The Boys: 30 differenze col fumetto che hanno migliorato la serie

The Boys: la serie tv da record di ascolti di Prime Video è un adattamento del fumetto di Garth Ennis che si prende tante, ma davvero tante libertà artistiche. Non è detto che sia un male, anzi: qui 30 differenze della serie con il fumetto che, addirittura, sono riuscite a rendere lo show migliore della sua materia prima!
The Boys: le differenze fra serie e fumetto

Senza tema di smentita si può affermare che The Boys sia una delle serie più popolari degli ultimi anni. Arriva nel momento perfetto, quando la popolarità del genere supereroistico aveva raggiunto il suo picco: estate 2019. Nell’aprile dello stesso anno, infatti, si era consumato uno dei maggiori eventi cinematografici di sempre: l’uscita di Avengers: Endgame, la conclusione della fase tre di un MCU in via di espansione. Endgame aveva portato a cinema non solo i fan di lunga data della Marvel, ma anche semplici curiosi attirati dall’hype che circondava l’uscita del secondo capitolo di Infinity War. Subito dopo, a luglio, era stato rilasciato Spiderman: Far From Home, con quel finale cliffhanger da mozzare il fiato.

La Marvel non aveva ancora iniziato a sfornare serie tv come cornetti in un bar a prima mattina, ma l’appetito del pubblico per i cinecomics era stato stuzzicato. È in questo contesto, il 26 luglio del 2019, che su Prime Video approda The Boys, promettendo nuovi machi in tutina di spandex e poteri da urlo…ma con qualche twist. Bastano pochi minuti del primo episodio per capire che The Boys e il mondo Marvel viaggiano su frequenze molto diverse: i super dello show Prime sono una vera manica di bastardi e ricordano molto più certe celebrità di oggi che i campioni di giustizia degli Avengers.

Nel giro di un paio di stagioni, The Boys si è conquistata l’amore del pubblico per la sua feroce critica sociale e la sua violenza di tarantiniana memoria. Prima che arrivi la quarta stagione (qui trovate il TRAILER), è il caso di fermarsi a fare il punto della situazione. The Boys è infatti tratta da un omonimo fumetto di Garth Ennis, nonostante lo showrunner Eric Kripke si sia preso molte libertà creative. Che sia un bene, visto che lo show ha ottenuto un tale successo? O un male, perché le cose sarebbero potute andare molto meglio? Qui trovate le maggiori differenze tra il fumetto e lo show di The Boys, a voi la sentenza! Due allerte: SPOILER per tutte le stagioni di The Boys e Gen V e per la violenza tipica dello show.

All Supes Are Bastards

Anthony Starr nel ruolo di Patriota/Homelander in una scena delle serie The Boys

Come si fa un buon adattamento? È una domanda da un milione di dollari. La risposta, purtroppo, non è semplice quanto seguire pedissequamente la fonte originale. Anzi, nel caso di The Boys, la risposta sembra essere stata l’esatto opposto: trasformare, inventare, sbizzarrirsi con la fantasia. L’importante è conservare lo spirito originale: l’odio puro di Garth Ennis nei confronti dei supereroi. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso da uno dei più prolifici autori di The Punisher?

Il cardine del fumetto, a cui la serie fa onore, è questo: cosa succederebbe se i superpoteri, invece di essere concessi solo a puri di cuori pronti a martirizzarsi per il bene dell’umanità, andassero a persone normali? Persone con vizi, difetti, debolezze, capaci di farsi sedurre dai soldi e dalla fama? I fumetti ci dicono che i supereroi sono sempre buoni e altruisti, e se non lo fossero? E se fossero solo dei figli di puttana con una licenza di uccidere e la popolarità inattaccabile di una popstar? Nel rispetto di questa premessa fondamentale, ogni cambiamento è lecito.

Qualcosa è cambiato

Hughie Campbell nel fumetto di The Boys e il suo interprete Jack Quaid nell'omonima serie

La prima stagione di The Boys non ha solo scioccato con l’uso frequentissimo di violenza, ma anche le decine di cambiamenti rispetto alla fonte originale. Nel fumetto, i The Boys di Butcher sono fin da subito iniettati col composto V, e non quello temporaneo, inesistente nei comic, ma quello permanente: per combattere i super, bisogna farlo ad armi pari. Allo stesso Hughie viene somministrato il composto a tradimento da Butcher durante la prima missione del gruppo. La Vought ha un ruolo estremamente ridotto, è poco più di una misteriosa azienda clandestina che controlla ogni cosa dall’ombra.

