Wonka, recensione: vietato fantasticare coi capitalisti del cioccolato

Film per famiglie, film di Natale, musical, forzatura, prequel non necessario. Wonka l’hanno già chiamato in mille modi prima che uscisse. Ora è al cinema con Timothée Chalamet nei panni del cioccolatiere. Ci siamo fatti invitare al nuovo segmento della sua storia, e vi abbiamo trovato molto più di quello che ci si aspettava. Ecco la recensione!
Timothée Chalamet è Willie Wonka nel poster del film

Scrivere criticamente di un film che in molti aspettavano, altri già odiavano solo a sentirne il profumo e i restanti ignoravano completamente, non è una faccenda semplice. Una recensione in questi casi viene vista più come uno “stare dalla parte di“, piuttosto che uno sguardo lucido e consapevole su un prodotto che, che ci piaccia o no, ha conquistato l’attenzione di molto pubblico ed è in questo momento una grossa offerta del panorama cinematografico. Wonka ha fatto e sicuramente continuerà a fare parlare di sè. Il nostro vuole essere un articolo sul film, sui suoi temi e sul suo valore, niente di più. Da spettatore a spettatore, con lo scrupolo critico di andare a fondo sia nei pregi che nei difetti.

Il cappello di Mary Poppins

Wonka, lo sapevamo già dalle prime voci sul film, racconta la storia del conosciuto personaggio di Roald Dahl prima che aprisse la famosa Fabbrica di cioccolato. Dal libro dell’autore per ragazzi sono stati tratti due film (1971, 2005). Paul King, allora, il regista di Wonka, a partire dal materiale di Dahl ha inventato un nuovo soggetto originale che funge da prequel tanto al libro quanto ai due film. Chi era Willy Wonka prima che aprisse la sua fabbrica di cioccolato? Un fantasioso illusionista che arriva in una grande città con l’intenzione di aprire il suo curioso negozio di cioccolato e tira fuori dal suo cappello le più strambe fantasticherie. Non sa che lì lo aspettano tre ricconi spaventati dai poveri ad impedirgli di coronare il suo sogno. Troverà alloggio da una Signora Scrubbit approfittatrice e grottesca.

L’inganno di Mrs. Scrubbit, però, gli farà conoscere il vero tesoro della sua vita pre-Fabbrica di cioccolato. L’affetto dei “colleghi”. Le camere di quell’ostello, infatti, vengono affittate a basso prezzo così da incastrare gli avventori in cerca di un letto. Impossibilitati a pagare l’effettiva somma richiesta dall’ingannevole contratto, vengono rinchiusi in una lavanderia a lavorare per estinguere il debito. Laggiù, in un posto di lavoro abitato da Umpa Lumpa ante-litteram, Wonka conosce Abacus, Piper, Larry e Lottie. Insieme a loro Noodle, più dolce e preziosa del cioccolato per un cioccolatiere.

Roald Dahl senza Roald Dahl

Calah Lane e Timothée Chalamet in una scena del film Wonka

Il più grande merito di Paul King e Simon Farnaby, sceneggiatori di Wonka è quello di essersi saputi sintonizzare sulle frequenze di Roald Dahl. Il prequel de La fabbrica di cioccolato sembra essere scritto dallo stesso autore, non solo per l’ovvia presenza dello stesso personaggio protagonista o di un Umpa Lumpa. C’è tantissimo Dahl di Matilda, il libro da cui Danny DeVito trarrà Matilda 6 mitica. Noodle, che legge tanti libri, è una “menomata con la sindrome dell’abbandono” agli occhi di Mrs. Scrubbit. Quest’ultima è una sorta di Signorina Trinciabue con le guance meno rosse e senza l’ossessione per il lancio del peso. Viene rimproverata di essere un “topo di biblioteca” ma la ragazzina sa benissimo che leggere può essere un superpotere. Proprio come Matilda che riempiva il suo carrellino di libri della biblioteca.

Ecco che, dal calco di Roald Dahl, emergono i temi più interessanti di tutto il film. Wonka non sa leggere, e questo lo condanna al lavatoio della signora Scrubbit. Se avesse letto le clausole del contratto si sarebbe salvato dai lavori forzati. Ma Noodle, la ragazzina che vola sui tetti della città attaccata ai palloncini con Willy, gli insegnerà a leggere. Come accade in Storia di una ladra di libri, leggere è il modo per salvarsi dal potere dei nemici. E se Wonka vuole cambiare quel mondo, in cui “l’avido vince sempre sul bisognoso“, per farlo ha bisogno di qualcuno che gli insegni la vita facendogli vedere come si fa (come ai fenicotteri). E c’è da partire dall’alfabeto.

Un Willy Wonka normale

Wonka è un musical, in cui Timothée Chalamet è senz’altro un performer a tutti gli effetti. Canta, balla, recita e lo fa vestendo col giusto approccio i panni del protagonista del film. Attenzione alle comparazioni con Gene Wilder e Johnny Depp: in quel caso gli attori interpretano il Willy Wonka a capo della Fabbrica di cioccolato. Per un film incentrato su quella storia, il protagonista deve essere istrionico, sfuggente, eccentrico e a tratti inquietante. Il Wonka di Chalamet la fabbrica non l’ha aperta ancora. Per la storia che racconta e per la parte di vita di Wonka che viene messa in scena, l’attore ha la misura perfetta. In fondo, ogni personaggio bizzarro, prima di diventare strambo, sarà pure stato normale!

I poveri: “Un segmento di popolazione”

Timothée Chalamet, Mathew Baynton, Paterson Joseph e Matt Lucas in una scena del film Wonka

Accanto alle parti da film più per famiglie, con il tema leggermente retorico del “le cose più belle del mondo sono cominciate con un sogno“, Wonka ha anche dell’altro. Lo alternerà ai balletti e alle canzoni che ne fanno un musical (tra l’altro martellanti al punto giusto da restare in testa appena usciti dalla sala), ma dell’altro c’è.

L’altro è il capitalismo del “cartello del cioccolato“. I tre magnati del cioccolato della città sono ricchissimi e sono spaventati dalla povertà. I poveri vengono definiti, con disprezzo, “un segmento di popolazione”, e la sola idea della povertà genera sforzi di vomito. Sono scettici, antipatici e ironicamente goffi tanto da essere quasi la caricatura di se stessi. A braccetto della ricchezza, ovviamente: la corruzione. Il cioccolato è la moneta con cui tenere a bada: il capo della polizia, un prete – guarda caso interpretato Rowan Atkinson, l’attore di Mr.Bean -, l’intera città.

I movimenti meccanici degli avventori che, come Wonka, non hanno letto le famose clausole del contratto e sono finiti in lavanderia ricordano L’idolo delle donne di Jerry Lewis: sono meccanici e quasi inquietanti. È vero che si muovono a suon di musica, a ritmo mentre cantano: ma se togliamo il velo dell’allegria, la meccanicità robotica corrisponde all’ingiustizia cui sono costretti da un sistema capitalistico e corrotto. In fondo il film inizia con un deciso “vietato fantasticare!” E invece Wonka è un cioccolatoso Elio Germano che sogna di costruire la sua Fantastica isola delle rose.

Wonka pare che potrà avere un sequel, forse a proposito della costruzione della fabbrica di cioccolato. A quel punto il personaggio funzionerà ancora? Potrebbe anche essere di no. Intanto, per quel che riguarda questo film, il cioccolato e lo zucchero sono un contorno, la storia sembra fatta di altro e a noi il film finisce per piacere. Voi che ne pensate? Vi aspetta al cinema sicuramente fino a Natale!

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