Silent Night – Il silenzio della vendetta: recensione del film di John Woo

Silent Night - Il silenzio della vendetta, il nuovo film di John Woo, il maestro dell’azione che ha rivoluzionato il cinema di Hong Kong, è arrivato al cinema. Un revenge movie dalle grandi potenzialità narrative non sfruttate a pieno, ma con una regia a dir poco sorprendente.
Joel Kinnaman nel poster del film Silent Night - Il silenzio della vendetta

Silent Night – Il silenzio della vendetta è il settimo film di produzione americana del regista orientale John Woo, che promette di sorprendere i fan dei revenge movie. Ma lo fa in modo positivo o negativo? Noi, intanto, vi diciamo cosa ne pensiamo. Il film, anche se parte da un concept classico e avvincente, ovvero quello del “fin dove sei disposto a spingerti per vendicare la morte di un tuo familiare?”, non riesce a sfruttare appieno il suo potenziale e a creare una trama coinvolgente e originale.

Silent Night racconta la storia di un padre che, dopo aver perso suo figlio in una sparatoria tra gang criminali, decide di vendicarlo cercando e uccidendo i responsabili. Nel suo primo tentativo, perde la voce quando un gangster gli spara alla gola, ma non si arrende e, dopo essersi ripreso, farà di tutto per portare a termine la sua vendetta personale. Leggendo la trama, si potrebbe pensare che sia un bel film di genere, ma alcune cose, dal punto di vista narrativo, purtroppo, non funzionano.

Una scrittura poco convincente

Che si possa essere così consumati dalla vendetta a tal punto da perdere se stessi e riporre la propria felicità proprio nella vendetta, Silent Night lo fa capire benissimo. Non basta, però, un tema così forte per far sì che un film colpisca lo spettatore; infatti, questo deve essere accompagnato da uno sviluppo narrativo che lo faccia emergere in modo abbastanza convincente da farlo assimilare a chi lo guarda. Un po’ come dire in modo colloquiale: l’idea alla base è forte ma non è raccontata bene.

Ciò che non risulta credibile è l’evoluzione del personaggio principale, da uomo qualunque a killer professionista. Il fatto che sia un uomo qualunque e non un ex mercenario alla John Wick – che contro ogni probabilità tornerà anche per un quinto capitolo già confermato – ci può anche stare; però che egli diventi un killer professionista solo guardando dei tutorial su YouTube fa sembrare il tutto un po’ strano, come se fosse un lungo spot pubblicitario sul come diventare un assassino in dieci giorni, in otto mesi nel film.

Silent Night presuppone che il pubblico conosca le regole dei film di vendetta e non mostra come il protagonista riesca a rintracciare i colpevoli. C’è solo una scena in cui si vede che li identifica su una parete segnaletica alla stazione di polizia, ma non si capisce come ottenga i loro indirizzi. Questa scelta potrebbe essere motivata dalla volontà di velocizzare la trama e passare subito alle scene d’azione, senza soffermarsi troppo sui dettagli. Insomma: l’intento di concentrarsi sulla regia è evidente, ma altrettanto lo sono le debolezze narrative del film.

John Woo salvaci tu

Joel Kinnaman in una scena del film Silent Night - Il silenzio della vendetta

Silent Night – Il silenzio della vendetta, però, è un buon esempio di come il tocco registico possa migliorare un film con una sceneggiatura povera alle spalle. Premettendo che il film non presenta dialoghi, se non in qualche momento di poco conto, John Woo riesce a far entrare lo spettatore nella psicologia dei personaggi attraverso un uso accurato della macchina da presa.

Ad esempio, in alcune sequenze iniziali, John Woo utilizza dei long take (brevi piani sequenza) con movimenti di macchina che seguono prima un personaggio e poi si dirigono verso un altro, in questo caso il protagonista prima e la moglie dopo, per evidenziare l’isolamento di lui nella sua vendetta che lo allontana sempre più da lei. Infatti, vediamo il protagonista entrare nella sua camera e subito dopo con una panoramica a schiaffo la macchina da presa riprende la moglie intenta a guardare il marito, senza che quest’ultimo ricambi il suo sguardo.

Impressionanti anche le scene di combattimento, alle quali John Woo dedica ugualmente dei brevi piani sequenza, che risultano essere una gioia per gli occhi per i più appassionati. Interessanti anche alcune scelte stilistiche riguardo il montaggio, come ad esempio la scena in cui vediamo la lacrima della moglie cadere e trasformarsi con il cambio inquadratura in una pallottola, come per sottolineare il dolore di lei che si trasforma in vendetta per lui.

La regia non è tutto in Silent Night – Il silenzio della vendetta

Joel Kinnaman in una scena del film Silent Night - Il silenzio della vendetta

John Woo ricorda che il cinema è fatto di immagini e attraverso queste può comunicare una miriade di significati, dopotutto il cinema nasce muto e la sua forza resta ancora oggi nell’immagine. Nonostante questo, però, rimane la debolezza della componente narrativa che mostra come per quanto la regia possa essere forte abbia sempre bisogno di una buona sceneggiatura alle spalle per dar vita ad un film che colpisca al cuore dello spettatore, e ovviamente lo stesso vale anche al contrario.

Silent Night – Il silenzio della vendetta è al cinema dal 30 novembre. Noi vi abbiamo raccontato le nostre impressioni, ma ora vogliamo sentire le vostre. Fateci sapere cosa ne pensate di questo thriller d’azione con un vostro commento. E se siete dei fan del regista John Woo, non potete perdervi le ultime notizie riguardo al remake di un suo stesso film che sta realizzando per la piattaforma Peacock della Universal.

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