Vittorio Gassman: 6 grandi titoli del Mattatore italiano

Oggi Vittorio Gassman avrebbe compiuto 99 anni. Uno degli orgogli maggiori dell’Italia se ne andava 20 anni fa per colpa di un infarto fulminante che lo colse nel sonno a Roma, luogo dove si era stabilito per stare vicino ai suoi amati set cinematografici.

Da sempre innamorato del palco, aveva mosso i primi passi nel mondo del cinema dopo aver studiato all’Accademia di Arte Drammatica, sviluppando una forte impostazione teatrale. L’esperienza sul campo opposto si è affinata con il tempo fino alle prime collaborazioni con Mario Monicelli che gli diede visibilità in un ruolo comico, grazie al suo coinvolgimento in I Soliti Ignoti (1958).

Accanto a una carriera sempre più promettente, Gassman cominciò a soffrire di una profonda depressione che andò a braccetto con una lunga serie di problemi sentimentali. L’attore, proprio come suggeriva il film Se permettete parliamo di Donne, ha sempre nutrito un debole per il gentil sesso tanto che ha firmato carte per ben quattro divorzi nel giro di 20 anni o poco più.

Nel campo lavorativo è, invece, stato sempre impeccabile. Dai primi timidi barlumi di popolarità fino allo “sbarco” in America con Sleepers, penultimo film dell’attore, Gassman si è diviso tra doppiaggio, regia e scrittura.

Oggi lo riproponiamo con 6 titoli, ognuno con un proprio peso nella sua carriera, per raccontare il suo contributo alla cultura nostrana.

Riso Amaro – Giuseppe De Santis (1948)

Vittorio Gassman

Uno dei personaggi migliori della carriera di Gassman è senza dubbio quello di Walter Granata. Generalmente riconosciuto come vero e proprio capolavoro del neorealismo, Riso Amaro è considerabile ancora oggi come uno dei trampolini di lancio dell’attore che, insieme al film di King Vidor del 1956, Guerra e Pace, si afferma a livello internazionale.

Critica e documentazione si uniscono per mostrare la povertà dell’Italia post bellica che si rimbocca le maniche per costruire un futuro migliore. Vivo morendo in risaia, non in tempo di guerra ma di vita recitava una scritta nel dormitorio delle contadine. Il soggetto di Licciani, De Santis e Puccini, candidato agli Oscar, risulta interessante nel raccontare un dualismo che vede una critica sociale e l’arrivo delle influenze americane, come il Boogie Woogie, il Grand Hotel e il Chewing Gum che Walter mastica per quasi tutto il film. Questa performance dei tardi anni quaranta mostra i primi germogli di quel carattere ammiccante ma tormentato che lo definirà maggiormente negli anni ’60.

I Soliti Ignoti – Mario Monicelli (1958)

Vittorio gassman

Riconosciuta dalla critica come pellicola fondante della Commedia all’Italiana, I Soliti Ignoti mette in gioco il classico personaggio del perdente. Candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero, il film si arricchisce di alcune tra le personalità di spicco del panorama cinematografico del tempo tra cui Totò, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Vittorio Gassman e Tiberio Murgia. Claudia Cardinale e Monica Vitti si rispecchiano invece in ruoli secondari.

L’austera figura di Gassman si cala senza troppi problemi in un contesto più comico, un merito per l’attore che si distacca dal contesto abituale per interpretare un criminale un po’imbranato. In questo gruppo di ladruncoli, Giuseppe o Peppe Er Pantera, uno dei personaggi chiave della missione, viene incaricato di sedurre una domestica per rubarle le chiavi e intrufolarsi in casa, luogo da cui sarebbe poi partito il colpo.

Il ruolo di Gassman in questo film si colloca tra i più riusciti dei suoi “esordi” cinematografici tanto che, lo stesso anno, fu insignito del suo primo Nastro D’argento. La pellicola di Monicelli vinse lo stesso premio per il comparto sceneggiatura diretto dal regista, da Age e Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico.

La Grande Guerra – Mario Monicelli (1959)

Prima brillante collaborazione tra due mostri sacri del cinema italiano, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, La Grande Guerra è uno dei film più coinvolgenti sul primo conflitto mondiale. Oltre al soggetto francese, fortemente voluto da Monicelli, la pellicola vanta una serie di nomi di prestigio assoluto tra cui il compositore Nino Rota e il duo di sceneggiatori Age e Scarpelli, praticamente onnipresenti nei prodotti cinematografici e televisivi di questi decenni.

