The Devil on Trial – Processo al diavolo: recensione del docu Netflix

The Devil on Trial - Processo al diavolo è un film documentario che racconta di un caso di possessione avvenuto negli anni '80, passato alla storia perché, per la prima volta negli USA, una possessione viene usata come difesa da un avvocato durante un processo di omicidio.
Il poster del film documentario The Devil on Trial - Processo al diavolo

Poche cose polarizzano l’opinione del pubblico come la religione. In particolare, quei temi controversi e dibattuti anche all’interno dell’ambiente clericale spesso spaccano in due categorie nette il parere delle persone: o ci credi o non ci credi. È il caso per esempio dei miracoli o delle possessioni (e relativi esorcismi). Proprio di questo, delle possessioni, tratta il documentario The Devil On Trial – Processo al diavolo, disponibile su Netflix dal 17 ottobre. Non è un documentario sulle possessioni in senso lato, ma su una nello specifico: quella di Arne Cheyenne Johnson.

La storia vera dietro The Devil on Trial – Processo al diavolo

La famiglia Glatzel è composta da quattro persone: madre, padre, e i tre figli, tra cui Debbie e il minore David, di undici anni. Nel 1980, Debbie decide di trasferirsi insieme al fidanzato Arne Johnson in una nuova casa. La famiglia, compreso il piccolo David, li aiuta nelle faccende domestiche e nel trasloco. Dopo poche ore di permanenza nel nuovo appartamento della sorella, David inizia a comportarsi in modo strano, urlando e correndo nel giardino. Nei mesi successivi si comporterà in modo sempre più insolito, dicendo di vedere figure oscure che gli sussurrano delle cose.

I genitori, inizialmente titubanti, iniziano a pensare che David possa essere posseduto dal demonio. Dopo aver incontrato diversi medici, vescovi e specialisti del paranormale, riescono a ottenere il via libera da parte della chiesa per praticare un esorcismo al bambino. Durante l’atto è presente anche il fidanzato di Debbie, Arne, che mentre lo tiene fermo chiede al demone di entrare nel suo corpo per lasciare stare David. La famiglia Glatzel sembra aver trovato finalmente la pace: David è tornato a giocare spensierato e Debbie e Arne si sono traferiti in una nuova casa.

Dopo qualche mese, Arne inizia però a comportarsi in modo strano e a vedere figure oscure, proprio come era successo a David. L’epilogo di queste vicende arriva una sera di febbraio in cui Arne e Debbie cenano a casa del capo della ragazza e, durante un litigio di poco conto, Arne accoltella quattro volte l’uomo, uccidendolo. Il ragazzo giura di non ricordare niente, e dà la colpa alla possessione, tesi che sosterrà anche il suo avvocato e che farà diventare questo caso il primo processo in America in cui una possessione viene usata per difendere un imputato. La giuria non crederà però a questa storia, e Arne verrà condannato a 20 anni di prigione.

Il documentario

Anre Cheyenne Johnson in una scena di The Devil on Trial - Processo al diavolo

La vicenda è stata raccontata in diversi libri e film, tra cui Ostaggio per il demonio, con un giovane Kevin Bacon, e The Conjuring 3 – Per ordine del diavolo (che però non viene ricordato fra i migliori della saga di The Conjuring), ma sempre in modo romanzato ed esagerato.

Chris Holt in questo caso la racconta invece in uno stile documentaristico classico, cioè alternando spezzoni di video di repertorio e registrazioni vocali a scene recitate in cui vengono messi in scena i fatti narrati.

Le parti recitate, nonostante aiutino lo spettatore a capire meglio il contesto e seguire la storia, risultano a tratti troppo finte e non necessarie, rendendo prolisse alcune scene. Un altro problema del documentario è che vengono rappresentate e raccontate diverse storie secondarie, che si intrecciano a quella principale. Questo rende sicuramente più interessante e completo il lavoro, ma rischia anche di confondere e togliere spazio al fulcro della storia, il processo, a cui vengono dedicati solo gli ultimi venti minuti.

Il beneficio del dubbio

Nonostante le sue imperfezioni The Devil on Trial è un lavoro ben fatto, anche e soprattutto perché riesce in quello che ogni documentario di questo tipo dovrebbe fare: presentare la storia in modo oggettivo e imparziale, lasciando il beneficio del dubbio.

Alla fine del documentario infatti il fratello minore di David svela alcuni retroscena riguardanti la famiglia, dando alcune possibili alternative più concrete alla possessione. Fornisce quindi gli strumenti per decidere autonomamente e fare le proprie valutazioni, lasciando la libertà allo spettatore di farsi l’idea che crede. Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo infatti, sono argomenti molto polarizzanti, e ognuno, a seconda delle idee che ha, trae le proprie conclusioni.

Insomma, The Devil on Trial – Processo al diavolo è un documentario che, nonostante alcune imperfezioni, presenta la storia in modo oggettivo, senza pendere troppo da una parte o dall’altra e senza influenzare lo spettatore, e sicuramente verrà apprezzato da tutti gli amanti del genere. Il documentario è disponibile su Netlfix, e qui potete trovare tutti gli altri film e serie in uscita questo mese sulla piattaforma.

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