Avatar 2: Stephen Lang parla del suo personaggio

Stephen Lang, attore che ha preso parte al primo Avatar, ha dichiarato, circa il secondo attesissimo capitolo del franchise, alcuni particolari circa la sua trasformazione fisica:

“Non c’è stato il bisogno di diventare altrettanto grosso. Ero davvero grosso nel primo film. Nei nuovi film sono più asciutto, questo è certo, ma comunque molto definito.”

Poi amplia il discorso ai capitoli successivi:

“Potete aspettarvi assolutamente un po’ di crescita estrema con il personaggio, ma anche qualche passo indietro visto che si parla di quattro film. Naturalmente deve essere molto, molto interessante, visto che alla fine dovrà risultare un’esperienza completa della storia del personaggio. Insomma, dovrà essere soddisfacente.”

Ecco il trailer del primo Avatar.

Il personaggio interpretato da Stephen Lang, ovvero il Colonnello Quaritch, era già stato annunciato come unico villan dell’intero franchise dallo stesso James Cameron:

“Non è che ci sarà un villain nuovo ogni volta e questa cosa mi sembra interessante. Sarà lo stesso. Lo stesso figlio di puttana per tutti e quattro i film programmati. Lui è talmente perfetto e migliora sempre di più come cattivo. So per certo che Stephen Lang la farà vedere a tutti”.

Per chi se la fosse dimenticata ricordiamo la trama:

Jake Sully è un ex marine rimasto disabile in battaglia, che viene mandato sul pianeta Pandora, a 44 anni luce dalla Terra, in una missione di esplorazione. L’atmosfera sul luogo è irrespirabile, così sono stati creati degli avatar, pilotati dall’interno della base umana e identici alla popolazione dei Na’vi, gli umanoidi che vivono su Pandora. La missione non è però guidata solo dalla sete di conoscenza: su Pandora si trovano infatti preziose riserve di energia, necessarie alla Terra, messa in ginocchio da una catastrofe ecologica. Gli indigeni però non ci stanno e si ribellano alla colonizzazione: compito di Jake, tramite il suo avatar, sarà proprio riuscire a conoscerli e scoprire come farsi accettare da loro per poi sottometterli. Ma l’esplorazione apre nuove prospettive.

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