Suspiria ’77: tremate tremate, le streghe tornano al cinema

Oggi, lunedì 12 febbraio, torna al cinema il film horror del regista nostrano maestro del genere stesso, Dario Argento, intitolato Suspiria. Il terrificante, in senso buono, prodotto in questione era già stato restaurato in 4K nel suo quarantesimo anniversario, nel 2017. Non lasciatevelo scappare!
Jessica Harper in una scena del film Suspiria

Oggi, lunedì 12 febbraio, c’è un grande ritorno nelle nostre sale cinematografiche. Ossia quello di uno dei film del maestro del genere dell’orrore italiano, e non solo, Dario Argento. Il titolo in questione è Suspiria, un film che ha fatto scuola nel solleticamento, per così dire, dei sensi uditivi e visivi con il fine di incutere ansia e terrore. Il lungometraggio del 1977, che è stato scritto e diretto dal regista romano, tratto dal romanzo Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey, era stato già riproposto sul grande schermo in una versione restaurata in 4K nel 2017, in occasione del quarantesimo anniversario, così come ora.

Suspiria, la trama

Il film si apre con una tempesta. È notte, quando la protagonista Susy arriva fuori dalla porta dell’Accademia di danza a Friburgo in Brisgovia. Ma la tempesta a cui assistiamo è niente, in confronto a ciò il personaggio dovrà vivere. Il suo tentativo di rincorrere il sogno, quello della danza, si trasformerà presto in un incubo ad occhi aperti, a cui non sembra esserci risposta. La povera Susy doveva capirlo dall’inizio, probabilmente… quando, una volta arrivata, una ragazza è intenzionata a fuggire dall’edificio, pronunciando parole apparentemente incomprensibili. Ma come poteva, d’altronde? Non passa molto, una volta entrata nella struttura, un bellissimo palazzo d’epoca, prima che accadano cose insolite.

Proprio così, basti pensare, in primo luogo, all’inquietante personale. Una cuoca la illumina persino con un oggetto misterioso e poco dopo Susy perde i sensi durante una lezione. Ma è solo l’inizio. Vanno considerate poi le inquietanti scomparse delle allieve (come quella che inveiva all’inizio) o persino larve che piovono dal soffitto, come se fosse una cosa normale. Ma non è normale. E Susy non se la beve. Inizia ad indagare con la sua amica Sarah sulle vicende, tra i lamenti e gli affannati respiri notturni di quella che sembra un’entità sovrannaturale, fino a scoprire che tra i corridoi dell’accademia, si respira la magia nera.

L’horror gotico di Dario Argento

Stefania Casini in una scena del film Suspiria

Dario Argento è sempre stato predisposto al cambiamento. Il regista è stato persino considerato un attore carismatico. Con Suspiria decide di attuare un’inversione di marcia all’interno del suo cinema. Dopo il grande successo di uno dei suoi migliori film, ossia Profondo rosso, del 1975, il regista nostrano abbandona il genere del thriller/giallo, per abbracciare quello che potrebbe essere definito come l’horror più “puro”, quello e vero e proprio… sapete, quello fatto di effetti visivi e sonori, come lampi, tuoni, lamenti e sospiri. Diciamo che ci è riuscito in pieno. Il film, infatti, è un continuo susseguirsi, soprattutto nelle scene notturne, di respiri pesanti e affannosi, quasi come fossero dei lamenti, capaci di suscitare un riuscito senso di angoscia ed ansia.

Ed è esattamente su questa lunghezza d’onda che il maestro del genere horror ha deciso di impostare anche parte dei suoi film futuri. Ricordiamo, infatti, che con il film tratto dal romanzo del 1845, il regista da origine al primo capitolo di quella che viene definita la trilogia delle tre madri, composta, appunto, da Suspiria, poi da Inferno, del 1980, e infine La terza madre, del 2007. In ognuno di questi, ma in particolar modo nei primi due capitoli, l’horror di Argento assume quell’aspetto più puro, come dicevamo prima, e gotico, dato dall’opposizione delle influenze del cinema espressionista degli anni ’20 del secolo scorso – con tutti i contrasti di colore e tecniche di illuminotecnica – e il cinema post-moderno.

Un’opera completa

Jessica Harper e Stefania Casini in una scena di Suspiria

Il lungometraggio di Dario Argento è un’opera completa, oltre che uno spartiacque tra la prima e la seconda metà della sua filmografia. Ed è completa perché curata nei minimi dettagli. Seppur la trama di per sé è estremamente semplice (non che questo sia un difetto), il lavoro del regista dietro la macchina da presa e le scelte stilistiche non sono scontate. Basti pensare che lo stesso ha dichiarato di aver voluto inserire nemmeno due inquadrature uguali, realizzandone circa milletrecento, valorizzate dalle suggestive musiche dei Goblin (e anche sue) e dal gioco di cromatismi. Al centro di tutto, l’ottima interpretazione di Jessica Harper, nei panni della protagonista Susy.

Insomma, detto questo, non resta che andare in sala, mettersi comodi e godersi Suspiria. Un film che chiunque dovrebbe vedere, in quanto tra i pilastri del cinema di genere italiano. Oltre al titolo, vi consigliamo anche gli altri film da vedere in sala durante questo febbraio.

Facebook
Twitter