Small Things like These, recensione: Cillian Murphy apre Berlino 74

Apertura impegnativa per questa Berlinale 74: nera come la pece, nera come il carbone, nera come l’anima di certe Suore. Soprattutto in Irlanda, reduce da scandali religiosi, qui affrontati di petto con la dimensione privata del protagonista: Cillian Muprhy, ovviamente bravo.
Cillian Muprhy in una scena del film Small Things like These

Quando guardo un film, e poi quando ne scrivo, non sono tipo da rendere generosi cappelli introduttivi su tutti i nomi che vi hanno partecipato dal lato produttivo. Small Things like These, film d’apertura di questa Berlinale 74, probabilmente anche per l’improvvisa ascesa (meritata, tardiva) di Cillian Murphy all’indomani di Oppenheimer, fa eccezione.

Perché è sicuramente interessante citare Matt Damon e Ben Affleck alla testa di un progetto tanto politico e impegnato, con la loro casa recentemente fondata Artists Equity, lanciata da Air – La storia del grande salto. E altrettanto interessante vedere Cillian Murphy – che da numerose interviste sappiamo essere irlandese fiero – impegnato anche nella produzione con la sua (farà sorridere, ripensando al titolo del film) Big Things Films.

Ma com’è questa apertura? Vi dirò: lenta, molto dura, molto politica, a tratti incomprensibile per l’accento (questione molto pratica: dei sottotitoli in inglese per un film recitato in irlandese non avrebbero guastato, visto che è proprio un’altra lingua). Insomma: visione molto difficile. Ma è altrettanto difficile muovergli critiche diverse dal ben poco puntuale: “Noioso“.

In quelle tenebre della cattolicissima Irlanda

Una Casa Magdalene abbandonata in Irlanda

Small Things like These è un film che si apprezza, o quantomeno comprende, solo se si conosce il terribile caso di cronaca su cui si concentra. Quindi fissiamo un po’ di coordinate. Irlanda, 1985. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Claire Keegan e racconta di uno scandalo che ha molto messo in imbarazzo le comunità irlandesi quando venne alla luce, dalla fine degli Anni ’90, anche se i rapporti più accurati escono dagli Anni 2010.

Si tratta delle Case Magdalene, istituti femminili nati nel 1765 (l’ultimo chiude nel 1996), in cui venivano “accolte” ragazze orfane o dalla condotta considerata immorale, magari abbandonate dalla famiglia in quanto giovani ragazze madri. A gestire i conventi, il tipico prototipo della Suora Superiora quasi peggio delle SS-Aufseherin, qui interpretata da Emily Watson. Una di quelle per cui prova riverenza e timore persino un carbonaio come il protagonista qui interpretato da Cillian Muprhy. Una di quelle che ti offre il Tè mentre ti minaccia con l’ombra del Vaticano e della Curia.

Questo perché, si scoprì, quelle Case Magdalene poi ribattezzate Lavanderie Magdalene, erano di fatto luoghi di tortura psicologica e non solo in cui le ospiti erano maltrattate, costrette a lavorare senza salario e, se madri, costrette a partorire per poi vedersi tolti i figli. Insomma, quel tipico atteggiamento schiavista e seviziatore di certe istituzioni ecclesiastiche, di chi ti mette una mano di dietro affermando che è la volontà del Signore. Se volete cogliere il tono di omertà e inquietudine messo in scena dal film, pensate agli scandali sulla pedofilia nella Chiesa di Boston (primo a scoperchiare il Vaso di Pandora della pedofilia in seno alle Chiese di tutti i Paesi) in Il caso Spotlight. Ma almeno lì c’era la speranza di un’inchiesta giornalistica; qui, ben poca speranza da trovare.

La dimensione psicologica di Small Things like These

E ora arriviamo alla dimensione effettivamente raccontata da Small Things like These. Una dimensione narrativa tanto semplice (senza per questo essere superficiale), che proprio per quei problemi di comprensibilità degli accenti faceva quasi venire il dubbio, almeno a chi scrive, di non aver colto il punto. Che ci fosse di più. E invece semplicemente: Cillian Murphy interpreta Bill Furlong, un carbonaio dal cuore buono che gira ogni giorno per tutta la città scaricando sacchi di carbone.

Questo gli permette di osservare tutto ciò che succede nella città, e ciò che scopre non gli piace affatto. Omertà, silenzi e l’ombra della Croce a gettare ancor di più, tutto, nell’oscurità. Soprattutto se ne accorge quando, notte dopo notte, alba dopo alba, scaricando il sacco di carbone nella carbonaia del Convento, trova sempre la stessa ragazza impaurita, infreddolita, con le ginocchia sanguinanti e sporche di carbone.

Da qui si disvolge il bivio morale di un uomo tanto sporco fuori quanto puro dentro, orfano a sua volta, deciso a non vedere più nessuno costretto a provare la sofferenza che dovette provare lui da bambino. La psicologia su cui si regge tutto Small Things like These sta tutta qua, in questa piccola cosa come questa: un bambino stato orfano, ora adulto ma mai guarito, che prova a guarire se stesso mettendo il cerotto sulle ginocchia degli altri.

Cillian Murphy è bravo, molto bravo. Alle volte, vien da dire anche più bravo di quanto non sia stato in Oppenheimer. E il film è semplicemente questo, conforme alla pesantezza dei suoi temi: nero nero nero, come il carbon. Small Things like These è come un bambino che le ha prese troppo e si è completamente rinchiuso in sé stesso: aspettarsi che faccia qualcosa di diverso dal guardare sempre in basso, nuca reclinata, bocca serrata, significherebbe non aver capito quel bambino. Quindi Small Things like These potrebbe risultare per molti, sicuramente, come un macigno di visione. Ma aspettarsi che facesse qualcosa di diverso, sarebbe come mandare le proprie figlie in un Convento raccontandosi che otterranno carezze al posto di randellate.

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