Bring Her Back è l’ultimo, disturbante lavoro dei fratelli Philippou, già autori dell’acclamato Talk to Me. Ma stavolta il duo australiano non si limita a spingere sull’acceleratore dell’orrore psicologico: lo frantuma. Il film è una lenta discesa agli inferi, non tanto soprannaturali, quanto emotivi, quelli del lutto e della disperazione.
Il cuore della storia è Laura (una Sally Hawkins monumentale, sfibrata e spettrale), madre devastata dalla morte della figlia Cathy, che cerca disperatamente un modo per riportarla in vita. Il prezzo? Una catena di sacrifici umani e l’abbraccio a un culto esoterico dai contorni sempre più sanguinari. E per chi volesse ampliare la propria estate horror, anche Prime Video ha in serbo una selezione notevole di novità cinematografiche consultabili qui.
Di cosa parla Bring Her Back
Il film si muove su coordinate precise: il dolore come miccia, il fanatismo come combustibile, la maternità come arma a doppio taglio. Laura non è un mostro in senso classico: è una madre che, pur di sentire ancora una volta la parola “mamma“, è pronta a fare dell’orrore una religione. A farne le spese sono Andy (Billy Barratt), fratellastro della giovane Piper (Sora Wong), e il piccolo Connor Bird (Jonah Wren Phillips), ribattezzato “Ollie” e risucchiato in un rituale demoniaco che lo priva della sua identità.
Tra visioni disturbanti, linee rituali disegnate con vernice bianca e corpi conservati nei congelatori, Bring Her Back affonda le mani nella mitologia del dolore e dell’occulto, aggiornando i classici dell’horror con una lucidità inquietante. Non è un caso che il film sia già considerato uno dei titoli più rilevanti dell’estate 2025: tra le novità in uscita su Netflix ad agosto ci sono molte altre perle da non perdere.
La spiegazione del finale dell’horror
Il finale di Bring Her Back è devastante. Dopo aver ucciso due persone – Andy e l’assistente sociale Wendy – e aver torturato Connor nel tentativo di portare a termine un rituale oscuro, Laura si prepara a compiere l’ultimo, terribile gesto: annegare Piper nella stessa piscina dove Cathy era morta. Il fine è tanto chiaro quanto agghiacciante: trasferire l’anima della figlia morta nel corpo di Piper, completando così il rito.
Ma accade qualcosa di imprevisto: Piper, mentre affoga, urla “Mommy”. Un richiamo che rompe l’ipnosi del fanatismo. Laura si ferma. È il momento in cui l’umanità, o forse solo il rimorso, riesce a riemergere nel suo cuore dilaniato. Il gesto salva Piper e manda in frantumi il rituale. Tuttavia, il male ha già fatto presa su Connor/Ollie, che nel frattempo si è trasformato in una creatura demoniaca, custode provvisorio dell’anima di Cathy.
La scena in cui Ollie mangia il cadavere congelato della bambina – vera e propria traslitterazione dell’essenza nella mitologia rituale del film – segna il punto di non ritorno. Cathy, però, non troverà mai un nuovo corpo: Piper sopravvive e fugge, mentre Ollie, ormai deformato dal processo, cerca di inseguirla. Ma l’apparizione del suo vecchio volto su un volantino lo riporta alla realtà. Connor ricorda chi è. Riconquista la propria identità, e la possessione si dissolve: è lui il vero sopravvissuto, il miracolo contrario.
Laura, nella piscina, stringe il corpo della figlia e prova un ultimo, disperato gesto: passare l’energia demoniaca ricevuta dal morso di Ollie alla piccola Cathy. Ma fallisce. È il momento più tragico del film.
Nel finale di Bring Her Back, Piper guarda un aereo decollare nel cielo notturno. È lo stesso aereo che, secondo Andy, portava l’anima del padre in paradiso. Piper guarda verso quel punto, consapevole che l’anima di Cathy ha preso la via del cielo.









