The Idol, recensione: Rolling Stone got it, è pornografia dello stupro

The Idol, serie di Sam Levinson (creatore di Euphoria) con Lily-Rose Depp e The Weeknd, è male-gaze sullo strupro della peggior specie. Un porno ben girato e spacciato come satira critica. Aveva ragione l’inquietante inchiesta di Rolling Stone, qui la recensione da Cannes 76.
The Idol, recensione: Rolling Stone got it, è pornografia dello stupro

Si cammina su vetri già rotti alla visione, qui alla 76esima edizione del Festival di Cannes, dei primi due episodi di The Idol, la nuova serie che rinsalda la collaborazione fra HBO e Sam Levinson, acclamato creatore di Euphoria. Protagonisti Lily-Rose Depp e The Weeknd, rispettivamente nei panni di una fragile popstar appena ripresasi da un tracollo e di un inquietante proprietario di club e fondatore di una sorta di setta ispirata alla NXIVM, trovata colpevole di aver circuito e schiavizzato sessualmente donne dal mondo dello spettacolo e non.

Anche nelle sue premesse insomma, The Idol non era affatto una serie intorno alla divizzazione (o divinizzazione) della sua protagonista, Lily-Rose Depp, qui resa corpo e pezzo di carne più che attrice. Per quanto, in quel poco che le viene concesso di recitare, avesse molto da dire. Non era la storia di una storia d’amore: viziata sì, ma sempre una storia d’amore folle incontro al tramonto di Hollywood. Era già dichiaratamente una storia di sfruttamento.

Nessun pregiudizio prima di vedere The Idol

Quindi non si capisce proprio perché, alla sua uscita, il trailer sia circolato sui social con fare morboso. Non c’erano le premesse nella storia, figurarsi nei primi due episodi. Aspetterei di vederli (o non li vedrei affatto), prima di spettacolarizzare ulteriormente un prodotto che, nel migliore dei casi, potreste scoprire odioso una volta visto; nel peggiore, potrebbe dimostrarsi esattamente quanto aveva denunciato, due mesi fa, Rolling Stone. Quindi partiamo da lì.

Ma con una premessa: che chi scrive aveva letto di sfuggita quell’inchiesta, quindi non aveva alcuna influenza a monte o pregiudizio. Anzi, chi scrive attendeva The Idol. Ma chi scrive ha gli occhi per guardare, rimane alquanto preoccupato dall’effetto che quei due episodi sortiscono su di lui e così va a rileggere quell’inchiesta. E solo a posteriori – il che è inquietante – ritrova conferma di quanto gli era sembrato di percepire in sala. Cioè di star vedendo un porno (e anche uno di quelli che lo metterebbero a disagio).

Il j’accuse di Rolling Stone

Lily-Rose Depp è Jocelyn
Lily-Rose Depp è Jocelyn

L’inchiesta di Rolling Stone è lunga. E nonostante abbia raccolto numerose testimonianze di produttori e membri della crew presenti sul set, è tutto da dimostrare. Ma prima di commentare The Idol, per chiunque lo farà a partire dal 4 giugno, leggerla non è un invito: dovrebbe essere un obbligo. L’articolo parte descrivendo la babilonia produttiva che è stata questa serie. In pratica c’era una regista, Amy Seimetz, che aveva già concluso “l’80% dei sei episodi che compongono la serie“.

Ma fonti riportano che la sua versione non è piaciuta perché avrebbe avuto “uno sguardo troppo femminile“, al che sarebbe subentrato Sam Levinson, buttando tutte le riprese e gli script, revisionando tutto da zero, prendendo il controllo registico e costando a HBO fra i 54 e i 75 milioni di dollari di materiale non utilizzato. Amy Seimetz abbandona il progetto e ciò che conta sono le testimonianze sulle differenze fra i due script. Numerose, testimonianze. Inquietanti, testimonianze.

The Idol non è la soluzione, ma parte del problema

Jocelyn e Tedros in The Idol
Jocelyn e Tedros in The Idol

Mi ritrovo a sottoscrivere una in particolare delle decine di voci riportate, quella di un membro della produzione: “Avevo firmato per quella che doveva essere una satira feroce di ciò che sono la fama e il modello divistico nel 21esimo secolo. Le cose cui sottoponiamo le nostre star e i talenti, le forze che mettono le persone sotto i riflettori e come queste siano manipolabili soprattutto nell’era post-Trump. Ma è passato dall’essere una satira di quella cosa, a diventare la cosa di cui stava facendo la satira“. Per ciò che si è potuto vedere finora, si conferma ogni parola.

