Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco, recensione: idee cercasi

Zack Snyder approda su Netflix con Rebel Moon, prima parte del suo kolossal spaziale incentrato su una guerriera solitaria alle prese con una dittatura opprimente. Purtroppo a causa di alcuni difetti il film non riesce a convincere a pieno, riponendo così tutte le speranze nel sequel in uscita in primavera.
Il cast di Rebel Moon nel poster del film

Spesso si sente parlare di poca originalità nel cinema odierno e con Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco questa lamentela sterile trova sfortunatamente ragioni. Trarre ispirazione dai vari media (o da qualsiasi altra fonte narrativa) è un atto lecito che non deve essere considerato come un peccato di inventiva. Ci sono però due modi di fare le cose: farle e farle bene. L’intenzione di questa recensione è analizzare il film e riconoscerne le pecche che purtroppo non lo rendono all’altezza di altri titoli del genere. Ma andiamo con ordine: cos’è Rebel Moon?

Pellicola del 2023 diretta e co-scritta da Zack Snyder, Rebel Moon è un’epopea galattica divisa in due parti che si sviluppa in un universo dilaniato dalle guerre e da un regime dispotico. In questo clima di tensione nasce un gruppo di reietti pronti a difendere i più deboli in nome di una giustizia che possa, un giorno o l’altro, portare pace e armonia nella galassia. Vi ricorda qualcosa? Ora ci arriviamo. 

Snyder porta sui nostri schermi un progetto nato diversi anni fa e riesumato solo di recente grazie all’intervento di Netflix. Purtroppo però il risultato non è dei migliori, regalandoci un titolo troppo derivativo e privo di sostanza.

Tutto si trasforma… tranne in Rebel Moon

Avete presente il meme di Leonardo di Caprio in C’era una volta ad Hollywood? Quello nel quale Rick Dalton punta il dito contro lo schermo del televisore appena riconosce il suo passaggio in scena? Ecco, questo potrebbe essere il sunto della visione di questo lungometraggio. Sono tanti, ma tanti, i rimandi ad altri film e serie tv. In primis sicuramente Star Wars, dal quale Snyder prende “ispirazione” in maniera brutale e diretta. 

Inizialmente il film era pensato per essere inserito proprio nell’universo LucasFilm. E fin qui nulla da dire, ma si respira comunque un’atmosfera priva dell’impronta del regista. Escluse le poche scene di forte ispirazione snyderiana (riconoscibili a tal punto da sembrare delle scene tagliate di 300), il resto è mancante di un carattere che possa dare un’identità alla pellicola. Purtroppo il discorso non si limita al capolavoro di fantascienza targato Lucasfilm.

Games of Thrones, Vikings, Dune, Ghost in the Shell, Sette Samurai sono alcuni dei titoli con i quali il film plasma il suo universo. E ribadiamo che non ci sarebbe nulla di male in ciò, se questo fosse fatto però attraverso un’evoluzione dei vari stilemi. Inoltre, il desiderio di inserire così tante realtà, fa sì che il tutto non si riesca ad amalgamare adeguatamente. Ci sono tante estetiche diverse, spesso in contrasto tra loro. Quando nella stessa scena vediamo poveri villaggi medievali ed enormi flotte intergalattiche, si costruisce una discordanza troppo evidente che disturba inevitabilmente la narrazione.  

Questo è il difetto più grosso del film e purtroppo eclissa completamente quelle idee, comunque presenti, che conferiscono un certo spessore all’anima del progetto. Si tratta sempre di elementi ispirati, ma che sono comunque frutto di un riadattamento. Nonostante ciò il film risulta comunque vecchio, in ritardo di diversi decenni.

Le conseguenze in Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco

Ed Skrein in una scena del film Rebel Moon - Parte 1: Figlia del fuoco

Su quanto detto precedentemente si potrebbe parlare per ore. I rimandi ad altre opere e ai loro personaggi sono veramente tanti (vedi per esempio l’antagonista). Ovviamente la forte essenza derivativa porta inevitabilmente a tutta una serie di altri problemi che non aiutano la fruizione del racconto. Che la scrittura non brilli di originalità si è capito, ma purtroppo risulta debole sotto diversi aspetti. Partendo dalla trama, questa si carica di momenti spesso riempitivi o scollegati dall’incipit del racconto.

