The Holdovers – Lezioni di vita, recensione: viva quelli che restano

Fra i professori memorabili, accanto al John Keating dell’Attimo fuggente e Dewey Finn di School of Rock, va aggiunto quello di Paul Giamatti. The Holdovers è arrivato in Italia e il suo tratto più originale è il modo inusuale - talvolta inopportuno - di comunicarci quelle lezioni sulla vita e gli esseri umani. Ecco la nostra recensione!
Dominic Sessa e Paul Giamatti in una scena del film The Holdovers - Lezioni di vita

C’è una canzone italiana, cantata da Elisa insieme a Francesco De Gregori, che si intitola Quelli che restano. In fondo chi sono i protagonisti di The Holdovers – Lezioni di vita? Il titolo tradotto sarebbe proprio “i rimanenti“, quelli che restano – appunto. E gli “occhi vigili, attenti e selvatici degli animali” di cui parla la canzone sembrano essere il punto di partenza migliore per scrivere la recensione di questo film.

Ma noi siamo quelli che restano
In piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
Le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano
E avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti
E selvatici degli animali

Chi sono quelli che restano?

The Holdovers – Lezioni di vita inizia fin dal primo momento in una scuola, nel campus della Barton Academy, e l’archivio cinematografico interiore sente l’odore di professor Keating e L’attimo fuggente quando il regista ci fa entrare nella stanza di Paul Hunham. L’uomo è interpretato da Paul Giamatti, che ha già vinto il Golden Globe per quest’interpretazione. È l’insegnante di lettere classiche della scuola, con una passione spropositata per l’antichità e un debole per la storia di Roma. Fra i suoi progetti accademici? Una monografia sui Cartaginesi. A differenza del professore di Robin Williams, però, i modi di Hunham sono fin troppo tradizionalistici e la sua disciplina scolastica è altamente rigida e restrittiva.

Come punizione per l’elevata disciplina che gli impedisce di favorire i figli dei ricchi, Hunham viene incastrato per restare nel campus durante le vacanze di Natale, come supervisore degli alunni che non ritornano nelle loro case. Insieme a lui Mary Lamb, la cuoca dell’istituto che ha da poco perso suo figlio – non ancora ventenne – dopo che già era rimasta vedova.

Come Romani nel Tevere d’inverno

A Natale resta nel campus della scuola inizialmente un gruppetto di quattro ragazzi. Per loro Hunham prevede un addestramento che fa pensare ad una versione scolastica di Full Metal Jacket. La sua filosofia è figlia dell’Antica Roma: “le avversità creano il carattere“, lo testimoniano i romani che sono sopravvissuti nel Tevere in pieno inverno.

Il professore è uno davanti al quale la cuoca si chiede “ma da quale pianeta vieni?“, al contempo i ragazzi – secondo Hunham – sono “rotti nel corpo e nello spirito“. Non si accorge, il professore, che quei giovani sono tazze rotte esattamente come lui, forse con le crepe addirittura negli stessi punti. Non se ne accorge, almeno fino a che…

A Natale cerca di essere un essere umano

Da'Vine Joy Randolph, Paul Giamatti e Dominic Sessa in una scena del film The Holdovers - Lezioni di vita

Fino a che Hunham non resta solo con Angus Tully, un giovane ribelle che implora la madre al telefono di poter tornare a casa per le vacanze. La donna sta in villeggiatura col nuovo compagno, ricco e borghese, e diventa irrintracciabile per il figlio che è costretto a restare nel campus della scuola. Per la qualità delle riprese degli interni e delle scenografie tutti quanti vorremmo essere rimasti in quell’istituto anche a Natale, ma da lì conosciamo la sofferenza di Tully.

All’inizio del film, quando il preside dà a Hunham il compito di restare lì durante le feste, lo implora di “cercare di essere un essere umano“, almeno ora che è Natale. L’umanità di Hunham, però, emerge e si esprime in un modo così originale ed incredibile da essere la cifra dell’intero film. The Holdovers, infatti, è un film dove la sofferenza che accomuna gli esseri umani non rende né santi né salvatori, né empatici né ipersensibili, né super buoni né iper retorici. La sofferenza tira fuori il cinismo ed il sarcasmo, la freddezza, l’intolleranza, la ribellione e spesso anche la maleducazione. Tira fuori l’uomo senza strutture, preconcetti, attenuanti e scrupoli. E questo tipo di incontro fra due uomini, Hunham e Tully, è il motivo per cui andare al cinema a vedere il film.

Un uomo che vive tutto

Dalle vite rese parziali dalle sofferenze e dalle ingiustizie, nei venti giorni delle vacanze natalizie Angus e Paul riescono a vivere tutto. Lo fanno insieme, sulle note della canzone dal titolo più che esaustivo: Criying, Laughing, Loving, Lying. Abituati alla retorica dei film in cui essere umano vuol dire essere buono, The Holdovers si spinge oltre e con dissacrante ironia e lucido realismo ci ricorda che essere umano vuol dire essere tutto.

Proprio come un dipinto in finger painting, per cui – dice una ragazza ad Angus – “non c’è giusto o sbagliato“, tutto può essere okay. Anche quello che sembra completamente inopportuno. E in questo, nelle incursioni inopportune e dissacratorie, The Holdovers si presenta come uno dei film più belli degli ultimi anni, che invita a fare nostre le parole di Tondelli:

Col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventura!

Alea iacta est

Paul Giamatti e Dominic Sessa in una scena del film The Holdovers - Lezioni di vita

“Non attraversare il Rubicone!“, urla Hunham a Tully, alludendo alla guerra civile scatenata da Cesare durante la Repubblica romana. Il giovane, invece, lo scavalca il fiume che segna il confine fra le guerra e la pace e dice l’iconica frase del generale romano: “alea iacta est”, il dado è tratto. Da quando Tully oltrepassa il Rubicone, per lui e il professore non c’è modo di tornare indietro. E più si scontrano in quella che sembra davvero una guerra civile, fatta tra cittadini di una stessa città, più si trasformano in un duo à la gatto e la volpe.

La storia, una volta che si sono incontrati nelle reciproche ribellioni, è ormai scritta e ha a che fare con quell’antichità affascinante che appassiona Hunham. Tutti sono umani nello stesso modo, dalle origini primordiali ad oggi: in questa comune appartenenza delle cose, i due uomini apparentemente opposti diventano l’uno luce dell’altro.

Un film sullo spirito (non solo del Natale)

Utilizzando in maniera originale e magistrale i mezzi dello spirito, non solo quello natalizio ma più precisamente quello capace di dare vitalità all’animo e pungere le sensibilità, il regista realizza un film sulle esistenze amare e complicate senza farne accusare la pesantezza. Il peso esistenziale dei protagonisti non arriva allo spettatore, e questo è un dato notevolissimo: non introiettiamo l’angoscia esistenziale delle vite lacerate e dolorose, piuttosto respiriamo lo spirito, l’ironia e l’acume. Con essi Hunham, che ha paura della pagina bianca perché sente di non poter contenere dentro di sé un intero libro, con Tully e Mary imparerà a “scrivere una parola dietro l’altra“.

The Holdovers – Lezioni di vita, allora, è un film su quelli che restano. “Quelli che anche voi chissà quante volte | Ci avete preso per dei coglioni | Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia | Siamo noi quei pazzi che venite a cercare“. Magari al cinema, finché il film è in sala (questo l’articolo per non arrivare impreparati).

Facebook
Twitter