Un altro membro della produzione descrive così l’arco di Jocelyn (Depp) con Tedros (The Weeknd): “È stato come riempire lo show di ogni fantasia sullo stupro che ogni uomo tossico avrebbe potuto avere e poi mostrare la donna che torna e ne vuole ancora perché questo rende migliore la sua musica“. Anche qui, si sottoscrive ogni parola.

The Idol parla di questo: di una popstar usata come strumento ed edulcorata dal suo entourage (così almeno la vede lei), che fugge fra le braccia di uno che la soffoca con un telo in faccia e la incoraggia poi a scriverci qualcosa di sincero, che la rappresenti davvero e sia frutto di quell’esperienza che la sta facendo diventare “una vera donna”. E lei lo fa e quella musica è effettivamente migliore. Quindi, oltre a essere mostrato, lo stupro è anche incoraggiato come qualcosa di utile.

Sui limiti del consenso

Lily-Rose Depp e The Weeknd
Lily-Rose Depp e The Weeknd

Certo, si dovrebbe ragionare su quanto si possa parlare di stupro, visto che il personaggio è consenziente. Ma parliamo di cinema allora: il personaggio è consenziente, sì, ma esce anche da un periodo di forte fragilità emotiva, è circuibile e questa cosa lo script la accentua, vuole che sia un aspetto importante. L’altra cosa che lo script accentua fin da subito è come quello di The Weeknd sia un personaggio chiaramente negativo, come Jocelyn stia cadendo pericolosamente nella sua rete, nonostante tutti siano visibilmente preoccupati.

Insomma, tempo cinque minuti, Tedros ci viene mostrato sotto una luce predatoria e Jocelyn sotto quella predabile. Non molto diverso che nei primi minuti di un porno. Se si fa questo, nei primi cinque minuti, lo spettatore non può neanche raccontarsi il miraggio della consenzienza. Sarebbe grave se lo facesse.

È solo la punta di The Idol

Levinson e protagonisti a Cannes 76
Levinson e protagonisti a Cannes 76

Per continuare sulla lunga lista di orrori riportati da Rolling Stone. Nella versione del copione riscritta da Levinson – cioè, secondo le testimoniane, l’unica che vedrete su schermo, perché di Seimetz non si è salvato nulla – pare ci fosse una scena in cui “Depp avrebbe dovuto tenere un uovo [con guscio] nella sua vagina e se avesse fatto cascare o rotto l’uovo, il personaggio di The Weeknd si sarebbe ‘rifiutato di stuprarla’ – il che avrebbe mandato Jocelyn in una spirale, ‘implorandolo di stuprarla’ perché lei era sicura che questa fosse la chiave del suo successo“.

No, non troverete poi la scena nei sei episodi perché a quanto pare “non è stata girata perché la produzione non ha potuto trovare un modo per girare realisticamente la scena, che non fosse chiedere a Depp di inserire fisicamente l’uovo come avrebbe fatto il suo personaggio“.

Almeno davanti a quello si sono fermati, magra consolazione. Su questo, a onor di contraddittorio, la testimonianza di chi è rimasto a bordo della serie è più che positiva. Lily-Rose Depp ha definito Levinson “il miglior regista con cui abbia lavorato” e ha detto di non essersi “mai sentita più supportata e rispettata in un ambiente creativo e i miei input e opinion mai presi così in considerazione“. Questo è un bene. Questo ci dice come il lavoro si sia svolto sul set, cioè più eticamente dei risultati di quel lavoro, che sono ben altra cosa.

Etica del set ed etica della narrazione sono cose diverse

Una scena di coreografia
Una scena di coreografia

Ci dice, per esempio, che una coordinatrice d’intimità sul set c’era – ormai è praticamente un obbligo, dopo il MeToo, ed è giusto che sia così – anche se poi nella prima scena di nudo di Jocelyn il coordinatore d’intimità viene rappresentato come qualcuno che impedisce alle donne di mostrare il proprio seno quando lo vogliono, come qualcuno che anzi eserciterebbe un controllo maschilista sulla persona che dovrebbe proteggere – perché, come dice Jocelyn: “Sono le mie tette” – come vuole una recente narrazione in voga fra un gruppo di interpreti femminili (molto ristretto, a differenza di quello maschile) che si stanno esprimendo contro questa nuova figura.

