Un cinema di Mosca ha sfidato la censura proiettando Morto Stalin, se ne fa un altro

Un cinema russo ha sfidato la censura del governo proiettando il film satirico Morto Stalin, se ne fa un altro ad un pubblico selezionato che includeva almeno due persone che hanno affermato di aver partecipato ai funerali del dittatore sei decadi fa.

Il divieto di mostrare l’opera del regista Iannucci deriva dall’accusa fatta dall’esecutivo di Vladimir Putin di farsi gioco della storia russa. Ciononostante spettatori come Dina Voronova – studente all’epoca della morte di Iosif Stalin nel 1953 – ha detto di aver applaudito il film durante i titoli di coda.

“Mi è piaciuto il film. Non mi sarei mai aspettata di vedere quelli che furono i nostri leader rappresentati in questo modo” ha dichiarato Voronova, 80 anni, un’ex insegnante in pensione che ricorda di aver visto il corpo di Stalin durante la camera ardente.

Il lungometraggio dello scozzese Armando Iannucci, mostra gli intrighi e le faide interne fra gli alleati di Stalin nella disperata ricerca del potere subito dopo la sua dipartita. Il tutto sullo sfondo della repressione patita dal popolo russo allora.

“Non ho riso. Ci sono stati dei momenti molto divertenti nel film, ma non potevo ridere perché quella era la mia vita,” ha detto Voronova, aggiungendo però che non si è sentita offesa durante la proiezione.

All’inizio di questa settimana, il ministro della cultura russo ha ritirato la licenza necessaria per trasmettere il lungometraggio.

Interrogato a proposito della proiezione del film in un cinema di Mosca, il ministro ha dichiarato che chiunque sfidi la censura dovrà assumersi la responsabilità delle proprie azioni. I lavoratori del cinema hanno deciso di non rilasciare commenti circa la legalità della proiezione. Le parole di Vladimir Medinsky, a capo del ministero della cultura, sono state invece chiare e precise:

<<Molte persone della vecchia generazione, e non solo, lo relegheranno come un’insultante presa in giro del passato sovietico, del paese che ha sconfitto i fascismi, delle persone comuni e, ancora peggio, persino delle vittime dello stalinismo>>.

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