Saltburn spiegato: il significato del film con Barry Keoghan

Provocante, scadaloso e del tutto folle, Saltburn è il nuovo film diretto da Emerald Fennell con protagonisti Barry Keoghan, Jacob Elordi e Rosamund Pike. Un thriller travestito da commedia grottesca, curato in ogni dettaglio, ricco di simbolismi ma dal significato tutt’altro che velato.
Barry Keoghan in una scena del film Saltburn

Sarà anche arrivato in coda all’anno solare ma Saltburn, opera seconda di Emerald Fennell, sta attirando l’attenzione e alimentando numerose discussioni. Dopo la presentazione in anteprima al Festival di Roma, senza la distribuzione in sala, il film ha varcato le soglie casalinghe a partire dal 22 dicembre su Prime Video. Un titolo irriverente e alquanto pungente che non può assolutamente lasciare indifferenti. Nell’analizzarne i temi principali ed il significato pregnante, urge un’inevitabile allerta SPOILER.

Protagonista di questa satira travestita da thriller è Oliver Quick (Barry Keoghan), studente dalle umili origini ammesso ad Oxford e con grosse difficoltà a relazionarsi con gli altri facoltosi compagni universitari. Un giorno però il caso interviene e così Oliver si avvicina sempre più al popolare Felix Catton (Jacob Elordi) che gli aprirà le porte della tenuta di famiglia. Lentamente Oliver si addentrerà nelle lussuose dinamiche familiari, trascorrendo un’estate indimenticabile di scandali e perversioni.

Dopo la vendetta al femminile di Una donna promettente, vincitore del premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale, Fennell accantona la battaglia di genere e affonda le mani nell’ossessione per il potere ma anche nell’amore perverso. Oliver, novello Mr.Ripley, intraprende la sua lenta ed inesorabile ascesa sociale nell’élite britannica, conquistando spazio ma soprattutto fiducia, in particolare della coniuge Elspeth Catton interpretata da Rosamund Pike. A differenza di altri titoli, come il pluripremiato Parasite, il protagonista appartiene ad una classe media, comunque rispettabile, ma è mosso dall’invidia e dal desiderio di rivalsa nei confronti di chi lo considera come un “giocattolo”.

Nel fare questo Saltburn affascina e seduce ma respinge anche e disgusta nel mostrare tutti quegli eccessi quasi rituali che trasformano sempre più Oliver in un vampiro succhia sangue, in un parassita della società. La passione omoerotica sollecitata dal sudore dei corpi esonda nell’ossessione per i liquidi corporei e con la terra generatrice che tanto ha dato ma che in un attimo si riprende tutto. Il tutto prende vita in un mondo di facciata nel quale vige il distacco, dove una grande dimora fa da cornice all’isolamente, a rapporti di finzione e di convenienza. Non a caso, a rivalsa compiuta, Oliver è libero di danzare solitario e nudo, ma prigioniero di quel labirinto che lo ha attirato al suo interno.

Molti altri sono gli stimoli e tanti i simbolismi contenuti in questa pellicola grottesca senza freni, a dir poco controversa, che vive dell’apparenza sfarzosa dei suoi stessi personaggi. Come descritto nella nostra recensione, Saltburn è una commedia pungente dalla forte componente di black humour, maniacale nella sua resa visiva, che colpisce e stordisce lo spettatore, lasciato da solo a riflettere su quelle immagini e quelle pulsioni contrastanti e mostruose.

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