The Son, come finisce il film? Il finale spiegato

The Son di Florian Zeller, seguito ideale de The Father, porta sullo schermo la sua pièce teatrale affrontando la depressione adolescenziale e i conflitti familiari. Presentato a Venezia, ha diviso la critica: c’è chi lo considera intenso e toccante per interpretazioni e temi, e chi lo giudica manipolativo.
Hugh Jackman, Zen McGrath e Vanessa Kirby in una scena del film The Son

Dopo l’impatto devastante e acclamato di The Father, Florian Zeller è tornato dietro la macchina da presa con The Son, adattamento cinematografico di un’altra sua pièce teatrale. Se il primo film affrontava la demenza senile con una regia innovativa e profondamente immersiva, il secondo sposta lo sguardo su un tema altrettanto delicato e complesso: la depressione adolescenziale e le dinamiche familiari che ne derivano.

Il risultato, però, ha diviso pubblico e critica. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, The Son ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato chi ne ha apprezzato la potenza emotiva e le interpretazioni intense, dall’altro chi ha giudicato il finale manipolativo o poco rispettoso nei confronti della materia trattata.

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Di cosa parla The Son

La storia segue Peter Miller (interpretato da Hugh Jackman), un consulente politico di successo che sembra avere una vita perfetta: una nuova compagna, Beth (Vanessa Kirby), un bambino appena nato e una carriera in ascesa. La stabilità apparente viene incrinata quando la sua ex moglie Kate (Laura Dern) lo informa che il loro figlio diciassettenne Nicholas (Zen McGrath) sta vivendo un periodo di grave difficoltà. Il ragazzo ha smesso di andare a scuola, si sente disorientato e manifesta segnali preoccupanti di depressione.

Spinto dal desiderio di aiutarlo, Peter decide di accogliere Nicholas nella sua nuova casa. Tuttavia, l’arrivo del giovane porta tensione e squilibrio. Beth non riesce a relazionarsi con lui e Peter, pur cercando di essere presente, si dimostra spesso goffo e incapace di comprendere i reali bisogni del figlio. A ciò si aggiungono le ambizioni professionali: Peter ha infatti ricevuto una proposta di lavoro prestigiosa a Washington, ma deve scegliere tra la carriera e la dedizione a una famiglia sempre più fragile.

Un elemento chiave del film è anche la figura di Anthony, il padre di Peter, interpretato da Anthony Hopkins. In una breve ma intensa scena, i due si confrontano su ciò che significa essere genitori. Anthony, freddo e distante, rinfaccia al figlio i suoi errori, mentre Peter lo accusa di avergli trasmesso la stessa incapacità di amare e di essere presente. Una sequenza che sottolinea il tema ricorrente di Zeller: i legami familiari come catene emotive che attraversano le generazioni.

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La spiegazione del finale del film

La tensione narrativa culmina quando Nicholas tenta il suicidio. Sopravvissuto e ricoverato, viene affidato a una struttura specializzata. I medici mettono in guardia Peter e Beth: riportarlo a casa sarebbe rischioso. Ma la coppia, convinta che l’amore familiare possa bastare, decide comunque di tenerlo con sé.

Inizialmente sembra che le cose migliorino. Nicholas appare più sereno, parla con i genitori e sembra finalmente pronto a ricostruire un rapporto. Ma questa calma è solo apparente. Poco dopo, un colpo di pistola rompe l’illusione: Nicholas si toglie la vita nella sua stanza.

Da questo punto in poi, il film prende una piega particolare. La scena successiva mostra un salto temporale in cui vediamo Peter ricevere la visita di un Nicholas adulto, apparentemente guarito e felice, che gli regala un libro dedicato a lui. Ma lo spettatore comprende presto che si tratta di una fantasia: Nicholas non è vivo, e quella è solo la proiezione dei desideri e dei sensi di colpa di un padre che non riesce a perdonarsi.

Il finale vero e proprio si chiude con un ricordo: Peter rivede se stesso insieme al figlio bambino, durante una vacanza al mare, mentre gli insegna a nuotare. È un’immagine dolce ma intrisa di malinconia. Il finale di The Son è volutamente ambiguo. Non cerca di dare risposte, ma di mettere lo spettatore nella stessa condizione di Peter: sospeso tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che realmente è. La fantasia del figlio adulto e felice è il simbolo di un bisogno disperato di redenzione, mai realizzabile.

The Son, quindi, non va letta come un manuale sulla depressione, ma come un dramma umano che esplora la fragilità dei rapporti familiari e l’incapacità di molti genitori di cogliere il dolore nascosto dei propri figli.

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