Whiplash, recensione: l’ossessione filmica per Damien Chazelle

Whiplash, film del 2014 di Damien Chazelle, primo capitolo della “Trilogia del Sacrificio”, è un capolavoro di musica e fotografia. Racconta la sfida tra un batterista ossessionato e un insegnante spietato, mostrando il prezzo della devozione. Un film potente e coinvolgente, tra i più importanti del cinema contemporaneo.
Una scena di Whiplash con Miles Teller e J.K. Simmons nel poster del film

Mentre accogliamo con entusiasmo il 2024, celebriamo anche il decimo anniversario di un film che ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama cinematografico: Whiplash. Questa opera del 2014, diretta dal visionario Damien Chazelle e interpretata magistralmente da J. K. Simmons e Miles Teller, è riconosciuta come il fulcro della “Trilogia del Sacrificio”, che include anche La La Land e First Man. Whiplash è una perla del cinema contemporaneo, che unisce armoniosamente musica e fotografia come solo i veri maestri del settore sanno fare. 

Il film è provocatorio ed emotivamente intenso. Affronta temi profondi come l’ossessione e la complessa questione del sacrificio, esplorando il confine nebuloso tra insegnamento e abuso. Chazelle ha creato un’opera cinematografica vigorosa e completa, costruita attorno a due performance recitative straordinarie. Il tema della devozione è un filo conduttore nelle narrazioni di Chazelle, e Whiplash non fa eccezione. 

Con questa retrospettiva, esaminiamo come il regista ha brillantemente sviluppato questo soggetto in un film che è senza dubbio uno dei più influenti della sua generazione.

La trama di Whiplash

Whiplash racconta la storia di Andrew, un giovane e ambizioso batterista che entra in una prestigiosa scuola di musica. Lì incontra Fletcher, un severo e spietato insegnante che lo sottopone a una dura e umiliante disciplina per spingerlo a raggiungere l’eccellenza. Andrew si dedica con ossessione alla batteria, sacrificando la sua vita personale e la sua salute mentale. Fletcher lo elogia e lo critica alternativamente, creando un rapporto di dipendenza e conflitto.

Dopo un incidente stradale, Andrew viene cacciato dalla scuola e denuncia Fletcher per abusi. In seguito, i due si incontrano in un club jazz, dove Fletcher gli propone di suonare con lui in un concerto. Andrew accetta, ma scopre che Fletcher era a conoscenza della denuncia e lo vuole ridicolizzare davanti alla platea. Andrew reagisce sfidando Fletcher con un’improvvisazione virtuosistica.

Whiplash, guai a chiamarlo “bel lavoro”

Il film di Chazelle ci mette subito di fronte a un conflitto: seguire le vicende di un giovane batterista jazz che vuole raggiungere la fama e il successo, ma che si scontra con un insegnante tirannico e spietato. Il regista ci fa credere di assistere alla solita storia di ascesa e caduta, ma poi ci sorprende con una svolta inaspettata. Il viaggio dell’eroe si trasforma in un percorso di dolore e sacrificio, in cui il protagonista deve sopportare le umiliazioni e le pressioni del suo mentore. 

Il professore, interpretato da Simmons, ha una filosofia di vita che si riassume in una frase: “Non esistono due parole più pericolose di bel lavoro”. Per lui, solo la sofferenza può forgiare i veri campioni, quelli che non si accontentano di essere bravi, ma che vogliono essere i migliori. Il suo metodo di insegnamento è una sorta di macelleria, in cui sacrifica la vita e i sogni di molti studenti per far sbocciare il vero genio. Il film ci coinvolge perché la musica è solo una metafora di qualsiasi ambito della vita, sia esso lavorativo, sentimentale o artistico. 

Se volete approfondire meglio la giovane carriera di Chazelle, trovate un nostro articolo dedicato!

Il costo dell’eccellenza

Miles Teller in una scena del film Whiplash

La domanda che Chazelle ci pone è: vale la pena sacrificarsi in questo modo per ottenere l’eccellenza? Il film ci mostra come il protagonista riesce a dimostrare al suo insegnante di essere quel fenomeno che cercava. Ma tutto questo a che prezzo? Vale la pena sacrificare e annientare se stessi pur di realizzarsi? Come dice il film, il vero genio non si arrende di fronte alle difficoltà, e quindi non si lascia abbattere dalle critiche. Ma questo non vale per chi non ha la stoffa del numero uno.

Il sacrificio raggiunge il suo culmine quando la passione per la batteria diventa solamente ossessione per il protagonista. Il ragazzo perde la gioia di suonare e la passione che lo animava da bambino. La batteria, a cui lui dedica tutto, gli toglie ogni cosa che ha. Non ha più spazio per vivere, la sua esistenza è totalmente focalizzata sullo strumento musicale. La sofferenza pervade il protagonista che, tra sogno e disperazione, si trova in un tunnel senza uscita. Quanto vale davvero sacrificare tutto e tutti per un sogno?

Da Whiplash a La La Land, storie di sacrifici

Lo stesso tema è affrontato in La La Land, dove i personaggi di Gosling e Stone rinunciano a un amore perfetto per inseguire le loro aspirazioni personali. Se in Whiplash il sacrificio è fisico e psicologico, in La La Land è sentimentale. Chazelle ci mostra che, nonostante la vita sia stata crudele e solitaria per il protagonista, alla fine riesce a ottenere qualcosa di straordinario. L’atteggiamento di Terence verso Andrew è stato più che una spinta, è stato un incentivo. Se non fosse stato per la sua crudele “guida”, Andrew sarebbe rimasto fermo al suo punto di partenza. 

Potete approfondire meglio il finale di La La Land in questo nostro articolo!

Terence ha acceso quella luce sopita nel ragazzo. Il destino del protagonista, aspirante al titolo di miglior batterista jazz americano, rimane incerto. Il film non offre soluzioni, ma invita lo spettatore a prendere posizione. In un contesto competitivo e spietato, Whiplash ci fa scoprire il prezzo da pagare per inseguire un sogno che forse nasconde più sofferenza che gioia.

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