The Animal Kingdom, recensione: l’uomo è l’animale più pericoloso

Un dramma famigliare. Una storia di coraggio e disperazione. Un'epidemia di mutanti. Questo e molto altro è The Animal Kingdom. Ma soprattutto una storia che riesce a far riflettere ed emozionare. Una storia che ha qualcosa da insegnare. Una metafora che ci insegna ad essere migliori.
Paul Kircher in una scena del film The Animal Kingdom

Ore 11:30. Sala 2 del Cinema Romano all’interno della storica Galleria Subalpina. Abbiamo visto The Animal Kingdom, presentato fuori concorso al 41esimo Torino Film Festival, nella sezione Crazies. La pellicola franco-belga, Le règne animal nel suo titolo originale, ha aperto la sezione Un Certain Regard al festival di Cannes 2023, il 17 maggio. Diretto da Thomas Cailley, che ne ha curato anche la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Pauline Munier. Cailley ha debuttato alla regia di un lungometraggio nel 2014, con The Fighters.

Protagonisti e suo padre François e il loro dramma, fatto di coraggio, fragilità e di un forte legame che li unisce. E che li unirà anche quando la vita li costringerà a dividersi. La Francia e, presumibilmente anche il resto del mondo, è stata colpita da una misteriosa epidemia dalle cause ancora inspiegabili. Ciò che è evidente agli occhi di tutti è che chi ne viene colpito subisce una graduale mutazione in un animale. Che sia un camaleonte, un leone o un’aquila. Ed è proprio l’aquila la prima delle creature ibride della quale facciamo conoscenza.

La diversità che divide

La pellicola si apre sulla coppia padre e figlio che battibecca in auto. Émile voleva rimanere a casa a giocare ai videogiochi e non essere trascinato nel traffico da François. La normalità della scena viene subito interrotta dal frastuono dell’ibrido aquila che riesce a liberarsi dalla presa dei medici e abbandonare l’ambulanza che lo stava conducendo in ospedale. Ed è lì che si stanno recando anche i nostri due protagonisti.

Anche la madre di Émile è stata colpita dal misterioso virus e allontanata dalla famiglia dopo l’aggressione al figlio. Giunti sul posto, vediamo che la mutazione in leonessa è quasi completamente ultimata. François però non concorda con le teorie dei medici e con la linea scelta dalle autorità nella gestione del problema. Allontanare le creature, per quanto apparentemente ingestibili e ripugnanti, dalla loro vita e dalle loro famiglie, non è la soluzione giusta per arginare la situazione.

Il legame della famigli contro l’ostilità del mondo

Romain Duris e Paul Kircher in una scena del film The Animal Kingdom

Scelgono quindi di andare al Sud del paese, per poter dare un’ultima speranza alla mamma leonessa in un centro specializzato. I mezzi che trasportano gli infetti hanno però un incidente e le creature si disperdono nel bosco che circonda la piccola cittadina, unico vero ambiente che sembra in grado di accoglierli davvero. Gli abitanti, che non avevano mai avuto un contatto ravvicinato con le creature, avranno reazioni contrastanti all’idea di condividere la loro città con i nuovi ospiti.

C’è chi si farà travolgere dal panico verso l’ignoto e il diverso e chi sarà invece più tollerante e sensibile alle sorti delle creature. La situazione diventerà più tesa quando anche Émile inizierà a sviluppare i primi sintomi. Il ragazzo tenterà di celare il suo segreto più a lungo possibile. Mente agli altri e a se stesso, per tenere lontano dalla sua mente il pensiero del destino di emarginazione che lo attenderà. Per non dare un ulteriore dolore al padre. Émile comprenderà però, a sue spese, che la convivenza con coloro che fino a quel momento erano i suoi simili non è più possibile. E realizzerà amaramente che il suo mondo è più ostile e crudele di quanto aveva immaginato.

Nonostante il contesto e le premesse fantasy-thriller, lo sviluppo della pellicola si discosta dai prodotti che definiamo “post-apocalittici”. Ecco, non aspettatevi quindi un qualcosa in stile Io sono leggenda, che tornerà ai cinema con un sequel (qui gli ultimi dettagli). Thomas Cailley si concentra sugli spunti di riflessione da regalare al suo pubblico e, perchè no, su qualche scena da fazzolettino e lacrimuccia.

The Animal Kingdom e la sua metafora ci mostrano una realtà che è radicata nella società del nostro tempo e ci ricorda che, in termini di rispetto e sensibilità, abbiamo sempre qualcosa da migliorare e da imparare, anche e soprattutto dagli animali stessi. Lo sguardo di intesa e comprensione tra padre e figlio nella scena conclusiva ci dà poi forse qualche speranza per un futuro migliore. Ottima interpretazione di Paul Kircher e Romain Duris. Potete ritrovare l’attore francese in Greek Salad, interessante show disponibile ora su Prime Video, diretto dal regista del cult L’appartamento spagnolo. Vi lasciamo qui la nostra recensione.

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