Yannick, recensione: l’ultima provocazione di Quentin Dupieux al TFF41

Yannick, un giovane guardiano notturno, riceve già poche soddisfazioni dalla vita e non ha nessuna intenzione di farsi guastare la sua giornata di ferie con una pièce non riuscita. Decide quindi di prendere in mano la situazione e di abbandonare il suo ruolo di spettatore ostaggio della noia e delle regole.
Raphaël Quenard in una scena del film Yannick

Ore 18:00. Nella sala 1 del Cinema Massimo di Torino abbiamo visto Yannick, ultima follia di Quentin Dupieux. La sua ultima provocazione è però meno folle e provocante rispetto a quanto ci ha abituati. “Il 99% dei film è noioso. Questo no”, promette il regista, che ha anche diretto e montato la pellicola. Ed è proprio da un dibattito su quanto sia divertente o meno una pièce teatrale che prende il via la sua irriverente commedia. Il film è stato presentato in anteprima al 76esimo Festival di Locarno. Qui al TFF41 figura nella sezione fuori concorso.

Quest’anno abbiamo visto Dupieux anche a Venezia ’80, con il suo Daaaaaali!, presentato fuori concorso. Chi meglio del pittore surrealista spagnolo per farne omaggio di una sua pellicola. Decisamente sulla stessa lunghezza d’onda di Mr. Oizo. Vi lasciamo qui la nostra recensione del film direttamente dalla laguna.

Quando il pubblico si ribella…

Non poteva che esserci titolo più azzeccato di Yannick. È lui, semplice e comune spettatore, uno come tanti e come noi, che con il suo atto di ribellione scardina le regole non scritte che vigono tra pubblico e opera. Il tutto in un’escalation di eventi che tendono sempre più all’assurdo e al tragicomico ogni minuto che passa. Anche se il surreale di Doppia pelle e Wrong Corps lascierà qui il posto ad una cinica satira del reale, passando attraverso la genuina ironia del nostro coraggioso spettatore. Ma andiamo con ordine.

In un piccolo teatro parigino, non uno dei più in voga deduciamo, va in scena la commedia “Le cocu”, “Il cornuto” diremmo in italiano. Sul palco tre attori. Lei, il presunto amante e il presunto cornuto, interpretato da Pio Marmaï. L’attore francese è protagonista anche di un’altra commedia al TFF41, Un anno difficile, di cui vi lasciamo qui la nostra recensione. Dopo appena pochi scambi di battute banali, sentite e risentite, uno spettatore si alza in piedi e ferma la messinscena tra lo stupore generale. Stupore più degli attori, che non del pubblico. Sono infatti i tre interpreti, benchè non autori della pièce, ad essere toccati sul vivo dalle critiche di chi ha osato interromperli.

Il colpevole è proprio Yannick, che si rifiuta di veder sfumata la sua unica serata di divertimento della settimana con una commedia che non lo sta affatto divertendo. Il giovane guardiano notturno ha infatti preso un giorno di ferie, chiesto la sostituzione ad un collega e ha persino percorso 45 minuti in treno e 15 a piedi dal suo quartiere. Tutto per essere lì quella sera a vedere “Le cocu”. E non ha nessuna intenzione di tornare a casa con il morale ancora più basso di quand’era uscito.

…e diventa protagonista della scena

Pio Marmaï e Raphael Quenard in una scena del film Yannick

Il rimborso del prezzo del biglietto non vale di certo il tempo e l’energia persi. E così dopo essere stato allontanato in malo modo, Yannick rientra nel teatro. La ripresa della commedia viene quindi nuovamente mandata all’aria. Il ribelle torna però questa volta armato di pistola, determinato a far ascoltare la propria opinione.

Il giudizio sulla bontà della commedia è davvero soggettivo? La bellezza dell’arte stessa è soggettiva? Quali sono gli obblighi che il pubblico deve accettare per poter fruire di un’opera? Le critiche sono legittime solo a lavoro concluso? E da parte di tutti? “Non è carino mancare di rispetto al lavoro degli altri, anche se non incontra il nostro gusto”, suggerisce mestamente qualcuno dal pubblico.

Ma il piano di Yannick va ben oltre il dibattito estetico. È l’inversione di ruoli ciò a cui aspira. Con pubblico e attori in ostaggio, ora il potere e la libertà (artistica in questo caso) sono nelle sue mani. Carta bianca a Yannick, quindi, che si arroga il diritto di scrivere e dirigere una nuova commedia che lo soddisfi davvero. E che soddisfi anche il suo pubblico, al quale tenterà di vendere la sua opera il meglio possibile. Come è bene che faccia un buon autore. Ma solo dopo aver fatto cadere la maschera dell’ipocrisia di quegli spettatori e attori di cui ora ha conquistato l’attenzione.

Noi possiamo dirvi che per Yannick, per quanto sia soggettivo questo parere, non abbiamo alcuna riscrittura da proporre. È già perfettamente divertente così com’è.

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