The Piper, recensione: un Pifferaio horror un po’ sfiatato

The Piper, il film che si presenta come una versione horror della fiaba per bambini Il pifferaio magico, è uscito nelle sale. Un film con grandi potenzialità che però non riesce a sfruttarle appieno. Continua a leggere per scoprire perché.
Charlotte Hope nel poster del film The Piper

The Piper, film horror scritto e diretto da Erlingur Thoroddsen, al suo primo film in lingua inglese, che si basa liberamente sulla leggenda tedesca del Pifferaio Magico, è arrivato nei nostri cinema il 18 gennaio 2024. Il film può essere considerato come una rivisitazione horror di una leggenda già di per sé orrorifica, riuscita però solo per metà.

The Piper racconta la storia di Mel, una compositrice di musica e flautista, che dopo la morte del suo mentore Kathrine cerca di proporre al suo maestro dei componimenti da lei stessa scritti. Il maestro però vuole avere la sinfonia della compositrice defunta e incarica Mel di trovare gli spartiti per poterla completare, non sapendo che quella sinfonia è proprio ciò che ha condotto Kathrine alla follia e alla morte. Mel pur di riuscire a mostrare il proprio talento farà di tutto per portare a compimento la sinfonia. Durante i suoi tentativi scoprirà che quella sinfonia, però, è portatrice di qualcosa di molto malvagio.

L’ossessione nella creatività

Il film affronta una tematica molto interessante, quella dell’ossessione che spinge molti artisti, come scrittori, cantanti, musicisti e così via, a confrontarsi con la propria creatività e soprattutto con il proprio talento. Non è raro sentire di artisti che si isolano in luoghi appartati per dare vita al capolavoro della loro esistenza. Il film si focalizza proprio sul talento di un’artista e sulla sua determinazione a emergere e a farsi notare. La protagonista non si ritira in una casa isolata, ma in se stessa, perché ossessionata dal completare quella maledetta sinfonia.

In questo contesto, accostare la tematica alla leggenda del Pifferaio magico di Hamelin poteva essere una sfida difficile, ma vincente. Invece, The Piper la trascura quasi del tutto, per dare risalto alla figura del Pifferaio, come se volesse imporre per forza la sua presenza, proponendosi come una rivisitazione della leggenda. Ma finisce per cadere nel cliché di quegli horror che, una volta terminati, non lasciano granché su cui riflettere.

Armonia e discordanza

Julian Sands e Charlotte Hope in una scena del film The Piper

Il film The Piper, come già accennato, si ispira alla leggenda originale del Pifferaio di Hamelin. In questa leggenda, un pifferaio aiuta gli abitanti di una città a liberarsi dai topi in cambio di un pagamento. Quando i cittadini non mantengono la promessa, il Pifferaio si vendica attirando i bambini fuori dalla città con la sua musica incantatrice. The Piper si presenta come un sequel di questa storia, in cui il Pifferaio continua la sua vendetta nei confronti della comunità. Il suo personaggio sembra richiamare quello di Freddy Krueger, interpretato da Robert Englund, il quale ultimamente è tornato a parlare del personaggio rivelando chi vorrebbe come suo erede in un prossimo film di Nightmare.

La storia di una vendetta perpetua e l’ossessione per la creatività sono elementi interessanti per questa rivisitazione; tuttavia, essi seguono strade parallele che non si intersecano mai, rendendo il tutto molto confuso. Ad esempio, il film porta a chiedersi perché il Pifferaio sembri voler e non voler allo stesso tempo finire la sinfonia. Una questione che sembra rimanere incompiuta, anche se cercando a fondo una risposta può essere trovata. Ma questo porta noi a riflettere sul fatto che anche l’aspetto musicale poteva essere approfondito per attrarre e soddisfare un pubblico appassionato. Invece, il film non approfondisce molto la dimensione sonora, riducendola a un breve discorso sull’armonia e la discordanza.

Teatro e cinema in The Piper

Charlotte Hope interpreta Mel in una scena del film The Piper

Il fatto di voler organizzare un concerto musicale richiama già di per sé una dimensione teatrale nel film, una dimensione che prende il sopravvento, soprattutto nelle parti finali. Un contrasto e allo stesso tempo un’unione tra cinema e teatro che richiama le influenze che i due media hanno avuto l’uno sull’altro. Se la dimensione teatrale fosse stata resa più presente all’interno del film, non solo attraverso il richiamo al concerto da preparare ma anche attraverso le scenografie proprie del teatro, come fatto nel finale, sarebbe stato molto più interessante.

Il fatto che nel finale lo spettatore venga calato in una dimensione teatrale, attraverso le scenografie proprie del mezzo, trasportandolo in una dimensione quasi onirica, regala, infatti, al film una dimensione magica, ferma nel tempo, rendendo evidente il suo voler affermarsi come una vera e propria fiaba horror. Questa, probabilmente, anche se può lasciare molti interdetti, risulta essere particolarmente interessante anche se non riesce da sola a colmare le diverse mancanze del film.

The Piper, comunque, si lascia guardare anche se alla fine ci si domanda perché quelle potenzialità latenti del film non siano state affrontate in modo più deciso. Questa è la nostra opinione, voi invece cosa ne pensate? Scrivetecelo sui nostri social. Vi ricordiamo che le rivisitazioni in chiave horror di fiabe, favole e leggende sono sempre più frequenti, come la parodia slasher di Winnie the Pooh e tante altre in arrivo nel corso del prossimo anno.

The Piper vi aspetta al cinema dal 18 gennaio 2024.

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