L’esempio del coordinatore d’intimità

Insomma, sul set di The Idol, la coordinatrice d’intimità c’era. Su schermo però, ottiene una narrazione alquanto deprimente e accusatoria. Potete immaginare i risvolti? Da che abbia memoria, è la prima volta che in una scena metatestuale – un prodotto di Hollywood, cioè, che mostra il funzionamento dei set di Hollywood – si vede inserito un coordinatore d’intimità, essendo un mestiere nato praticamente negli ultimi due o tre anni.

E nella sua prima apparizione su schermo, in un prodotto che avrà diffusione larghissima, questo è il messaggio che si vuole far passare? Anche ammettendo che l’intento nella serie non fosse quello di denuncia di un sistema basato sullo sfruttamento – paradosso: era l’unico possibile e infatti Levinson, in conferenza stampa mentre nell’altra stanza si scrive questa recensione, lo sottoscrive tutto convinto – è davvero cosa saggia creare questo tipo di narrazione?

The Idol è un porno ben girato

L'ottimo cast di The Idol (non basta)
L’ottimo cast di The Idol (non basta)

E ora arriveranno i simpaticoni a dire: “Sì, va bene, ma com’era la serie?“. Si è appena scritto. Poi vogliamo dire che musicalmente la serie funziona? Eccome, infatti avremmo voluto sentire più musica e vedere meno di quel che abbiamo visto. Vogliamo dire che il cast era ottimo (Fran Hazaria, Rachel Sennot, Suzanna Son, Eli Roth fra gli altri)? Lo è, certo ci si chiede perché si vedano parti intime della metà di quello femminile e neanche un mezzo sedere di quello maschile.

Vogliamo dire che è una serie HBO diretta dallo stesso creatore di Euphoria, e che quindi non può essere che ottima tecnicamente? Lo è, eccome, anche se sembra un po’ un videoclip alla Blinding Lights – che a sua volta era un grandissimo videoclip e molto cinematografico, ma in The Idol immaginatevelo mischiato a un video di PornHub, con tanto di suono a scolo di lavandino nelle scene di fellatio.

Hollywood sistema che alimenta, non cura

The Weeknd nel videoclip di Blinding Lights
The Weeknd nel videoclip di Blinding Lights

Ricordo che anni fa, per un’altra testata, mi proposi di scrivere un pezzo sull’importanza dell’illuminotecnica e della cura dell’inquadratura nel porno. Non sto scherzando. Mi ero convinto che avessero un ruolo importante nel raggiungimento dell’orgasmo, che “valorizzassero” (l’esplosione dell’amatoriale, poi, mi ha dato torto, sic.). Per fortuna, quello stesso mese, una ragazza stava scrivendo un pezzo ben più interessante (e affidabile) sui protocolli etici sui set porno: rapporti protetti, consenso, piacere femminile. Ecco, The Idol è come se in quella redazione avessero buttato l’articolo della collega in questione per pubblicare il mio.

Per fortuna non è stato fatto e io oggi, con una consapevolezza diversa, non mi azzarderei neanche a proporre un articolo del genere. The Idol invece è questo: figlio di un sistema Hollywood che si racconta di essere uscito ripulito e sano dal MeToo e che, al contrario, neanche si accorge di star vendendo come “denuncia” proprio quel tipo di narrazione che invece si vorrebbe denunciare. O forse, peggio ancora, se ne accorge eccome e si racconta, come Levinson qui a Cannes 76, che è proprio questo il punto: “La provocazione“.

Per chiudere, con l’ennesima testimonianza riportata a Rolling Stone: “Era uno show su una donna che avrebbe trovato la sua consapevolezza sessuale e avrebbe trovato se stessa attraverso il sesso; trasformato in uno show su un uomo che abusa di quella donna. E lei lo adora“. E pensare che abbiamo visto solo i primi due episodi…

Speriamo di vedere di meglio, nei giorni che ci rimangono qui a Cannes 76. Continuate a seguirci su CiakClub.it per tutte le recensioni.

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