I personaggi, molti dei quali non approfonditi e abbandonati dopo la loro prima apparizione, mancano di carattere. Esclusa la nostra protagonista, che comunque non riesce a convincere dalle prime battute, tutti gli altri ricalcano semplicemente i vari sereotipi di questo genere di film: c’è il ladro che abbraccia un proposito glorioso, il generale caduto in disgrazia in cerca di vendetta, lo schiavo che combatte per la libertà e la ronin disillusa alla ricerca dell’onore perduto. Il rapporto tra i vari comprimari è assente e una volta presentati è come se scomparissero dalla scena.

Detto ciò rimane l’aspetto più action da analizzare. Snyder ha regalato al suo pubblico tanta violenza e tanta spettacolarità attraverso i combattimenti nei suoi film. In Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco, per un motivo non ben identificato, gli scontri sono pochi e privi di pathos. Passi l’eccessivo uso della slow-motion (che poteva comunque essere sfruttata meglio), passi la scarsa quantità di scazzottate, ma perchè non si vede mai una goccia di sangue? 

Esclusi i colpi di blaster che lasciano evidenti segni di bruciatura, gli scontri all’arma bianca non lasciano nessuna traccia. In ciò si può vedere un difetto, ma attraverso le parole dello stesso regista è possibile trovare una risposta nel cut finale del titolo. Netflix ha infatti preferito un PG-13 in modo da poter attirare una maggiore fetta di pubblico. Snyder ha rivelato che la futura “Snyder Cut” avrà un rated-r, andando così a presentare un titolo più adulto. 

Va considerato inoltre che queste edizioni sono dei film completamente diversi dal prodotto pensato in origine dal regista, quindi rimane la speranza di poter avere tra le mani un titolo degno della sua portata. Qui bisognerebbe aprire una parentesi su una piaga che tormenta molti registi, Snyder incluso, relativa ai tagli finali che spesso non sono liberi da vincoli produttivi. Per ora però dobbiamo rimanere sul film in questione, commentando la versione disponibile al pubblico.

Cos’è un’idea?

Sofia Boutella in una scena del film Rebel Moon - Parte 1: Figlia del fuoco

A questo punto ognuno di voi ha potuto trarre le proprie conclusioni. C’è chi magari ha visto il film e si trova d’accordo con quanto detto, chi non lo è e chi ancora non ha potuto vederlo. Intanto vi consigliamo comunque di visionarlo almeno per farvi una vostra opinione a riguardo. Detto ciò, fatte le doverose premesse e analizzate le criticità del lungometraggio, e preso in esame che forse chi scrive non ne capisce, cos’è un’idea? La risposta è abbastanza banale, se si vuole darla da un punto di vista puramente oggettivo. Ma per voi cos’è?

Chi scrive questa recensione non pensa che il cinema (o i media di parte) sia ormai privo di originalità. Ormai le ispirazioni sono tante e vengono sfruttate fino in fondo, ma l’originalità sta anche nel saperle adattare. Un’idea non è necessariamente qualcosa di unico. Questa si può nascondere ovunque: nell’estetica di un personaggio, in una singola inquadratura o in quel dettaglio nascosto capace di emozionare. Il tutto sta nella resa

Allora come può uno come Snyder, che checché se ne dica possiede una certa carriera alle spalle e i suoi film non peccano di riconoscibilità, inciampare così su un titolo nel pieno delle sue corde? Forse a causa della ricerca smodata ed eccessiva della grandiosità. Oggi sono sempre di più i titoli colossali, sia per produzione che durata, che cercano di portare in scena un racconto mastodontico carico fino all’orlo. Ma da quando bisogna fare le cose in grande per farle bene? 

È qui che pecca Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco, in una ricerca spasmodica con la quale cerca di essere tutto ma alla fine diventa perlopiù niente. Il film andrà ad espandersi con una seconda parte attesa per aprile 2024. Come al solito vi chiediamo di condividere il vostro pensiero sul film con un commento, rimandandovi agli altri titoli in arrivo nel catalogo Netflix a dicembre.

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