Ricky Gervais: Armageddon, recensione: il terzo scandalo di satira

Uscito a Natale Ricky Gervais: Armageddon è il terzo speciale comico di Netflix firmato da Ricky Gervais. Il comico sta sul palco per un'ora dove esprime i suoi pensieri riguardo al cambiamento della società, del linguaggio e della comicità. Senza freni inibitori, Gervais intende mantenere il suo primato.
Ricky Gervais sul palco dello speciale Ricky Gervais: Armageddon

Dura un’ora, fa parte del tour di spettacoli della stagione 2022/23, è stato registrato presso il London Palladium sotto la regia di John L. Spencer e, come tutte le altre date, ha fatto il sold out. Stiamo parlando del nuovissimo speciale comico Netflix dal titolo Ricky Gervais: Armageddon, uscito in queste vacanze natalizie in tempo per il nuovo anno. Con questa pubblicazione Netflix puó ora vantare una trilogia di speciali firmati Ricky. I primi due sono Humanity e SuperNature, del 2018 e del 2022, il cui successo li precede.

Ricky Gervais è discutibilmente il più grosso e importante nome nel settore della comicità televisiva a livello mondiale. Un vero e proprio pioniere e icona, trend setter e apritore di porte per le nuove generazioni di comici. Dal simpatico e cringe The Office al più dolce-amaro After Life, la visione comica di Gervais è ampissima e assolutamente riconosciuta e rispettata in tutto il globo. E’ una personalità dei nostri tempi, come poteva esserlo Robin Williams per i suoi o, permetteteci il paragone, Totò ancora prima.

E proprio in quanto tale osservarne e “analizzarne” i lavori ci permette di avere una finestra piuttosto precisa dei tempi che stiamo vivendo, sotto certi punti di vista. Armageddon presenta un Gervais consapevole di ciò che è, dei tempi che mutano velocemente e propone la comicità che il contrasto tra questi due elementi crea. Ci è però venuto spontaneo chiederci quanto naturale sia questo contrasto.  

Ricky Gervais: Armageddon o come ho imparato ad amare l’essere umano

Lo dice, per di più aprendo lo spettacolo, in Humanity. Lo ricorda in SuperNature e ne fa quasi un dogma in Armageddon. Ricky Gervais non è un grande fan degli esseri umani e di quello che fanno. Dichiaratamente ama più gli animali che le persone. L’incoerenza di odiare ciò di cui fai parte la base da cui Ricky parte per creare la sua comicità, in generale lo ha sempre fatto. Ma il suo è un personaggio più complesso di quello che sembra, che si è evoluto molto negli anni e che sta, forse, raggiungendo un apice da cui reinventarsi potrebbe risultare complicato.

Essere un comico oggi è forse più difficile di quanto non lo sia mai stato. Dave Chappelle, un altro gigante che tale era e tale rimarrà, ha dovuto giustificare delle battute accusate di essere transfobiche. E se vogliamo dirla tutta, in effetti, sono accuse quantomeno giustificate. Non esiste opinione espressa senza la sua opposizione. Non esiste battuta senza qualcuno o qualcosa che si prende in giro. Come si fa a non offendere qualcuno? Come si riesce a fare comicità senza doversi giustificare o senza dover fare premesse?

In Ricky Gervais: Armageddon il comico rende partecipe il suo pubblico della sua profonda consapevolezza di tutto quanto appena detto. Prende consapevolezza dei suoi privilegi, del suo talento, dei suoi haters e di come alcuni dei più moderni cambiamenti, soprattutto in fatto di linguaggio, non siano proprio la sua tazza di tè, per rimanere british. Ma qua troviamo una prima stonatura. Esprime tutto ciò al suo pubblico pagante, enfasi su “suo”, che già conosce e verosimilmente adora le sue opere precedenti, in cui questi concetti sono più che chiari.

Risposta: non puoi

Ricky Gervais scrittore e interprete dello speciale Ricky Gervais: Armageddon

Ricky sa che non può non offendere nessuno e sa anche che, ormai, è costretto a fare delle piccole premesse sulla sua comicità. Non gli importa, lo fa ed è ciò che lo rende unico. Ma in questo Armageddon ci è sembrato di vedere un Gervais che si comporta da Gervais. Lo show nel complesso è divertente e ben scritto, ma gli sketch sembrano essere stati scritti e poi esclusi dai suoi vecchi show, addirittura antecedenti alle collaborazioni Netflix. Manca quella genialità irriverente, la costruzione della battuta e il filo conduttore tra tutto quello che dice sul palco, come in un Out of England

Attenzione, lo show è di Ricky Gervais e questo è sinonimo di qualità di per sé. Ma quando sei Gervais le aspettative su di te sono così alte che forse rispettarle non è sempre così semplice. Lo showman ha, negli anni, unito il suo personaggio alla sua persona, entrando e uscendo a piacere anche in diretta sul palco. Questo dimostra maturità ed esperienza, ovviamente, ma il dubbio è che Ricky stia usando il suo spazio più per fare una simpatica predica che per far ridere e basta. 

Se confrontato con i suoi speciali comici meno recenti ci appare ovvio. Il comico sta raggiungendo una nuova maturità a cui interessa meno essere capita e più il voler spiegare il perché della sua esistenza. Questa maturità è la conseguenza di un mondo che evolve in molteplici direzioni, molte delle quali si contraddicono a vicenda. Gervais si fa paladino di queste incoerenze riportandole sul piano comico, ma passando, forse, troppo tempo a giustificarne l’esistenza. 

George Carlin era uno che diceva tutto quello che gli passava per la mente, come se fosse anche lui consapevole che non puoi fermare un tuo pensiero. Puoi studiarlo, elaborarlo e magari impedirgli di avere la meglio su di te, ma non puoi impedire che ti salti in testa. Questa è la predica di Gervais, a cui tiene molto, quasi quanto tiene al volerci far sapere che lui la pensa così. In due show, uno dopo l’altro. Un messaggio condivisibile che, in via definitiva, ci mostra un Gervais avviato verso una nuova maturità di cui, forse, dovremo abituarci o da cui, forse, saprà reinventarsi.

Ricky Gervais: Armageddon è disponibile alla visione su Netflix. Correte a vederlo e fateci sapere cosa ne pensate.

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