Roberto Benigni, come è diventato l’unico italiano a vincere l’Oscar

Roberto Benigni, un'icona italiana del cinema, ha conquistato il mondo con la sua commedia e la sua poesia. Nato tra le colline toscane, ha raggiunto la fama mondiale grazie a La vita è bella, un film che affronta l'olocausto con leggerezza e umorismo, guadagnandosi un Oscar come miglior attore.
Roberto Benigni e Sophia Loren alla premiazione degli Oscar del 1999 per La vita è bella

Non c’è italiano che non lo conosca, non c’è straniero che non lo ami. Roberto Benigni è il simbolo di un paese che sa ridere e commuovere, che sa esprimersi con la parola e con il gesto, che sa vincere ma soprattutto perdere, riuscendo sempre a smorzare con un velo di ironia. Nato tra le verdi colline della Toscana, il comico, attore, regista e sceneggiatore ha saputo trasformare la sua arte in un linguaggio universale, capace di superare ogni confine e di arrivare al cuore di milioni di persone. 

Roberto Benigni è ancora oggi l’unico italiano nella storia del cinema a essersi aggiudicato l’Oscar come miglior attore per il capolavoro La vita è bella, il film che racconta la tragedia dell’Olocausto con la leggerezza della favola. Ma la sua carriera è costellata di successi e di collaborazioni prestigiose, che lo hanno portato a diventare una star internazionale. Oggi, nel giorno del suo 71° compleanno, noi di Ciak Club vogliamo ripercorrere le tappe più importanti della sua vita e delle sue opere, per scoprire che cosa lo ha reso così speciale e irresistibile. 

Da Misericordia a Roma: i primi passi di Roberto Benigni

Roberto Benigni solleva Enrico Berlinguer durante la manifestazione della FGCI

Chi avrebbe mai pensato che da un piccolo paese di 400 anime potesse nascere uno dei più grandi comici italiani di tutti i tempi? Nato nel 1952, fin da bambino Roberto si fa notare per la sua simpatia e la sua voglia di raccontare. Cresciuto in una famiglia semplice ma felice, impara a trovare il bello nelle piccole cose e ad esprimersi con poesia, musica e umorismo. La sua vocazione artistica lo porta a girare l’Italia con una compagnia di scrittori, fino a incontrare a Roma Giuseppe Bertolucci, il regista che gli cambierà la vita.

Bertolucci rimane affascinato dai racconti di Roberto sul suo paese natale, Misericordia, e gli scrive un monologo su misura: Cioni Mario di Gaspare fu Giulia. Questo diventa un successo nazionale e nel ‘77 viene trasposto al cinema, segnando il debutto cinematografico di Roberto Benigni. Il film però non piace a tutti: le autorità lo ritengono troppo volgare e irrispettoso, e lo censurano pesantemente. Ma Roberto non si lascia intimidire: sa che il suo stile è unico e originale. Ecco che il nome di Benigni divide in due l’opinione popolare, tra chi lo adora e chi lo ritiene un personaggio scomodo. 

Non si può parlare di Roberto Benigni senza ricordare il giorno in cui ha fatto una delle sue imprese più audaci: abbracciare e cullare come un bambino Enrico Berlinguer, il leader del Partito Comunista Italiano, durante una manifestazione della FGCI. Il gesto fece enorme scalpore e contribuì nel tempo a smitizzare la figura del politico rigido e formale, anticipando quella che poi sarebbe diventata una vera e propria manovra di campagna elettorale. Un grande salto per la carriera di Benigni arriva con l’approdo in televisione. 

La Rivoluzione: dalla televisione al cinema

Massimo Troisi e Roberto Benigni sul set di Non ci resta che piangere

Forte di un successo teatrale l’artista porta la sua satira sul piccolo schermo, grazie anche al sostegno dell’amico Renzo Arbore. Il suo stile conquista molti fan, ma alimenta anche l’insofferenza dei detrattori, che non gradiscono le sue battute provocatorie. Anche al cinema Roberto continua a collaborare con Arbore, raggiungendo il culmine con Il pap’occhio, un film che è stato anche oggetto di censura. Nel 1983 debutta nella regia con Tu mi turbi, un film in quattro episodi che contiene la celebre scena della guardia al Milite Ignoto.

