Fjord di Cristian Mungiu è riuscito nell’impresa impossibile di farmi parteggiare per gli ultraconservatori cattolici. Una Palma d’Oro sulla “famiglia del bosco” che affronta il paradosso democratico più grande: la libertà di pensiero e come garantirla (a tutti).
I genitori a cui muore un figlio possono rimpiazzarlo con una copia in IA. Ma le domande più inquietanti di Sheep in the Box sono anche quelle che interessano meno il lessico famigliare di Kore’eda Hirokazu. Se l’umanità rinuncia a elaborare il lutto, non smette forse di essere umana?
Fatherland ha la sintesi, la cultura e l’eleganza che la maggioranza dei film si sognano. Dopo Cold War, Paweł Pawlikowski torna a parlare di un’Europa divisa (e mai denazificata). Un’esecuzione che in meno di 90 minuti racchiude tutto il ‘900, e quindi il nostro presente.
El Ser Querido di Rodrigo Sorogoyen racconta il rapporto tormentato tra un regista e la figlia mai riconosciuta, chiamata a recitare nel suo nuovo film “Desierto”. Con una regia intensa, il film esplora ferite irrisolte, assenza e bisogno d’amore.
Raw, Alpha, Titane e The Substance: il body horror Sanguine ruba a piene mani da tutto il recente filone che l’ha preceduto. Ma di nuovo, si inventa il più spaventoso e accurato degli scenari: un’epidemia di burnout fra i giovani. Ci stanno dissanguando vivi, dice.
Resurrection di Bi Gan è un viaggio tra sogno e cinema: quattro visioni attraversano epoche e generi fino a un ipnotico finale. Un’opera monumentale e divisiva proprio per la sua ambizione, che riflette su memoria, tempo e immagine, oltre che sul bisogno umano di continuare a sognare.
Arco, opera prima di Ugo Bienvenu, racconta l’incontro tra un ragazzo del futuro e una bambina del 2075 in un mondo segnato dalla crisi climatica. Tra viaggi nel tempo, robot e arcobaleni, il film riflette sulla solitudine contemporanea e sulla necessità di connessione per immaginare un futuro migliore.
Il secondo film di Mary Bronstein, nelle sale italiane dal 5 marzo, è una riflessione cruda e claustrofobica sulle responsabilità che la società addossa alle donne, pretendendo da quest’ultime solo la perfezione. Per il ruolo di Linda Rose Byne ha vinto un Orso d’Argento e un Golden Globe e ha conquistato una nomination agli Oscar.
Send Help ribalta la tossicità del lavoro in un survival horror-comedy: dopo un incidente aereo, una dipendente e il suo capo lottano per il potere tra satira, tensione e splatter alla Raimi. Vuoi sapere se funziona davvero? Scorri qui sotto e leggi la nostra recensione.
Le nomination agli Oscar 2026 hanno stupito anche per l’assenza di titoli dati per certi tra i candidati. Da Jesse Plemons a No Other Choice sono diverse le esclusioni che hanno sorpreso il pubblico e la categoria dei documentari non fa eccezione. Scopri di più in questo articolo!
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