I buoni di The Boys…

I protagonista di The Boys in una pagina del fumetto

I personaggi del fumetto, poi, avrebbero grandi difficoltà a riconoscere le rispettive controparti televisive, qualora esistessero controparti televisive. Partendo dai Boys, Kimiko nello show ottiene finalmente un nome, quando nella nei fumetti era conosciuta solo come “Femmina della Specie”. Anche la sua backstory è molto più basilare rispetto a ciò che vediamo nello show: da bambina, era caduta in una vasca di Composto V made in Japan, che l’ha resa superforte e piena di rabbia assassina, insomma, la versione PEGI 18 di Obelix. L’altro personaggio a subire i maggiori cambiamenti è Latte Materno. Non ci sentiamo di dire troppo su di lui, nel dubbio che la quarta stagione tiri fuori qualche rivelazione scioccante, ma sappiate solo che il suo vero nome nei fumetti è Baron Willis e il suo soprannome non è casuale.

Segnaliamo poi che lo Hughie del fumetto è ispirato all’aspetto dell’attore Simon Pegg, che, ormai troppo vecchio per ricoprire il ruolo, nella serie interpreta il padre di Hughie, il cui volto è quello di Jack Quaid. Più una cusriosità che una differenza, ma sicuramente un dettaglio molto apprezzato dai fan dei comics.

…e i cattivi della Vought

I sette in una pagina del fumetto The Boys

Sul fronte de I Sette, Transulcent, l’uomo invisibile del primo episodio, semplicemente non esiste nel fumetto: al suo posto troviamo Jack from Jupiter. L’Abisso fumettistico non è una smaccata parodia di Aquaman con precedenti di molestie sessuali, ma un tipo taciturno con una tuta da palombaro. L’alcolismo di Queen Maeve ricopre un ruolo di gran lunga maggiore e i suoi motivi per contrastare Patriota sono radicati in questioni di natura personale, che toccano il tema del revenge porn. Come diversi altri personaggi, A-Train è in realtà caucasico, quindi scordatevi la linea narrativa sulla comunità afroamericana, nonché i suoi problemi di dipendenza. Tacciamo su Black Noir, perché il suo personaggio è un magnete per spoiler.

Il capo della Vought Stan Edgar, interpretato da un diabolico Giancarlo Esposito, è sostanzialmente invisibile nei fumetti. Nella serie, il suo personaggio assorbe molto da James Stillwell, di cui nella serie abbiamo una versione al femminile: Madelyn Stiller (ve la ricordate? La “capa” della Vought della prima stagione, quella con cui Patriota giocava al complesso di Edipo). Anche Victoria Neuman nei fumetti è un personaggio maschile, Vic The Veep, parodia della politica americana e privo di molto di ciò che rende la Neuman così interessante: i suoi poteri e il suo rapporto con Stan Edgar.

Infine, le menzione speciali. Soldatino, nello show interpretato da Jensen Ackles, nei fumetti è solo la versione ingenua e scema di Capitan America, realmente convinto di stare utilizzando i suoi poteri per il bene dell’umanità e degli USA, e non l’incrocio tra Bucky Barnes e uno di quegli anziani fissati con la puntualità del sistema ferroviario. Stormfront, poi, è un personaggio maschile, nato nella Germania nazista, ma subito trasferito in America e venduto al pubblico come reincarnazione di un vichingo. Il suo rapporto con Patriota è molto diverso da quello nella serie, ma non approfondiamo nel caso lo show stia pianificando di rivelare ancora qualche segreto sulla sua controparte televisiva.

The Boys: squadra vincente si cambia?

Il cast principale della serie The Boys

Perché tutti questi cambiamenti? Per fare chiarezza, è bene distinguere tre aspetti: la diversità del cast, le backstory dei personaggi e il ruolo della Vought. Per quanto riguarda il primo punto, il fumetto presentava originariamente una stragrande maggioranza di personaggi caucasici, il che non è un male in sé, ma limita alcune linee narrative. Prendiamo A-Train: nel fumetto, il personaggio è caucasico e si confonde tra i diecimila eroi bastardi dell’universo di The Boys. Nella serie, avere un personaggio non-bianco permette di esplorare temi come il razzismo imperante nelle forze dell’ordine (si pensi al caso George Floyd) e crea un conflitto interno per A-Train, privilegiato per la sua appartenenza ai I Sette, ma ugualmente vittima di discriminazione all’interno del Monte Olimpo supereroistico.

