Un anno difficile, recensione: essere green o essere al verde?

Dopodomani nella sale cinematografiche italiane uscirà il nuovo film della coppia registica formata da Oliver Nakache ed Eric Toledano, intitolato Un anno difficile. I due, che sono diventati celebri al grande pubblico con Quasi amici nel 2012, tornano con una nuova commedia. Questa è la nostra recensione.
Il cast di Un anno difficile in una scena del film

Dopodomani, nelle nostre sale cinematografiche, esce il nuovo film dell’ormai consolidata coppia di registi formata da Oliver Nakache ed Eric Toledano, intitolato Un anno difficile. I due, sempre più affiatati tra loro, tornano con una nuova commedia – seppur leggermente amara – avendo impostato la loro interessante carriera su questo genere, fin dal lungometraggio che li ha resi celebri al grande pubblico nel 2012, Quasi amici. Simpatica, abbastanza originale e, a tratti, irriverente, il duo francese porta in scena un film nel complesso riuscito. La classica commedia che tenta, e tutto sommato riesce, a trattare temi complessi in una chiave ironica. Noi di CiakClub eravamo in sala alla presenza dei registi, che hanno poi risposto ad alcune domande degli spettatori.

Un anno difficile, la trama

Parigi. Delirante e in preda all’isteria collettiva, la capitale francese si prepara al Black Friday. Albert vive di espedienti, come la rivendita di oggetti sequestrati nel suo luogo di lavoro, un aeroporto, per racimolare qualche soldo in più, di cui sembra essere schiavo. Si sta dirigendo in un negozio di elettronica insieme ad altre centinaia di persone, aspettando l’apertura. L’attesa sembra più agonizzante rispetto al primo sbarco sulla luna. Ma tra l’asfissiante calca non ci sono solo clienti, ma anche Valentine, detta Cactus, e la sua organizzazione di attivisti manifestanti per l’ambiente e contro ogni tipo di consumismo. Vogliono bloccare le persone dallo shopping compulsivo, ma invano.

Presto, la vita di Albert si incrocia con quella di Bruno, un uomo che, indebitato, sta pian piano perdendo tutto. Abusa di ansiolitici, ma la sua vita sta per cambiare. Entrambi, ben presto, vengono avvicinati dallo stesso gruppo di attivisti conosciuti all’inizio, a cui loro danno corda solo nella prospettiva di avere della birra gratis ad uno dei loro raduni. Sembrano incorreggibili. Ma un po’ per gioco, un perché hanno poche altre alternative, un po’ per interesse nei confronti di Cactus, i due iniziano la loro “militanza” all’interno del gruppo, con gli pseudonimi di Pulcino e Lexotan. E le risate non mancano.

Le influenze

Jonathan Cohen e Pio Marmaï in una scena del film Un anno difficile

Ogni regista ha le sue influenze. Qui di registi ne abbiamo due, quindi è probabile che queste si siano anche sommate. Entrambi sono molto fan del cinema comico americano anni ’50. Due nomi su tutti quelli di Billy Wilder e Frank Capra. Il film, tuttavia, ha una chiarissima connotazione drammatica, che si nasconde sotto le risate. E allora, non si può non pensare alla commedia all’italiana, come hanno anche ammesso, che è stata ed è tuttora, la loro principale fonte di ispirazione. La trama ha la capacità di passare da momenti comicamente amari ad altri più leggeri, ma con intelligenza.

Non per niente, i loro punti di riferimento all’interno della cinematografia italiana sono due pilastri. Stiamo parlando de I soliti ignoti e Il sorpasso. Notate il comun denominatore? Sia il film di Mario Monicelli, che quello di Dino Risi sono tra i sei migliori titoli in cui ha lavorato Vittorio Gassman. Oliver Nakache ed Eric Toledano lo hanno ammesso, hanno un debole per il mattatore italiano, di cui posseggono persino una foto nel loro studio. Un anno difficile è al livello di prodotti del genere? No, nemmeno lontanamente, non scherziamo. Tuttavia, la loro comicità è abbastanza ragionata e non banale.

Un film poco coraggioso

Jonathan Cohen, Pio Marmai e Noémie Merlant in una scena del film Un anno difficile

È un anno difficile. Il film cita queste parole svariate volte a inizio film, usando come mezzo i discorsi dei diversi capi di stato che si sono susseguiti in Francia nel corso degli anni, con immagini di repertorio. Ovviamente c’è dell’ironia dietro questa scelta e la reazione in sala lo testimonia. È un anno difficile per chi? Forse per i cittadini? La situazione economica è precaria, così come quella ambientale. Consumatori incalliti contro ambientalisti. E, come è stato anche confermato dai registi, molte delle comparse sono attivisti veri, ma questo non lo rende un film militante, “ma vuole solo aprire una discussione sul tema” hanno spiegato.

La loro versione è convincente. Non sembrano prendere parte (o forse la mascherano in modo parac*lo dietro le risate?). L’ironia della sorte vuole che il film, in Italia, esca pochi giorni dopo il tanto condannato Black Friday. Un evento commerciale che attira persone soggiogate dal consumismo più sfrenato – ma che, magari, hanno bisogno di risparmiare – contrapposte alle persone che si oppongono all’impatto ambientale causato da abitudini sociali simili. Queste le vediamo in case lussuose, anche se “minimaliste”, visto lo standard di vita a cui i loro proprietari ambiscono, ossia con il meno possibile. Molti li definirebbero una branca radical chic, che “si preoccupano della fine del mondo, perché non devono preoccuparsi di arrivare alla fine del mese”.

Un anno difficile apre interessanti porte tematiche, che non vuole però chiudere. Alla domanda in sala sul finale, i registi rispondono: “Il finale è aperto. Non abbiamo la vocazione di proporre una conclusione”. Insomma, dall’inizio alla fine, il film non si sbilancia mai troppo, dimostrandosi apprezzabile, ma poco coraggioso. Lo trovate in sala dal 30 novembre. Anche se il mese è praticamente ormai concluso, vi segnalamo comunque le uscite di Novembre. Ma non temete. Alcune proiezioni le trovate ancora.

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