The Fall Guy, recensione: un omaggio agli eroi ignorati

C’è chi preferisce vivere dietro le quinte, lavorando “nell’ombra” piuttosto che sotto gli occhi di tutti. David Leitch ha deciso di fare entrambe le cose, portando in sala un film che racconta il mondo degli stuntman, figure molto spesso trascurate. Dopo The Fall Guy farete fatica a dimenticarle.
Ryan Gosling e Emily Blunt nel poster del film The Fall Guy

Non sono l’eroe di questa storia, sono solo lo stuntman”, queste parole le conosce bene David Leitch, stuntman passato dietro la macchina da presa che ora torna in sala con The Fall Guy. Un action spassoso e metacinematografico che rende omaggio non solo agli “eroi ignorati” che si lanciano in folli acrobazie, ma a tutti gli addetti ai lavori. Il cineasta prende ispirazione direttamente dalla serie Professione pericolo (appunto The Fall Guy in lingua originale), adattando la storia in chiave moderna per mostrare al mondo cosa si cela dietro un film e in quale direzione si muova l’enorme macchina hollywoodiana.

Nei panni dei protagonisti troviamo Emily Blunt e Ryan Gosling, lei nel ruolo della regista Jody Moreno e lui in quello dello stuntman Colt Seavers. Dopo un brutto incidente sul set, Colt decide di abbandonare la sua carriera e l’amore per Jody. Quando, però, l’esordio alla regia della donna viene messo a rischio, Colt decide di tornare sul set per aiutarla e riconquistare il suo amore. Veniamo così catapultati in un caotico e a tratti surreale viaggio cinematografico nel quale il cinema stesso si racconta da solo, mostrando luci e ombre di una realtà sfaccettata.

Gosling veste contemporaneamente i panni di  molti dei personaggi da lui interpretati nel corso della sua carriera. Abbiamo il glaciale protagonista di Drive, ma anche un po’ Holland March di Nice Guys, ma non manca l’alter ego romantico che ricorda Noah ne Le pagine della nostra vita e si, se ve lo state chiedendo, c’è anche un po’ di Ken. Tutti personaggi che guarda caso sono presenti nella nostra TOP 10 dell’attore canadese, nella quale non faremmo fatica ad aggiungere anche questo film. 

Il mondo dietro la macchina da presa

The Fall Guy è un’opera fortemente metacinematografica, che strappa via il sipario del proscenio per mostrare cosa si nasconde dietro le meravigliose storie che la settima arte racconta. David Leitch mette a nudo il cinema, almeno quello hollywoodiano, per mostrare al pubblico che oltre a coloro che marciano sul tappeto rosso, vi sono persone senza le quali la macchina non potrebbe muoversi. Ma l’attenzione è soprattutto nei confronti dei suoi colleghi stuntman, invisibili al resto del mondo e per i quali “…non esiste un Oscar”

Il regista traspone se stesso attraverso Colt, che tra una citazione e l’altra (il film ne è pieno), diventa il simbolo di una categoria spesso dimenticata. E via così di folli acrobazie che il mondo intero vedrà compiute da qualcun’altro. Questo fa parte del gioco, è vero. Eppure con questo lungometraggio, il regista si prende la sua rivincita nei confronti di un industria che è tutt’altro che libera. Tra attori viziati e megalomani e produttori che soffocano registi e troupe, Hollywood sembra ormai abitata da individui guidata solo dal vil denaro e dalla ricerca spasmodica di fama e gloria.

E se da un lato troviamo le mele marce del settore, dall’altro vi è la ricerca di un cinema sciolto dalle briglie della CGI. The Fall Guy vuole ancora dimostrare alle major che gli effetti speciali possono essere un mezzo da utilizzare ma solo nella giusta misura. Scan facciali, Blue Screen e VFX vari non potranno mai sostituire il lavoro di un vero stunt. Un messaggio che si diffonde dall’inizio della pellicola fino alla fine dei titoli di coda, e che, ironicamente, trova conferma nel record battuto dal film per il maggior numero di cannon rolls girati.

…e quello davanti

David Leitch e Ryan Gosling sul set del film The Fall Guy

Nonostante il film faccia egregiamente il suo lavoro, raccontando quello che si è prefissato dal primo momento, dimostra però delle sbavature. La pellicola non viene drasticamente intaccata da ciò, riuscendo a garantire il giusto intrattenimento e un’esperienza ben bilanciata tra action, romanticismo e commedia. Al di là della componente action, una garanzia con Leitch che qui però non raggiunge i picchi visti in Atomica Bionda e Bullet Train, la regia alterna momenti significativamente interessanti ad altri piatti e monotoni. Una costrizione dovuta probabilmente a qualche lungaggine che rallenta un po’ la narrazione.

Chiaro è che l’obiettivo non fosse quello di regalare inquadrature evocatiche che lasciassero defluire l’arte nella mente dello spettatore, ma la presenza di alcune stimolanti intuizioni lasciano presagire una natura del film che non vuole essere solo esplosioni e macchine che si ribaltano a tutta velocità. Leitch vuole interrogarsi sul cinema contemporaneo sfruttando i mezzi che ne fanno parte, ma senza osare troppo. Una scelta voluta e chiara fin dalle premesse che non permette al film di essere altro che un enorme, rocambolesca e piacevole acrobazia.

David Leitch, che ora siede sul trono da regista, non sembra aver dimenticato le “umili” origini che lo hanno portato verso grandi imprese. Il suo film emana amore per una professione senza la quale molti dei nostri film preferiti non avrebbero mai visto la luce. The Fall Guy è attualmente disponibile in sala, insieme alle prossime uscite del mese di maggio 2024

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