Tutti i film di Mel Brooks dal peggiore al migliore

Una carriera tra le più longeve di sempre e a quanto pare Mel Brooks non vuole ancora fermarsi. Oggi il regista famoso per le sue spassose parodie di culto festeggia 98 anni, ecco quindi la sua intera filmografia classificata dal peggior film al migliore!
Dracula morto e contento, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Frankenstein Junior, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia e Balle Spaziali tra i migliori film di Mel Brooks

Sono passati quasi trent’anni dall’ultima volta dietro la macchina da presa, sedici dall’ultima sceneggiatura scritta, ma all’età di 98 anni Melvin James Brooks, conosciuto da tutti semplicemente come Mel Brooks, è pronto a tornare con tutta la sua comicità. Un film di Scorsese è intitolato King of Comedy, titolo che senza dubbio alcuno è detenuto dal regista americano che dal suo esordio alla regia nel 1968 ha riscritto le regole del cinema comico, facendo scompisciare di risate il suo pubblico grazie alle sue folli ed esilaranti parodie. Riscopriamo quindi tutti i film del regista classe 1926 dal peggiore al migliore!

Dracula morto e contento

Leslie Nielsen in una scena del film Dracula  morto e contento

Quello che al momento è l’ultimo film a curriculum è anche il primo ad aprire la nostra carrellata di titoli diretti dal regista. Definirlo il peggiore vista la componente parodistica non sarebbe onesto ma sicuramente rientra tra i titoli minori di Brooks. Protagonista della pellicola è Leslie Nielsen nel ruolo del Conte Dracula, in quella che per l’appunto è una parodia del romanzo di Bram Stoker ma anche delle pellicole con al centro il famoso vampiro, quindi Nosferatu di Murnau, il film di Tod Browning del 1931 e quello di Francis Ford Coppola del 1992.

Che vita da cani

Lesley Ann Warren e Mel Brooks in una scena del film Che vita da cani!

Tradotto dall’originale il titolo sarebbe La vita fa schifo ma l’adattamento italiano anni ‘90 scelse Vita da cani, per quella che è una delle poche non parodie all’interno della filmografia del regista. Il film racconta la storia di un ricco dirigente, interpretato dallo stesso Brooks, che scommette con un altro miliardario di riuscire a vivere trenta giorni tra i senzatetto, mettendo in palio la propria metà di un quartiere di Los Angeles. Le gag non mancano ma il tono non è spensierato come solitamente ha abituato l’autore che affronta tematiche importanti, sorprendendo pubblico e critica.

Il mistero delle dodici sedie

Frank Langella in una scena del film Il mistero delle dodici sedie

Tratto dal romanzo omonimo, Le dodici sedie è ambientato nell’URSS del 1927 e racconta l’avventura di Ippolit (Ron Moody), Ostap (Frank Langella) e Padre Fedor (Dom DeLuise) che attraversano la Russia alla ricerca di una delle sedie del titolo nella quale sono stati nascosti i preziosi gioielli di famiglia. La comicità del secondo Brooks preleva il materiale dalla satira russa e forse proprio per questo non incontra appieno il gusto e la comprensione del suo pubblico, per quanto l’American Film Institute annovererà il film tra le migliori commedie americane.

Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

Dave Chappelle e Cary Elwes in una scena del film Robin Hood - Un uomo in calzamaglia

Incontriamo ora una delle parodie più famose di sempre: Robin Hood – Un uomo in calzamaglia. Come nel caso di Dracula il rimando è ai diversi film con protagonista il ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri, a partire dal ravvicinato Robin Hood – Principe dei Ladri con Kevin Costner. Il ruolo di Robin di Locksley è affidato a Cary Elwes in un susseguirsi frenetico di battute e gag, presentando un cast amalgamato dove tra i vari interpreti spiccano anche Dave Chappelle nel ruolo di Etcì, Richard Lewis in quello del principe Giovanni e Roger Rees come Sceriffo di Ruttingham (non Nottingham). Per alcuni è questo l’ultimo acuto di Brooks. 

Alta tensione

Mel Brooks in una scena del film Alta tensione

Non solo cinema di genere ma anche quello di uno dei suoi più illustri colleghi. Alta Tensione ironizza e fa il verso ad alcuni dei più importanti thriller diretti da Alfred Hitchcock. La donna che visse due volte, Psycho, Gli uccelli, Io ti salverò, Intrigo internazionale, tutti gli elementi di questi classici del cinema sono parodiati da Brooks che riveste il ruolo del professore Richard H. Thorndyke, psichiatra acrofobico assunto come direttore dell’Istituto Psico-Neurotico per i Molto Molto Nervosi. Un omaggio al Maestro della Suspense apprezzato dallo stesso Hitchcock che ricambiò regalando a Brooks una confezione di vino rosso.

