti attendibili e testimonianze dirette, naturalmente la sceneggiatura di Aaron Sorkin ha apportato delle modifiche per rendere il tutto più interessante a livello artistico.
Nel film di Fincher il giovanissimo Mark Zuckerberg (interpretato da Jesse Eisenberg) non risulta mai una figura positiva. Già nella scena iniziale lo vediamo comportarsi con arroganza con la sua ragazza Erica (Rooney Mara), per poi insultarla pesantemente sul suo blog online. La nascita di Facebook è accompagnata da scorrettezze, tradimenti e sotterfugi al limite della legalità. Zuckerberg ha poco riguardo per la privacy o il rispetto, piccoli ostacoli nel suo percorso.
Puntando l’attenzione su questi aspetti, David Fincher delinea un Mark Zuckerberg complesso. Indubbiamente ammiriamo la sua abilità, la sua determinazione, il suo genio nonostante la precoce età; ma allo stesso tempo non possiamo ignorare le sue strategie machiavelliche, la sua arroganza, i suoi comportamenti bizzarri e spesso irritanti. Il suo successo è incredibile, ma la strada percorsa non è così ammirevole. Per tutto il film non riusciamo ad empatizzare del tutto col protagonista: non è un personaggio esemplare, nonostante il suo successo invidiabile. Nessun’altro avrebbe potuto fondare Facebook, ma non lo vorremmo mai come nostro amico.
3. Tyler Durden
E’ impossibile resistere al fascino magnetico di Tyler Durden. Il personaggio interpretato da Brad Pitt in Fight Club è indubbiamente iconico: i suoi discorsi carismatici, il suo aspetto, la sua vena ribelle lo rendono un leader molto convincente.
Tyler si propone come un personaggio eccentrico e sovversivo, in lotta contro una società malata e corrotta. Il suo Fight Club, così come il progetto Mayhem, si oppongono allo stile di vita Americano devoto al consumismo, all’apparenza e al capitalismo sfrenato. Con il suo carisma riesce a radunare un grande gruppo di esclusi, frustrati, insicuri, i “figli indesiderati di Dio”. Eppure dietro a questa apparenza affascinante e coinvolgente si nasconde il progetto di un folle: un vero e proprio attentato terroristico. Tyler Durden in realtà istiga alla violenza, al caos e a gesti estremisti. Ancora una volta in un film di David Fincher troviamo un personaggio negativo ma così affascinante da essere amato e ammirato.
2. John Doe
Se nei precedenti personaggi il confine tra positivo e negativo era molto labile, John Doe è indubbiamente un villain. Il serial killer di Se7en si macchia di crimini agghiaccianti e violenti: l’idea di punizione quasi divina per i sette peccati capitali è decisamente insufficiente.
Ma il fascino di John Doe sta proprio nel suo essere un uomo comune. Non ha nulla di eccezionale, non è diverso o speciale. I suoi omicidi sono parte di un piano lucido, una ricerca di giustizia in un mondo corrotto e degradato dal peccato secondo la sua mente distorta. All’interno del mondo cinico e senza speranza che Fincher delinea in Se7en, Jon Doe è la prova di quanto il Male sia comune e diffuso, di quanto nessuno possa realmente definirsi innocente. Una constatazione spiazzante che non può lasciare lo spettatore indifferente. Il meraviglioso e celebre finale riconferma il fascino di uno dei serial killer più riusciti e spietati del mondo del cinema.
1. Amy Elliott-Dunne
Non poteva ovviamente mancare Amy Elliott-Dune, la protagonista di Gone Girl interpretata da Rosamund Pike. Il film del 2014 racconta la scomparsa di Amy: si ritiene che sia stato suo marito Nick (Ben Affleck) ad assassinarla per poi nasconderne il cadavere. Si scopre tra l’altro che Nick non era il marito perfetto: il matrimonio era in crisi, lui era infedele e distaccato, mentre alcuni dettagli rivelano che Amy temesse per la propria vita. Amy sembra essere, insomma, la vittima innocente di un marito crudele e violento.
Ovviamente Amy si guadagna l’empatia e la solidarietà da parte dell’opinione pubblica, mentre Nick viene isolato e odiato da chiunque. Eppure la verità è diversa da quella che sembra: si scoprirà infatti che si tratta di un grande e complesso piano organizzato dalla stessa Amy. La donna, frustrata e risentita per il fallimento del suo matrimonio e della sua vita personale, ha organizzato un’incredibile vendetta. Ha inscenato la propria morte facendo ricadere appositamente i sospetti su Nick.
La vendetta di Amy è crudele e spietata, nei confronti di un uomo che l’ha umiliata e svalutata per anni. La donna, profondamente ferita, riafferma il suo valore con un piano studiato nei minimi dettagli, impeccabile e dalla portata immensa. Non risulta un personaggio simpatico o compassionevole, ma la sua arguzia e il suo impegno esercitano un fascino irresistibile sullo spettatore. Nel suo cinismo senza limiti, Amy diventa un personaggio monumentale, soprattutto in confronto a Nick che appare meschino e patetico. Amy è una donna immorale e diabolica, eppure è impossibile non guardarla con ammirazione.
Bonus: Ed Kemper secondo David Fincher
Nel nostro elenco abbiamo preso in considerazione soltanto i film realizzati da David Fincher. Tuttavia, una nota di merito va anche alla serie tv da lui prodotta: Mindhunter. La serie Netflix è incentrata sulla storia degli agenti FBI Holden Ford e Bill Tench. Ispirato dall’omonimo libro di John E. Douglas, racconta la nascita della figura del profiler: intervistando e analizzando il comportamento di alcuni celebri serial killer, i due agenti inventano un nuovo metodo di indagine per individuare possibili assassini.
Nel corso della serie vediamo diversi serial killer reali dialogare con i protagonisti e raccontare le loro storie. In qualche modo ci viene dato accesso alla psiche di questi criminali, al loro lato umano e spesso inquietante. Tra tutti spicca Ed Kemper: ispirato al cosiddetto killer delle studentesse, il personaggio di Mindhunter è sorprendentemente simile all’originale pluriomicida. Si tratta di un criminale efferato, con circa 10 vittime accertate tra cui la madre e i nonni. Ma nella serie colpisce per il suo atteggiamento educato, composto, freddo anche mentre descrive i suoi atti più cruenti. La serie ci porta ad empatizzare con lui, a rimanere stregati e spiazzati. Il Male non ha sempre la forma che ci aspettiamo.
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