Sul piano attoriale invece, due attori di diversa formazione culturale; Sordi, orientato verso la commedia e la radio, e Gassman, più improntato al teatro e al genere drammatico, danno vita a Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca. I due si conoscono per caso, dopo che Oreste tenta di truffarlo, promettendogli di farlo tornare a casa.

Ovviamente drammatico, La grande Guerra è il secondo grande ingaggio di un Gassman trentasettenne ormai ben inserito nel mondo del cinema. L’attore da pieno sfogo al suo temperamento a cui si intrecciano delle venature romantiche per via di Costantina, una abitante del luogo, interpretata da Silvana Mangano. La performance di Sordi e Gassman fu poi premiata con un David di Donatello per entrambi con il riconoscimento di Miglior Attore Protagonista.

Il Sorpasso – Dino Risi (1962)

Vittorio Gassman

Gli anni ’60, decennio del boom economico, presentavano il vero volto del consumismo americano che non tardò a diffondersi in tutta l’Italia. Arrivava il divertimento e tutte le famiglie lasciavano le città per andare finalmente al mare, tutti rigorosamente a Ferragosto. Il Sorpasso, sceneggiato dallo stesso Risi con l’aiuto di Scola e Maccani, racconta proprio questo. Un film che va a spulciare nelle abitudini dei nuovi italiani e, in particolare, nella vita di Bruno Cortona (Gassman) che, da uomo spavaldo e incontenibile qual è, convince un giovane studente di legge ad accompagnarlo in un viaggio.

Il personaggio di Bruno ha raccontato efficacemente che cosa è stato il fenomeno del boom nella nostra penisola, proponendo uno stile recitativo alonato di tristezza che ben si presta a ricordare un momento in cui un nuovo benessere ci aveva anestetizzati di fronte agli eventi degli anni precedenti. Parte del filone della Commedia All’Italiana, Il Sorpasso ha valso a Vittorio Gassman il David di Donatello per il ruolo di Migliore Attore non Protagonista nel 1963.

C’eravamo tanto amati – Ettore Scola (1974)

Vittorio Gassman

Ennesima perla di una filmografia eccellente, C’eravamo tanto amati riunisce tre grandi interpreti per raccontare 30 anni di storia italiana. Il film, con protagonisti Nino Manfredi, Vittorio Gassman e, secondariamente Stefania Sandrelli, ci mostra la storia di tre compagni di guerra che si invaghiscono della delicata Luciana, motivo che li porterà a separarsi. Gianni, interpretato da Gassman, si configura come il personaggio più drammatico tra i tre, un borghese imperturbabile e poco sincero.

Il soggetto e la sceneggiatura di Ettore Scola e Age e Scarpelli ha calcato finemente sul ruolo di Gianni che è quello maggiormente impostato su una recitazione teatrale. Il personaggio di Gassman è proprio quello che, nel trio, aggiunge un tocco agrodolce alla situazione ben distanziandosi dall’atmosfera romantica che impera su Antonio (Manfredi). C’eravamo tanto amati assicurò a Gassman un unico riconoscimento, il Globo D’Oro, mentre la sceneggiatura vinse il Nastro D’Argento. Gassman prosegui poi il suo sodalizio con Scola negli anni seguenti con La Famiglia e La Terrazza, uno degli ultimi fiati della brillante Commedia all’Italiana.

Profumo di Donna – Dino Risi (1974)

Profumo di Donna è uno dei prodotti più maturi del repertorio di Risi che, questa volta, dirige un Gassman lontano dalla atmosfera de Il Sorpasso. In questo contesto, l’attore ricopre il ruolo di un burbero capitano di Torino rimasto cieco dopo l’esplosione di una mina. Giovanni Bertazzi (Giuseppe Momo) è invece un giovane militare che lo deve accompagnare fino a Napoli. Una volta giunti a destinazione però, Fausto si confronterà con la sua cecità, affidando la sua vita nella mani di Sara, una giovane studentessa da sempre innamorata di lui.

Quello del capitano Fausto, un uomo schietto, ironico ma tormentato dalla propria condizione, rimane uno dei personaggi più azzeccati per un Gassman ormai maturo. Il suo ruolo è tendenzialmente drammatico anche se, spesso e volentieri, la sfrontata sceneggiatura di Risi e Maccani strappa una risata liberatoria. La sua performance è stata premiata con ben quattro premi tra cui i ricorrenti David di Donatello e Nastro D’Argento, arrivando a riscuotere grande successo in America, paese in cui il titolo è stato riproposto nel 1992.

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