La pazza storia del mondo

Harvey Corman e Mel Brooks in una scena del film La pazza storia del mondo

Nella nostra introduzione abbiamo detto che sono passati trent’anni dall’ultima regia di Brooks, ma in realtà spostandosi sul lato televisivo questa lunga mancanza è stata colmata nel 2023 da La pazza storia del mondo, Parte II, seguito del film del 1981 La pazza storia del mondo. Una commedia che attraversa i secoli passando dalla preistoria e gli uomini delle caverne all’esodo biblico ed i dieci comandamenti, dall’antica Roma all’Inquisizione spagnola, finendo con la rivoluzione francese. Ritroviamo Dom DeLuise ma a spiccare è il solito Brooks nella molteplice veste di regista-attore ricoprendo i ruoli di Mosé/Comicus/Tomás de Torquemada/Luigi XVI/Jacques.

Per favore non toccate le vecchiette

Zero Mostel e Gene Wilder in una scena del film Per favore, non toccate le vecchiette

Da un’opera più matura ritorniamo alle origini di Mel Brooks, al suo esordio intitolato Per favore, non toccate le vecchiette  uscito nel 1967 e vincitore due anni dopo dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Un debutto alla regia che potremmo definire teatrale che mostra sin da subito il ritmo incalzante dei film di Brooks, sorretto dalle solide interpretazioni di Zero Mostel e il quasi altrettanto esordiente Gene Wilder. Protagonisti un viscido produttore e il suo contabile che mirano ad affrontare la crisi economica facendo invaghire le vecchiette per ottenere i finanziamenti necessari. 

Balle spaziali

Rick Moranis e George Wyner in una scena del film Balle spaziali

Nel 1983 la saga originale di Star Wars chiudeva il suo arco narrativo con Il ritorno dello Jedi, appena cinque anni dopo Brooks si butta a capofitto in una nuova parodia che con il suo sempre più fattibile sequel potrebbe sancire il ritorno del regista. Balle spaziali è una caricatura a tutti gli effetti dell’universo espanso ideato da George Lucas. Non c’è la principessa Leia ma la principessa Vespa (Daphne Zuniga), non c’è Han Solo ma Stella Solitaria (Bill Pullman), non c’è Chewbecca ma Ruttolomeo (John Candy), non c’è Yoda ma Yogurt, non c’è Dart Fener/Vader ma Lord Casco, non c’è la Forza ma lo Sforzo. Servono altre ragioni per recuperare questo cult delle parodie?

L’ultima follia di Mel Brooks

Dom DeLuise, Marty Feldman e Mel Brooks in una scena del film L'ultima follia di Mel Brooks

Altro giro e altra parodia che va a posizionarsi sul gradino più basso del podio e questa volta oggetto d’ironia sono i film muti, le commedie slapstick rese famose da Buster Keaton. Un ricchissimo cast, che interpreta sé stesso, composto tra gli altri da Liza Minnelli, Burt Reynolds, Marcel Marceau, James Caan e Paul Newman prende parte ad un meta-film che racconta di un regista e i suoi assistenti impegnati nel produrre un film muto negli anni ‘70. Non solo un filone cinematografico ma anche la stessa industria avida e priva di idee è duramente colpita da Mel Brooks che affonda il colpo con il secco “No” proferito da un mimo.

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Cleavon Little e Gene Wilder in una scena del film Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Ancora una volta l’adattamento italiano si prende le sue libertà (ecco i titoli tradotti più bizzarri e tremendi) rendendo evidente l’intento di parodiare i western di Fred Zinnemann e John Ford. Mezzogiorno e mezzo di fuoco è effettivamente il film di Brooks che avvia questo ribaltamento dei generi cinematografici. Un’opera squilibrata, come del resto tutte quelle presentate finora, ricca di allusioni e volgarità che pone al centro l’ascesa come sceriffo di un umile ferroviere afroamericano (Cleavon Little) affiancato dall’ex pistolero Wako Kid (Gene Wilder), risultando una delle più divertenti e iconicizzate.

Frankenstein Junior

Teri Garr, Gene Wilder, Marty Feldman e Peter Boyle in una scena del film Frankenstein Junior

Al solo nome Mel Brooks sono balzati alla mente molti dei precedenti titoli e alcuni dei suoi personaggi, ma sicuramente il primo, nonché vincitore della nostra classifica, è Frankenstein Junior. Un film iconico le cui battute sono entrate nel gergo comune, risultando citabili in ogni frangente, merito della connessione tra Brooks e Wilder, ma anche di personaggi secondari indimenticabili come Igor. Il romanzo di Mary Shelley prende vita in chiave comica come esempio della corrente horror dell’Universal a cavallo tra gli anni ‘30 e ‘50, forte di un bianco e nero splendido e continue trovate geniali. Titolo di culto assoluto è certamente l’opera magna di Mel Brooks, il punto più alto della sua carriera, la dimostrazione che il cinema parodico “si può fare!”.

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