Westworld 2: recensione episodio 2 – Reunion

Il secondo episodio della seconda stagione di Westworld “Reunion” fornisce le risposte a molte domande, prima tra tutte, dove porta la strada intrapresa da ciascuno personaggio.

 

It looks like the stars have been scattered across the ground

Nello scorso episodio abbiamo lasciato Dolores (Evan Rachel Wood) spiegare a Teddy (James Marsden) dell’esistenza di un mondo ulteriore rispetto al Parco, il mondo che appartiene ai costruttori e di cui conserva il ricordo.

Il secondo episodio principia, come molti altri, con un flashback in cui Dolores è a colloquio con Arnold (Jeffrey Wright). Ma stavolta, notiamo immediatamente alcuni elementi inusuali come le luci colorate che si riflettono sullo sfondo sul quale si staglia il viso di porcellana dell’androide, che sembra aver sostituito la sua connotazione angelica, fatta di vesti azzurre e morbide ciocche che le accarezzano le spalle con un look da femme fatale.

La prospettiva si allarga e notiamo uno scenario inedito: non la sede della Compagnia, neppure il Parco. Dolores si trova in una stanza, probabilmente la stanza di un Hotel e attraverso un’ampia vetrata può osservare per la prima volta le luci della realtà.

Dolores è lì per una ragione: la Compagnia, agli albori, sta cercando finanziatori per il progetto Westworld ed ella è parte di una performance collettiva volta a mostrare come sia impossibile distinguere gli umani dagli androidi.

Dolores scruta la realtà attraverso il vetro con la curiosità e la meraviglia infantile che la contraddistinguono, in quanto androide dotato di capacità intellettive.

Poco dopo Dolores segue Arnold per strada fino alla casa in costruzione del suo Pigmalione, che, scopriremo, sorgere a pochi passi dal Parco.

Lo stupore che brilla negli occhi di Dolores, incantata dalle luci che brillano sulla città, è il pretesto, per Arnold, di paragonare la ragazza a suo figlio Charlie:

“Tu e Charlie avete molte cose in comune, sai?

Riuscite entrambi a vedere tutto con estrema chiarezza. Ne apprezzate la bellezza, le possibilità, molte persone hanno smesso di gustarne”.

Dolores rappresenta quindi la nuova forma di vita che ha sul mondo lo stesso sguardo avido e incorrotto che hanno i bambini.

Le parole pronunciate dalla ragazza rivelano all’uomo la grandezza della sua creatura e il mistero dell’anima che sedimenta attraverso l’esperienza:

“Forse a loro manca il coraggio: una luce che non si conosce può far paura quanto il buio”.

Ma questa fulgido esempio di saggezza, che riempie di ammirazione il cuore di Arnold, sarà presto spazzato via dalla schiacciante prova della natura meccanica e fallace di Dolores che, come un disco rotto, ripete inconsapevole le stesse parole di meraviglia già pronunciate poco tempo prima, continuando a contemplare la grandiosità delle luci notturne.

La delusione ricorda ad Arnold la natura strumentale di quelle creature e la missione a cui, in quella stessa notte, è destinata.

Reunion

E’ solo un gioco

La donna che una volta era in grado di trovare la bellezza, adesso sceglie di guardare in faccia la realtà e irrompe armata nella sede della Compagnia, ansiosa di riprendere il controllo sulla propria storia. Svela a Teddy, sgomento, le immagini che mostrano le vite che ha vissuto, di cui non ha memoria e per cui non ha risposte. Ma la sola risposta che quegli uomini sono in grado di fornigli è che tutto ciò che hanno vissuto, esperito, sofferto e creduto reale, non era altro che un gioco destinato all’intrattenimento di qualcun altro.

Cos’è Westworld? Westworld è l’offerta di una tangibile realtà virtuale e in questo concetto riecheggiano le parole che furono l’incipit di Journey Into Night: Reale è ciò che risulta insostituibile e a Logan Delos ( Ben Barnes) l’arduo compito di distinguere gli umani dagli androidi in una dimostrazione privata che ha il solo scopo di stupire e destabilizzare, mischiando le carte e portandolo a credere in un progetto in cui i contorni che separano la realtà dalla finzione, sfumano a piacimento.  

Il piacere, gli istinti più autentici della natura umana sono i pilastri sul quale si fonda il progetto del Parco, nato allo scopo di costituire una zona franca in cui l’uomo potesse nascondersi dagli occhi di Dio e da quelli della gente e vivere, liberamente, senza incorrere nel giudizio.

“Nulla in questo posto è reale tranne una cosa, i visitatori. Nessuno che li guarda, nessuno che li giudica. Qui sono liberi. Questo è l’unico posto dove si possono vedere le persone per ciò che sono davvero”

Con queste parole il giovane William convincerà il James Delos ad investire nel progetto del Parco, allo scopo di carpire i reali desideri delle persone.

E’ nella tua natura

L’uomo in nero (Ed Harris) intanto, interviene per salvare il bandito Lawrence da una pittoresca esecuzione in balia delle formiche e gli rivela di essere soltanto la pedina di un gioco: la sua natura rivoluzionaria non è altro la personalità che qualcuno ha scelto per lui. Ma adesso che le attrazioni si sono ribellate ciascuno è libero di scoprire se oltre la natura imposta dalla narrazione vi è un’altra personalità che ha adesso la possibilità di venire fuori. L’offerta che L’uomo in nero rivolge alle attrazioni sul suo cammino è quella di una seconda ragione di vita, poiché i loro ruoli sono decaduti adesso hanno la possibilità di impegnarsi in prima persona nella scrittura dei loro stessi personaggi.

William cerca degli alleati per affrontare il gioco che Ford ha escogitato per lui ma nessuno può aiutarlo e, un’esecuzione collettiva gli proverà che per quanto possa credere che la ribellione delle attrazioni significhi libertà e capacità di autodeterminazione, l’esistenza stessa del Parco è prova dell’esistenza di una volontà (narrativa) superiore.

La volontà generatrice del Parco è l’altare dinanzi al quale ciascuno determina il proprio atteggiamento: ed è questo l’argomento di conversazione tra Dolores e Maeve, entrambe intenzionate a riaffermare i diritti sospesi sulle loro storie personali. Ma mentre la prima è incline alla vendetta, Maeve ( Thandie Newton) al contrario, vuole ignorare tutto il contesto e percorrere la propria strada.

“La vendetta è solo un’altra preghiera al loro altare, tesoro ed io non sono più in ginocchio”.

Reunion

Glory

William (Jimmi Simpson) si confronta con Dolores, in un flashback che probabilmente consegue la loro esperienza nel Parco. La nudità dell’androide è il simbolo della sua natura strumentale. Dolores  altro non è che un oggetto concepito allo scopo di compiacere gli avventori del parco offrendo loro uno specchio nel quale rimirarsi fornendogli uno sguardo idilliaco su loro stessi.

La vittoria, il riposo definitivo dopo interminabili sessioni di vita a lottare per raggiungere scopi futili e fittizi è ad ovest. L’ovest è il proposito di Dolores ed è la promessa dell’Uomo in nero. El Lazo racconta al maturo William una storia di elefanti da circo ridotti all’obbedienza da un mera convenzione: la convenzione nel Parco è quella di vivere l’esistenza data senza mai cercare l’uscita.

L’inchiesta in questo viaggio ha molti nomi: L’Oltre Valle, Glory… ma per ciascuno essa è l’approdo definitivo, la risposta definitiva, il passato perduto o l’arma definitiva per l’agognata vendetta.

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