Il film ottiene buoni consensi, ma la critica non è entusiasta della sua regia. L’anno successivo, però, Roberto Benigni realizza il suo capolavoro: Non ci resta che piangere, una commedia storica scritta, diretta e interpretata insieme a Massimo Troisi, suo amico e complice artistico. Troisi è stato fondamentale per la crescita di benigni, e la sua scomparsa prematura è ancora una ferita aperta nel cuore di tutti. Recentemente è stato realizzato un docufilm incentrato sulla vita del comico ed attore napoletano. Trovate il nostro articolo dedicato dove ne parliamo approfonditamente.

Non ci resta che piangere è un trionfo di gag e di citazioni, che entrano nel linguaggio comune e diventano immortali. I due comici, che usano il loro dialetto (toscano e napoletano) e la loro mimica per esprimersi, sono perfetti nel ruolo di due insegnanti catapultati nel Medioevo.

Il film è un successo clamoroso: incassa cinque miliardi di lire nel primo weekend e 15 miliardi in totale, battendo i blockbuster americani come Indiana Jones e il tempio maledetto e Rombo di tuono. I critici lo acclamano come il nuovo Totò e Peppino De Filippo, e lo considerano un classico della commedia italiana.

L’avventura americana e gli anni da regista

Benigni nella locandina del film Johnny Stecchino

Roberto Benigni non si ferma qui: nel 1986 debutta negli Stati Uniti con Daunbailò (Down by law), diretto da Jim Jarmusch. Con Jarmusch girerà altri due film: Coffee and Cigarettes nel 1987 e Taxisti di notte nel 1991, dove interpreta un tassista toscano che uccide accidentalmente un prete con una confessione scandalosa. In questi film, Roberto Benigni si confronta con il mondo oscuro e alienante delle metropoli americane, e collabora con Tom Waits, il cantautore blues di cui diventa amico.

Benigni è anche un regista impegnato: nel 1988 inizia una fruttuosa collaborazione con Vincenzo Cerami, con cui firma quattro film prodotti dalla sua Melampo Cinematografica, fondata con Nicoletta Braschi nel 1991. I film sono dei successi di pubblico, che apprezza la comicità e l’impegno di Roberto Benigni su temi delicati e attuali. 

Nel primo, Il piccolo diavolo (1988), interpreta un diavoletto che viene sulla terra per scoprire il mondo, al fianco di Walter Matthau. Nel secondo, Johnny Stecchino (1991), si sdoppia in due personaggi: un innocente autista di scuolabus e un pericoloso pentito di mafia. Dirige poi Il mostro (1994), è un maldestro operaio che viene scambiato per il mostro di Firenze, il serial killer che terrorizza la città. In questi film, Roberto Benigni usa lo strumento comico dell’equivoco per affrontare temi scottanti e attuali, come la mafia e i delitti irrisolti.

Il trionfo di Roberto Benigni con La Vita è Bella

Roberto Benigni alla premiazione Oscar 1997 per il film La vita è bella

Nel 1990 Roberto Benigni ha l’onore di lavorare con Federico Fellini in La voce della Luna, tratto dal libro Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni. Accanto a Paolo Villaggio, Roberto Benigni interpreta un personaggio inquieto, che ascolta voci misteriose provenienti da un pozzo. Fellini li definisce due ricchezze ignorate e trascurate dai produttori italiani. 

Il film è una critica alla volgarità della società contemporanea e una celebrazione della follia come forma di poesia. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, il film viene apprezzato da registi come Woody Allen e Martin Scorsese, che ne favoriscono la distribuzione negli Stati Uniti.

Nel 1997 Roberto Benigni raggiunge la fama mondiale con La vita è bella, il film che racconta la tragedia dell’olocausto con la leggerezza della favola. Ancora una volta la sua esperienza personale torna ad aiutarlo nella stesura del film. Infatti il padre durante la guerra fu prigioniero nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Roberto utilizzò le sue storie come base per il suo film. La pellicola vince tre Oscar: miglior film straniero, miglior colonna sonora e miglior attore protagonista per Roberto Benigni, che diventa il primo italiano a vincere questo premio.

Secondo noi, La vita è bella resta uno dei migliori film per ricordare quello che è stato l’olocausto. Per convincervi, abbiamo stilato una serie di 5 punti che ne evidenziano l’importanza storica.

Durante il discorso della premiazione, Benigni disse: “Vorrei ringraziare i miei genitori di Vergaio, un piccolo paese in Italia. Mi hanno fatto il dono più grande: la povertà”.

Roberto Benigni è diventato un’icona dell’Italia e ha scritto un capitolo importante nella storia del cinema mondiale, grazie al suo talento, alla sua versatilità ed alla semplicità che lo ha sempre contraddistinto. Auguri Roberto!

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