Shōgun, recensione: un’epica maestosa nel Giappone dei samurai

Shōgun sbarca su Disney+ trasportandoci nelle atmosfere del Giappone di inizio ‘600. Tra tradizioni millenarie e nuovi equilibri. Curato nell’estetica e nella fotografia, lo show, attraverso gli occhi del marinaio inglese John Blackthorne, ci apre alle regole di un mondo all’epoca sconosciuto per buona parte degli occidentali.
Hiroyuki Sanada nel poster della serie Shōgun

Il 27 febbraio è sbarcato un nuovo attesissimo show FX su Disney+, Shōgun. La prima stagione del serial avrà 10 episodi. Al momento, sulla piattaforma sono disponibili i primi due. I prossimi usciranno a cadenza settimanale, uno ogni martedì. Se il titolo non vi è nuovo, è perché si tratta di un adattamento dell’omonimo romanzo di James Clavell del 1975, con il quale avviò la sua Saga Asiatica.

La storia ha visto poi la luce su grande e piccolo schermo ben prima del 2024, con la miniserie di Jerry London del 1980, dalla quale si è poi sviluppato, nello stesso anno, il film Shōgun – Il signore della guerra. In qualunque versione lo si esamini, siamo di fronte ad un coinvolgente racconto di avventura calato nel Giappone feudale di inizio XVII secolo. E, al netto di imprecisioni storiche e personaggi fittizi, riesce a trasportare lettori e spettatori nelle dinamiche, culturali e non solo, che attraversavano il paese del 1600.

Incontro di due mondi

Il coinvolgimento è poi qui ulteriormente garantito da una grande cura del dettaglio e dell’estetica. Sia in abiti e costumi che nelle ambientazioni. Efficace anche la scelta di lasciare i dialoghi in lingua originale (e quindi sì in giapponese), optando per l’inglese (e quindi per il doppiaggio) quando a parlare è “il barbaro” marinaio inglese John Blackthorne. Vi lasciamo qui una lista di altri 20 titoli per essere trasportati nelle atmosfere giapponesi del cinema contemporaneo.

Il che permette al pubblico di percepire l’iniziale incomunicabilità e difficoltà di comprensione che si viene a creare con l’incontro di due mondi così apparentemente diversi. Tra pregiudizi, preconcetti e malintesi. La paura e l’ostilità verso il diverso si trasforma, però, poco a poco, in curiosità verso l’ignoto. Quasi in una volontà di studiare l’altro da sé. A maggior ragione se dallo scambio possono nascere fruttuose alleanze.

Ma veniamo ora alle ragioni, o meglio al fato, che hanno condotto Blackthorne sulle coste giapponesi. Pilota della nave olandese Erasmus, a seguito di un naufragio, si ritroverà prigioniero nel feudo controllato dal cinico Yabushige. Stessa sorte, o forse peggiore, toccherà alla sua ciurma. L’audacia, e un pizzico di fortuna, del nostro avventuriero gli permetteranno infatti di avere salva la vita. La notizia della sua presenza in Giappone arriva poi alle orecchie del saggio e pacifico Toranaga. Uno dei 5 consiglieri reggenti. Questi hanno il compito di collaborare nella gestione del potere dell’intero paese, in attesa che l’erede dell’Imperatore non raggiunga i 16 anni di età.

Shōgun, intrighi di potere e samurai

Cosmo Jarvis in una scena della serie Shōgun

La posizione di Toranaga è però critica. Si ritrova prigioniero ad Osaka, con la sua famiglia e i suoi più fidi alleati, totalmente in balia del reggente Ishido e della sua influenza sul Consiglio. Quest’ultimo, bramoso di potere e della carica di Shōgun, trama per destituire Toranaga. Ci sono però più forze in gioco da sottomettere e da cui guardarsi con attenzione. Con le spalle al muro, Toranaga vede in John l’ultimo colpo da sparare per sbloccare la situazione. Ed ecco quindi che, ancora una volta, il corso del destino già scritto, shukumei in giapponese, segna una svolta decisiva nella sua permanenza in Oriente.

Così “l’eretico”, “il selvaggio indisciplinato”, “lo straniero” John si ritroverà, suo malgrado, ad essere una delle tante pedine negli intrighi politici che portano vento di guerre e conflitti interni. Blackthorne non è infatti né un semplice mercante, né un pirata. Come emergerà dai suoi diari di bordo, durante le sue spedizioni, ha saccheggiato e depredato ogni luogo in cui incontrasse cattolici.

Il che lo rende un pericoloso nemico per i portoghesi cattolici che si sono insinuati in Giappone, guadagnandosi potere e rispetto. John è infatti a conoscenza di informazioni che sono state tenute nascoste ai reggenti giapponesi e che ora potrebbero quindi rivoltarsi contro gli stessi portoghesi. Se John riuscirà a sfruttare a proprio vantaggio la nuova possibilità che gli è stata data da Toranaga e a uscire indenne dalle macchinazioni in cui ora è coinvolto ce lo diranno solo i prossimi episodi.

Raffinato equilibrio

Hiroyuki Sanada e Anna Sawai in una scena delle serie Shōgun

Shōgun ha la capacità, perlomeno nei due episodi che abbiamo visto, di trovare il giusto bilanciamento, senza mai strafare, tra intrighi di corte, epica avventura in territori “esotici” ed una buona analisi psicologica dei personaggi. Si ottiene così una visione della narrazione completa, che non glissa neanche sulla crudezza delle scene di violenza, quando la situazione lo richiede.

Da sottolineare poi il modo in cui Shōgun si approccia alla questione della condizione femminile nel Giappone feudale. Per quanto la figura della donna fosse relegata alla casa e ai figli, si punta sulla messa in luce del ruolo che i personaggi femminili hanno avuto nelle vicende narrate. A partire dalla forza di spirito e intuito della Nobile Mariko. Qualità che non sono di certo passate inosservate agli occhi di Toranaga. Mariko avrà un compito di importanza centrale già nei primi episodi, in quanto conosce il portoghese. Sarà infatti proprio lei a rompere quel muro di incomunicabilità tra Toranaga e lo straniero. Se siete in vena di epiche e maestose avventure, non potete mancare in sala per Dune: Parte Due. Il sequel di Villeneuve vi aspetta in sala da oggi. Noi lo abbiamo visto in anteprima e qui avete la nostra recensione.

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