Ma alla fine dei conti ci piace davvero Stefano Accorsi?

Quando chiesero a Mario Monicelli quale fosse il modo per valutare un attore valido o un “cane”, il maestro italiano rispose che era un’operazione piuttosto semplice: quando non si nota che è un attore. Se rispettassimo alla lettera le parole di uno dei più grandi registi italiani di sempre, forse la cerchia dei nostri attori preferiti si ridurrebbe vertiginosamente. Una delle questioni che spesso è stata oggetto di discussione è quella inerente alle capacità attoriali di uno degli interpreti nostrani più celebri, Stefano Accorsi, il quale spacca il pubblico in due fazioni: coloro che lo reputano uno dei migliori attori nell’attuale panorama cinematografico e teatrale e coloro che, invece, lo additano come monoespressivo e meno valido di quanto si pensi. Ed allora, in occasione del suo cinquantesimo compleanno abbiamo deciso di ripercorrere le tappe della sua carriera e cercare di raccontarvi anche il nostro punto di vista.

“Du gust is megl che uan”

stefano accorsi

Stefano Accorsi, classe 1971, trascorre la sua infanzia a Bagnarola, nella provincia di Bologna. Appena finito il liceo scientifico, si butta nel mondo della settima arte, prima prendendo parte alla pellicola Fratelli e Sorelle di Pupi Avati del 1991, poi iscrivendosi alla Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone del capoluogo emiliano. Ma il primo ricordo che abbiamo di Stefano Accorsi, scavando nella mente e nelle memorie, è quello del celebre spot della Maxibon datato 1994, quando l’attore, con un inglese italianeggiante, cerca di abbordare una ragazza pronunciando la famosa frase “Du gust is megl che uan”. A quella pubblicità seguì poi il videoclip degli 883, Una canzone d’amore. Insomma, Stefano Accorsi era un giovane ragazzo di 24 anni che iniziava a farsi spazio in un mondo sconosciuto e che di lì a poco lo consacrerà come uno dei maggiori nomi di questo Paese.

Attore (quasi) feticcio

stefano accorsi

Dopo quei due lanci, nel 1996 Stefano Accorsi interpreta Alex in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, pellicola di Enza Negroni, tratta dall’omonimo romanzo di Enrico Brizzi; film che nonostante molti dubbi riesce comunque a fare breccia e riscuote un discreto successo. Ma è nel 1998 che l’attore bolognese conquista il pubblico e la critica vincendo un David di Donatello come Miglior attore protagonista nel film Radiofreccia, primo lungometraggio di Luciano Ligabue, esordio, per altro, riuscito egregiamente.

Finiti gli anni ‘90, Stefano Accorsi inizia a lavorare con due registi che nel corso degli anni lo hanno chiamato più volte a prendere parte nelle loro opere, Gabriele Muccino e Ferzan Ozpetek. Con il primo, infatti, recita in L’ultimo bacio, Baciami ancora ed A casa tutti bene, prestandosi al meglio ai drammi familiari che il regista riporta praticamente sempre sul grande schermo. Dal Carlo giovane futuro padre, impaurito dal grande passo nella vita vera e che sogna di “cazzeggiare” ancora con gli amici che vivono i suoi stessi timori, a quello che si è costruito una carriera solida, ipocondriaco e che dinanzi alla paura della morte riscopre i veri valori della vita, fino a Paolo, che ha paura dei legami e rifugge dalla possibilità di costruire qualcosa di vero. Con Muccino, Stefano Accorsi trova il suo spazio, riesce, riesce eccome. La recitazione asmatica, così definita anche da Micaela Ramazzotti, protagonista dell’ultima pellicola del regista, Gli anni più belli, con quell’espressione di quasi disturbo che è solito riproporre il nostro attore, entrano in un perfetto incastro, dando un risultato che funziona. Con Ozpetek le cose vanno diversamente. Le fate ignoranti, Saturno Contro e La dea fortuna, non sono caratterizzate da quella rincorsa continua, da quel ritmo incalzante, affannoso, anzi, soprattutto nelle prime due opere vige la calma. Stefano Accorsi è un ragazzo omosessuale che ha condiviso per anni il suo compagno con una moglie ignara (Margherita Buy), è poi un bancario sposato con una psicologa ed amante di una fioraia ed infine un uomo frustrato per i suoi mancati raggiungimenti che ha la fortuna di fare da padre a due ragazzini rimasti senza nessuno (o quasi).

#daunideadistefanoaccorsi

stefano accorsi

“Ero stupito che nessuno avesse ancora cercato di raccontare, al cinema o in Tv, tutte quelle cose accadute” – ha dichiarato l’attore a Famiglia Cristiana riferendosi alla serie 1992 – “Così ne ho parlato col produttore Lorenzo Mieli. Sulle prime non è stato facile, bisognava trovare una chiave. […] Volevo mostrare quello che succede nei palazzi e nei corridoi del potere, mostrare il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Poi gli sceneggiatori hanno avuto l’idea di mescolare personaggi inventati a quelli reali. Così la narrazione poteva godere di maggiore libertà. Meglio lasciare la storia con la ‘s’ maiuscola sullo sfondo”. 1992, 1993, e 1994 è una trilogia che racconta, utilizzando le vicende di alcuni personaggi anche frutto di fantasia, la storia d’Italia in quel periodo, da Tangentopoli all’ascesa di Berlusconi. Stefano Accorsi è Leonardo Notte, un pubblicitario con un passato oscuro e notato da Marcello Dell’Utri, che capisce l’allora potenziale di Silvio Berlusconi. E la serie, nata proprio da un’idea di Stefano Accorsi, è un altro tassello ben riuscito e imprescindibile partorito da questo Paese. Nonostante tutto, Accorsi riesce anche stavolta. Infine, prima di passare alla sintesi conclusiva, come non ricordare Veloce come il vento, altra pellicola del nuovo cinema italiano firmata Matteo Rovere che ha permesso al nostro attore di vincere il suo secondo David di Donatello. Accorsi regge bene la parte del fratello tossicodipendente, si trasforma nel corpo ed accoglie la giovane Matilda De Angelis, accompagnandola in questo percorso.

Sì o no?

stefano accorsi

Pupi Avati, Ferzan Ozpetek, Gabriele Muccino, Michele Placido, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Sergio Castellitto, Daniele Luchetti, sono solo alcuni dei grandi nomi che in questi anni hanno scelto Stefano Accorsi, sia per ruoli importanti che di minor presenza. Dire che il suo volto sia anche solo vagamente di gomma, sarebbe una menzogna, come che rispetti alla lettera la definizione di Monicelli. Se riguardassimo le sue performance noteremmo una certa somiglianza nelle varie interpretazioni, con una certa tecnica ed una determinata e forse spiccata impostazione. Ma nonostante questo, lo Stefano Accorsi che corre da Giulia (Giovanna Mezzogiorno) urlandole “solo un bacio”, o quello che stravolge i suoi piani e la sua monotonia accogliendo con il compagno (Edoardo Leo) due bambini, a noi piace, piace assai!

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