The Acolyte: La seguace, recensione: l’unico Jedi buono è lo Jedi…

The Acolyte: La seguace è arrivata sui piccoli schermi per raccontare un passato del quale abbiamo solo sentito parlare. La saga di Star Wars continua ad espandersi con tante novità (finalmente) e con un punto di vista del tutto inedito, mettendo in discussione l’ordine Jedi e il suo equilibrio.
Il cast di The Acolyte nel poster della serie

Trust in the Force” è il sacramento cardine della filosofia Jedi, il cui codice si basa sulla ricerca della pace interiore attraverso la Forza. Ma per qualcuno questa pace non esiste, è solo una menzogna, come recita il codice Sith. Per gli spadaccini dalla lama cremisi, la Forza è uno strumento per raggiungere il potere e quindi la libertà. L’eterna lotta tra bene e male in Star Wars è sempre stata una questione di prospettive, proprio come in The Acolyte: La seguace.

La nuova serie targata Lucasfilm ci porta in un’epoca dimenticata, talmente passata da risultare quasi leggenda. Cento sono gli anni che separano gli avvenimenti della serie da Episodio I: La minaccia Fantasma, che diede inizio alla tragedia di Anakin Skywalker. Siamo nell’era dell’Alta Repubblica, l’ordine Jedi è al massimo del suo splendore e la pace regna incontrastata, almeno all’apparenza.

È quasi surreale vedere i cavalieri nei loro abiti istituzionali color bianco e oro, osservarli addestrare i giovani padawan alle vie della Forza mentre fuori le mura del tempio non si sente nient’altro che armonia. Le guerre tra Repubblica e Separatisti o tra Impero e Ribelli sono solo un futuro ancora lontano. Mentre tutto tace qualcuno muove i fili del caos. 

Questione di prospettiva

The Acolyte: La seguace si posiziona nel punto più remoto della timeline della saga. È la prima volta che vediamo i Jedi vivere in un’era di pace. L’ordine è più forte che mai, proprio come l’Impero nella trilogia originale. E mentre noi abbiamo sempre messo in discussione il lato Oscuro e i suoi utilizzatori, per la prima volta sono i Jedi e il loro ordine ad essere in bilico sulla bilancia.

Proprio come la Forza, composta da un lato Chiaro e un lato Oscuro, il nostro protagonista possiede lo stesso volto ma due animi opposti. Osha e Mae sono due gemelle rimaste orfane e convinte l’una della morte dell’altra. A mettere in discussione il credo Jedi sono proprio loro, la prima abbandonando l’ordine di sua volontà e la seconda che non crede alla loro menzogna di pace e sogna di vedere l’ordine bruciare.

Entrambe sono cresciute inconsapevolmente nella menzogna, ma il destino le porta ad incontrarsi di nuovo, su due lati opposti, convinte del proprio senso di giustizia. Mentre l’ordine mostra le sue crepe, un oscuro e misterioso maestro addestra Mae alle vie del lato Oscuro, insegnandole che l’unico modo per uccidere i Jedi è distruggere il sogno che hanno imposto sulla galassia. Un secondo modo di mettere in discussione l’ordine, il cui addestramento si basa sull’arma bianca, unico mezzo di difesa che solo in casi di necessità va bilanciato con la Forza.

Qualche novità nella solita Galassia lontana, lontana

Carrie-Anne Moss e Amandla Stenberg in una scena della serie tv The Acolyte: La seguace

La scelta di focalizzare l’attenzione sull’ordine e su ciò che probabilmente porterà alla sua caduta un secolo più tardi non è l’unica novità importata nella serie. Iniziamo col dire che non siamo davanti ad un progetto di Dave Filoni, ma di Leslye Headland che, dopo aver visto Episodio IX: The Rise of the Skywalker, ha proposto il suo script a Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm. La prima scelta azzeccata da parte di Headland è stata quella di seguire un’idea quasi filoniana, prendere ispirazione dall’Universo Espanso tanto bistrattato nel passato. 

Successivamente è stata formata una squadra di sceneggiatori composta da persone legate alla saga in maniera differente. Fra queste erano inclusi fan della trilogia originale, fan dell’universo ideato da Filoni e da persone che non aveva mai visto i titoli in questione. A seguire si prese la decisione di girare con set reali e di non utilizzare la tecnologia dei video wall usata in progetti come The Mandalorian e infine l’ultima novità, chiara sin da subito e che forse potrebbe risultare un’arma a doppio taglio per la produzione.

Tutti siamo a conoscenza del fatto che Lucas prese spunto dai western e dai film di Akira Kurosawa, un maestro fonte di ispirazione per tanti. Tra i momenti più spettacolari della saga ci sono i combattimenti all’arma bianca, dinamici, frenetici e divertenti. Leslye Headland, nonostante abbia ammesso di essersi ispirata a Rashomon di Kurosawa per sviluppare gli eventi da più prospettive, ha deciso di guardare altrove, prendendo ispirazione dai film di arti marziali, in modo da concentrare i combattimenti sul corpo a corpo per restituire una dimensione più intima tra i personaggi.

Una scelta coraggiosa, giustificata dal modus operandi insegnato a Mae per distruggere la menzogna Jedi e per mettere in discussione i metodi dell’ordine. Ma siamo veramente disposti a non vedere sguainare le spade laser? Le coreografie funzionano e la regia è da manuale, tanto che la presenza di Carrie-Anne Moss riporta subito alla mente Matrix. Ma da tempo mancano duelli che possano eguagliare gli scontri iconici della saga. Fortunatamente la serie ha ancora tanto da mostrare e questa è solo la preoccupazione di un fan che vede tanto potenziale in The Acolyte: La seguace.

Who’s Bad?

Amandla Stenberg in una scena della serie tv The Acolyte: La seguace

Prima di chiudere questa recensione, basata su quanto visto nei primi due episodi della serie, soffermiamoci sulla direzione che sta prendendo la saga. Filoni ci ha dimostrato che di storie da raccontare ce ne sono a bizzeffe se si sa dove cercare. Un approccio che riempisse i vuoti lasciati dai titoli precedenti si è dimostrato indovinato rispetto al creare direttamente una nuova era narrativa. The Acolyte dà inizio ad un racconto che percorre le origini e che forse vedrà il suo apice nel film dedicato alla nascita della Forza.

Ma nel frattempo, mentre si instaura un filone narrativo che ripercorre il passato, si nota anche il desiderio di dare maggior risalto e più profondità ai “cattivi” di questo racconto. Per quanto la serie sia la prima a mettere fortemente in discussione quelli che sono sempre stati considerati i buoni, già in serie come Ahsoka, Tales of the Jedi e il recente Tales of the Empire, di cui trovate qui la nostra recensione, l’ordine mostra debolezze e ipocrisie, in favore di un credo e di una pace di comodo. Come detto prima, è solo una questione di prospettiva.

The Acolyte: La seguace è disponibile per tutti gli abbonati su Dinsey+. Vi aspettiamo nei commenti curiosi di conoscere la vostra opinione. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati e non perdervi nessuna novità.

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