Roma città aperta: una storia vera ha ispirato il film?

Il maestro del neorealismo, Roberto Rossellini, arriva sui vostri schermi con Roma città aperta, capolavoro del 1945. Stasera potrete recuperare la pellicola in televisione, ma nel frattempo potete scoprire quali sono le storie vere che hanno ispirato il film.
Aldo Fabrizi in una scena del film Roma città aperta

Oggi, 2 marzo 2024, andrà in onda, alle 21:10 sul canale Rai Storia, Roma città aperta. Diretto da Roberto Rossellini, il film apre la trilogia della guerra antifascista, proseguita con Paisà e Germania anno zero. La pellicola, presentata a Cannes e vincitrice della Palma d’oro, è considerata una delle più importanti del neorealismo italiano.

Per rispondere alla domanda posta nel titolo bisogna prendere due strade parallele. La prima riguarda ovviamente il contesto storico. Il film è ambientato durante la seconda guerra mondiale, più precisamente nel 1944. Gli alleati sono sbarcati in Italia, e si prestano a risalire lo stivale. Mentre la capitale occupata aspetta l’arrivo dei soldati, la resistenza è già all’opera e aspetta trepidante l’arrivo degli alleati e la liberazione dalle forze naziste.

Su questo sfondo storico, Rossellini segue diversi personaggi, le cui vicende vanno ad intrecciarsi durante la narrazione. Indimenticabile è Anna Magnani, alla quale abbiamo dedicato una TOP 10 a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Insieme a lei, sullo schermo troviamo anche Aldo Fabrizi, che qui interpreta don Pietro Pellegrini, un parroco che aiuta la resistenza passando inosservato ai controlli delle SS. È qui che troviamo l’altra storia vera che Rossellini utilizza per costruire il suo film. Don Pietro è ispirato alle figure di Giuseppe Morosini e Pietro Pappagallo.

Il primo fu un presbitero e partigiano. Entrò nella resistenza sia come guida spirituale che come aiuto concreto, procurando armi e viveri. Nel 1944 venne arrestato con l’accusa di aver aiutato i partigiani. Venne rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, dove fu torturato. Giuseppe non tradì mai i suoi compagni, addossandosi tutte le responsabilità. Venne giustiziato il 3 aprile del 1944 a Forte Bravetta. Diversi membri del plotone di esecuzione si rifiutarono di sparare sull’uomo, che venne ferito solo da due soldati. L’uomo venne brutalmente ucciso dall’ufficiale fascista che comandava il plotone.

Pietro Pappagallo, anch’egli presbiterio e antifascista, fornì ausilio alle vittime del nazifascismo, venendo annoverato come Giusto tra le Nazioni. L’uomo venne arrestato nel 1944, dopo aver accolto inconsciamente una spia della polizia tedesca. Venne assassinato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Se ancora non avete avuto modo di recuperare Roma città aperta vi consigliamo caldamente di farlo, per poi proseguire la filmografia di Rossellini con i 5 titoli che sono, secondo noi, i suoi più rivoluzionari. 

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