Race for Glory: Audi vs. Lancia, recensione: motore da pochi cavalli

È uscito nelle sale italiane Race for Glory: Audi vs. Lancia, dramma sportivo con protagonista Riccardo Scamarcio. L’italia ottiene il suo Ford vs. Ferrari, o Rush che si voglia. Purtroppo, malgrado diversi aspetti degni di nota, la scrittura sconvolge la qualità complessiva del titolo.
Riccardo Scamarcio e Volker Bruch in un scena del film Race for Glory: Audi vs. Lancia

Stefano Mordini torna a dirigere Riccardo Scamarcio in un pellicola lontana dal suo immaginario cinematografico. Race for Glory: Audi vs. Lancia, sulla scia di opere simili come Le Mans ‘66, Rush e il più recente Ferrari, racconta della rivalità fra le scuderie automobilistiche Lancia e Audi durante il campionato del mondo di Rally del 1983. Scamarcio, non solo in veste di protagonista ma anche di co-produttore e co-sceneggiatore, recita al fianco di un cast internazionale tra cui Daniel Bruhl, interprete di Niki Lauda nel lungometraggio già citato diretto da Ron Howard.

Non a caso il film è recitato per la maggior parte in lingua inglese, alternando tedesco, francese e ovviamente italiano. Questa chiara rappresentazione di come il mondo dello sport racchiuda varie nazionalità, diverse non solo nella lingua ma anche nell’approccio alla competizione, viene meno nel momento in cui, tutte le sezioni recitate in inglese siano state doppiate in lingua italiana. Sia chiaro, niente di spiacevole, ma alle volte fa la differenza in un comparto audio energico ed efficiente.

La storia, liberamente ispirata al famoso campionato rally del ‘83, segue Cesare Fiorio, direttore sportivo per conto della Fiat nella scuderia Lancia. I tedeschi, capitanati da Roland Gumpert, sono i campioni indiscussi, grazie alla ricerca tecnologica che li ha resi i primi a possedere un’auto con quattro ruote motrici. La stagione sta per cominciare e Cesare mette a punto una nuova macchina, la 037, capace di tenere testa ai tedeschi con le dovute accortezze.

Il rally è uno sport democratico

Si perchè, a differenza della Formula 1, il rally appartiene al popolo, ne fa parte e non potrebbe esistere senza di esso. I bolidi sfrecciano all’interno di strade cittadine, percorse quotidianamente per andare a lavoro o a fare la spesa. Le auto in gara, altro non sono che vetture da competizione derivate da modelli stradali. Non esistono spalti o tribune. Il rally si segue direttamente da bordo strada, in piedi, soggetti a tutti i rischi del gioco. Piloti, meccanici, direttore di gara e tifosi si ritrovano tutti insieme, non ci sono barriere che li separano. Il film lo ricorda minuziosamente, come ricorda che ciò che conta davvero è vincere.

Come un mantra, Cesare ripete continuamente di volere solo una cosa: la vittoria. Ma non è della stessa opinione il suo pilota, Walter Rohrl, il cui desiderio di conquista è ormai un ricordo. Rohrl, dopo anni di onorata carriera e numerosi titoli alle spalle, ha deciso di dedicarsi all’apicoltura. Cesare lo richiama in pista, facendo nascere un’altra rivalità. Se in una prima sezione lo scontro sembra essere quello tra i direttori di gara delle due scuderie, da un certo momento in poi l’attenzione si sposta prevalentemente su Cesare e il suo tormento per il titolo costruttori. 

Più che Audi vs. Lancia, si direbbe Cesare vs. tutti. Su questo cade purtroppo la pellicola, su una scrittura che, a differenza delle auto, non preme sull’acceleratore, mostrando pochissimi momenti di competizione nelle retrovie delle due scuderie. Lo scontro tra Audi e Lancia viene maldestramente messo da parte, mentre tutto il focus viene dato al suo protagonista e alla sua odissea per la vittoria.

Davide contro Golia

Daniel Bruhl e Riccardo Scamarcio in un scena del film Race for Glory: Audi vs. Lancia

Il piccolo che con la sua astuzia prevale sulla forza bruta del gigante. Nella nostra storia, il gigante è rappresentato dai tedeschi, armati della brutale potenza della tecnologia. Cesare si trova infatti a combattere un avversario che gli è superiore in tutto. La rigida laboriosità dei tedeschi si scontra contro l’astuzia tutta italiana, la famosa arte del sapersi arrangiare, qualità dimostrata anche da Sam Raimi. Per rispondere al progresso tecnologico di casa Audi, il direttore di gara della Lancia studia il regolamento, e attraverso piccoli cavilli, mette a frutto il suo ingegno in stratagemmi che possano perorare la sua causa.

Ma quanta furbizia serve quando il tuo nemico sei tu. Prendendo una direzione diversa, che si allontana dall’incontro per il quale il pubblico è in sala, Golia non è più Bruhl con la sua scuderia, ma Cesare stesso. Lui afferma che il Rally è diverso dagli altri sport automobilistici, non corri contro qualcun altro ma contro il tempo, contro te stesso. È di fatto, da un certo momento in poi, lui diventa il suo rivale numero uno, le sue scelte lo spingono a perdere il controllo sulla situazione. 

Peccato che questa drammaticità, mutata a seguito del cambio di rotta, si trasformi frettolosamente ancora una volta, arrestando lo sviluppo di personaggi secondari e di fatto, privandoci della rivalità tanto discussa. Manca perciò quell’elemento che ha funzionato invece nei titoli citati all’inizio di questa recensione. Manca lo scontro, l’antagonismo e la tensione di un tira e molla continuo per l’agognata vittoria.

Start your engines

La vera Lancia 037 vista nel film Race for Glory: Audi vs. Lancia

L’audio gioca un ruolo fondamentale nell’immersione. Per tutti gli appassionati, ma anche per chi si interessa poco, sentire il rombo dei motori è un piacere per le orecchie. Le auto urlano, e grazie ad un sonoro catturato sia dall’interno che dall’esterno, viene restituita la sensazione di essere seduti lì nell’auto, all’interno del suo abitacolo mentre sfreccia imboccando una curva dopo l’altra. Il sonoro gioca molto bene anche sulle distanze, lasciando percepire di sottofondo tutto il caos del motore su di giri.

La regia presenta qualche sbavatura, con un stile quasi scolastico nella maggior parte delle scene. Quando si sale in macchina però le cose cambiano. Il dinamismo della camera si accende, inseguendo questi razzi a quattro ruote nella loro corso contro il tempo. Il tutto privandosi volutamente dell’utilizzo di effetti speciali. Andando incontro a numerose difficoltà logistiche, ovviate anche grazie all’utilizzo di materiali d’archivio, la scelta di girare il tutto dal vivo risulta vincente, restituendo una tangibilità che accresce l’immersione dello spettatore.

Race for Glory: Audi vs. Lancia non è privo di criticità. A favore di una maggiore spettacolarità si perde l’aspetto drammatico e umano del racconto. Osare di più sulla scrittura era quel piccolo passo in più che avrebbe concesso al titolo di gareggiare con le opere con le quali il film condivide numerosi aspetti. Ma voi? Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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