O ancora, nei fumetti, la violenza sessuale subita da Starlight è perpetrata da Patriota, Black Noir ed A-Train ed è soltanto un evento scioccante per far immediatamente comprendere al lettore quanto siano orribili i supereroi. È solo nello show, con il personaggio di Abisso, che l’episodio diventa un modo per discutere più in generale dalla violenza sessuale, soprattutto in ambito lavorativo. E lo stesso Abisso attraversa un arco narrativo sconosciuto alla sua controparte fumettistica, passando per relazioni abusive fino a culti religiosi.

In linea di massima, una buona parte dei cambiamenti legati ai supereroi servono per dotare questi personaggi di maggiore spessore, dato che nei fumetti, l’odio di Ennis per la categoria super tende a dipingerli tutti con lo stesso pennello: una banda di psicopatici ebbri del proprio potere, senza mostrare particolarmente attenzione per le loro complessità interiori. E questo si vede soprattutto nel personaggio di Patriota: scordatevi i monologhi alla Gollum e i momenti introspettivi, la sua controparte fumettistica assomiglia di più a un malvagio Henry Cavill di Batman v Superman che alla figura sfaccettata dello show.

Il diavolo veste Vought

Giancarelo Esposito nel ruolo di Stan Edgar nella serie The Boys

Nello show di Prime, la Vought ha un ruolo centrale nella storia di The Boys, mente nei fumetti conta ben poco. Come mai? Le ragioni sono sempre da ricercare nella volontà di rendere la narrazione più stratificata, di indagare a fondo i meccanismi del potere. Se pensiamo ai ricchi e potenti del nostro tempo, i primi nomi che ci vengono in mente sono Elon Musk, Jeff Bezos e Ruper Murdoch. Cos’hanno in comune questi tre? Sono tutti a capo di aziende multimiliardarie. Nella catena alimentare dello status quo, il CEO è l’apex predator. Sì, i super potranno sollevare una macchina, ma al capoccia di una multinazionale bastano a volte poche parole per sollevare il valore di migliaia di azione: quale potere conta di più?

Dove Ennis si chiede cosa succederebbe se i poteri straordinari finissero nelle mani di uomini meschini, Kripke ci mostra un mondo in cui questo già succede da secoli e i super non sono altro che il sintomo più evidente di questa realtà. I super sono solo un prodotto, i veri villain della storia non indossano tutine carnevalesche, ma completi di Armani e non rischiano mai la vita da dietro le loro scrivanie in mogano, all’ultimo piano di un grattacielo. I cambiamenti operati da Kripke, quindi, agiscono tutti nell’ottica di mantenere lo spirito di critica sociale di Ennis, ma anche di condurlo in direzioni inesplorate.

The Boys 3: ritorno alle origini?

Anthony Starr nel ruolo di Patriota/Homelander nel trailer della stagione 4 di The Boys

Se la prima e la seconda stagione di The Boys hanno preso grandi distanze dalle lore fumettistica, la terza serie, invece, è risultata molto più familiare per i fan del The Boys di Ennis. Abbiamo visto i The Boys con il composto V, l’alleanza con Queen Maeve (che sì, è presente anche nei fumetti!), Herogasm, un arco narrativo fondamentale nei fumetti, l’ascesa presidenziale di Victorian Neuman e Patriota autoconvincersi di poter dominare il mondo: importanti déjà-vu per i fan dei fumetti. Certo, ci sono ancora cose non tornano, tipo il fatto che Ryan, il figlio di Becca e Patriota (almeno nello show) sia ancora vivo, quando nel fumetto viene ucciso da infante da Billy Butcher dopo che il neonato ammazza accidentalmente la madre coi suoi poteri. E Black Noir…è davvero morto così facilmente?

Ma la terza stagione ha messo in moto molte sottotrame facilmente ricollegabili ad eventi fondamentali del fumetto, al punto che viene da chiedersi se lo show avrà lo stesso finale dei fumetti. Cosa succederà a tutti i personaggi “in più” aggiunti dalla serie? In che modo si incastreranno nelle vicende? Non vogliamo fare spoiler evidenti nel caso fumetto e show finiscano per coincidere, ma, se fosse quello dovesse essere il caso, tenete sott’occhio Victoria Neuman, Black Noir e Billy Butcher. Anche lo spin-off Gen V (adattamento dell’arco narrativo stand-alone We Gotta Go Now) ha messo molto carne a cuocere, quel virus che uccide i super sarà bene tenerlo a mente. Vi diciamo solo questo: tutto ciò che è certo, è che finirà con un’esplosione di sangue. Sangue di chi? Questo lasciamo che lo scopriate da soli.

E voi conoscevate il fumetto di The Boys? Pensate sia meglio dello show o avete apprezzato i cambiamenti della serie di Prime? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti su cinema e serie tv!

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